Renzi come Grillo. E’ un paragone destinato a fare discutere quello proposto dal ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, a margine dell’evento “La Repubblica delle Idee” di Mestre. Sul tema dell’amnistia e dell’indulto, il sindaco di Firenze ragionerebbe “in termini puramente propagandistici, in stile Grillo: ‘mi conviene dire di più una cosa o l’altra sotto il profilo del consenso che poi alla fine ottengo?’. Non entra nel merito della questione”. Replica a stretto giro l’interessato: “Il ministro dello Sviluppo si deve preoccupare di come far sì che le aziende non chiudano, non di stare a lamentarsi di cosa dice il sindaco di Firenze”. E aggiunge: “Essere in disaccordo con Napolitano non è lesa maestà“.

Il candidato alla segreteria Pd, all’apertura della sua campagna elettorale a Bari, aveva infatti definito “un gigantesco errore” un eventuale provvedimento di clemenza, auspicato dal Capo dello Stato con un messaggio alle Camere. Un provvedimento che trova il favore del titolare dello Sviluppo Economico: “Le carceri, così come sono, oltre a produrre effetti drammatici sulla popolazione carceraria che è costretta vivere in una situazione assolutamente inaccettabile, produce l’effetto terribile che rimette alla fine del ciclo della pena in circolo persone che non possono avere altre alternative che continuare a delinquere, quindi con una recidiva altissima”. E quindi torna all’attacco di Renzi: “Vogliamo affrontare il problema in modo propagandistico o vogliamo prendere in mano con serietà come ha fatto il presidente della Repubblica? Non ho dubbi su questo: l’atteggiamento propagandistico di chi non vuole l’indulto perché pensa che così prende qualche consenso in più non mi convince se è un interesse generale che va difeso”. E più tardi, su Twitter, il titolare dello Sviluppo Economico risponde così agli attacchi ricevuti per la sua uscita sul sindaco “rottamatore”: “Criticare Matteo Renzi è come parlare male di Garibaldi. Si scatenano i fans che conoscono solo offese e mai i ragionamenti”.

“Chi fa politica dovrebbe parlare chiaro e non entrare nei giochini degli addetti ai lavori“, è la replica del primo cittadino di Firenze, alla trasmissione “In mezz’ora” su Rai3. “Se poi i ministri anziché preoccuparsi di governare, passano il tempo a commentare le mie dichiarazioni… Credo che abbiano altro a cui pensare”. E torna sul suo discorso di Bari: “Non ho parlato contro Napolitano che legittimamente ha fatto un messaggio con sue riflessioni, mentre le forze politiche devono dire come la pensano. E io ho detto che non mi sembrava serio un nuovo indulto-amnistia dopo 7 anni dall’ultimo. Non serio, non educativo e non responsabile”. Sul presidente della Repubblica puntualizza: “Il Capo dello Stato e’ stato ineccepibile sia con il governo Monti che con la nascita del governo Letta, non c’è stato nessun eccesso di intervento”. Ma aggiunge: “Bisogna anche avere il coraggio di dire che su alcune cose si può essere in disaccordo. Non è che un partito politico dice: ‘Lo ha detto il presidente Repubblica, allora si fa punto e basta’. Allora che ci stanno a fare i partiti?”. Sulla questione indulto, il sindaco “rottamatore” non fa marcia indietro: “Non è il sistema per svuotare le carceri. Dopo sei mesi sono di nuovo piene”. E ancora: “Non è che siccome il Parlamento non riesce a cambiare le leggi, ogni sei anni apriamo le porte delle carceri”.

Quella di Zanonato, comunque, non è l’unica voce ad alzarsi contro il candidato alla segreteria Pd. Per il ministro degli Esteri Emma Bonino, se Renzi “è il nuovo che avanza, fatemi il favore di ridarmi l’antico”. Il titolare della Farnesina, parlando al Comitato nazionale dei Radicali italiani, aggiunge: “Legga bene il messaggio di Napolitano, prima di rottamarlo”. Un terzo ministro del governo si schiera contro le parole del sindaco di Firenze. “Renzi cerca consensi a destra come a sinistra, più che dimostrare che sta facendo politica che richiede responsabilità”, ha spiegato il titolare dei trasporti, Maurizio Lupi, a SkyTg24. “L’amnistia e l’indulto sono stati richiesti e provocati da intervento fortemente elevato dal Presidente della Repubblica, che ha posto il tema del dramma delle carceri. Per una volta il Pd e il futuro segretario del Pd la smettano di pensare se le cose possono essere fatte o non fatte pensando a Berlusconi, all’unico nemico che ha tenuto unita l’opposizione”.