E’ un gioco delle parti, sottile ma senza dubbio molto lontano dagli schemi politici che abbiamo conosciuto negli ultimi anni. Ieri due passi distinti, uno al Senato e l’altro a Palazzo Chigi, sul tema dell’immigrazione, hanno dato il segnale che si sta per voltare pagina nell’affrontare le questioni che riguardano il tema. E non solo quello. Lampedusa ovviamente c’entra, ma l’emozione in politica si declina in un altro modo. E l’onore alle vittime di leggi ingiuste può anche passare attraverso accordi per salvaguardare ‘vittime’ di leggi – invece – giustissime. Che ‘vittime’ non sono mai stati in vita loro. L’amnistia e l’indulto si agitano nell’aria in modo incombente dopo il messaggio di Napolitano alle Camere. E sembra chiaro a tutti, a Pd e Pdl, che se si vuole dare una sostanza al provvedimento chiesto dal Capo dello Stato bisogna mettere mano a quelle leggi che fino ad oggi hanno riempito la carceri al punto di farle scoppiare.

Il Pdl, sopraffatto dalle lotte intestine interne, al momento non sembra intenzionato a dare vita a guerre di religione. Perché poi – e questo sembra essere il calcolo di questa parte politica – se nelle maglie della “riforma”, della prossima apertura delle celle, si potrà inserire anche qualcosa che accarezzi l’elettorato pidiellino e il suo stesso leader, Silvio Berlusconi, allora perché reagire? Ecco il punto. Una nuova epoca democristiana è ormai incombente, con buona pace di Fitto, dei suoi lealisti e anche della fronda sinistra del Pd. Lo si è capito con chiarezza proprio ieri sera, quando nessuno del Pdl – a parte un tweet scomposto di Maria Stella Gelmini e una Lega, targata Salvini, ormai isolata da tutto – si è eretto a condannare fermamente quanto era avvenuto in commissione Giustizia del Senato.

I fatti: due grillini non proprio acerbi come Andrea Buccarella e Maurizio Cioffi sono riusciti a far approvare un emendamento al ddl sulla messa in prova per eliminare il reato di immigrazione clandestina. Conquistando l’ok del governo con firma del sottosegretario ‘lealista’ pidiellino Cosimo Maria Ferri. “La sanzione penale appare sproporzionata e ingiustificata – hanno spiegato i grillini – e la sanzione penale pecuniaria è di fatto ineseguibile considerato che i migranti sono privi di qualsiasi bene”. “Lo Stato deve regolare i flussi migratori in modo compatibile con le concrete possibilità di accogliere i migranti – ha sottolineato invece il sottosegretario Ferri – e questo non solo per ragioni di ordine pubblico, ma anche per motivi umanitari“.

Solo qualche giorno fa un asse Pdl-M5s sul tema immigrazione sarebbe stato inimmaginabile. Non solo. Mentre al Senato i 5 stelle mettevano a segno questo colpo, a Palazzo Chigi il governo varava un decreto legislativo, che recepisce una direttiva della Ue, con cui viene previsto il rilascio di un permesso di soggiorno proprio per i “i beneficiari di protezione internazionale, che ora non possono ottenerlo”. I rifugiati. Ma, come sempre in politica, non è davvero tutto oro quello che luccica. E la chiave di lettura di questi gesti apparentemente rivoluzionari, sta nelle parole del segretario Pd Epifani. Che l’ha vista così: “L’amnistia e l’indulto devono escludere i reati non inseriti già in passato, perché prima servono altri interventi – dice il segretario dem – ad esempio sulla ex Cirielli, la legge Giovanardi e la Bossi-Fini. Perché il problema non è solo svuotare le carceri ma anche evitare con misure intelligenti che si riempiano di nuovo”.

Cioè: se il Pdl favorirà la revisione (e in alcuni casi la cancellazione) di norme odiose e responsabili del sovraffollamento carcerario per il quale oggi si chiede amnistia ed indulto, ebbene si potrà prevedere che nel provvedimento di indulto qualcosa possa ‘favorire’ il Cavaliere. Che, infatti, è noto potrebbe essere gratificato assai da una legge simile a quella varata nel 2006, dove erano previsti i reati di frode fiscale, corruzione e concussione, esattamente ‘i suoi’. Insomma, un segnale chiaro, quello di Epifani, per favorire lo ‘scambio’; per l’amnistia e l’indulto servono i due terzi dei voti delle Aule, ma anche per cancellare la Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi e la ex Cirielli i voti del Pdl servono proprio tutti. Di qui una sorta di patto (strisciante) dentro la maggioranza (fragile, per carità) e il conseguente silenzio sulle ‘mosse’ grilline al Senato, benedette addirittura dal un sottosegretario berlusconiano di ferro. Stessa ‘lettura’ per il via libero sereno che ha avuto la nuova norma sui rifugiati da parte del governo (così da coprire, in qualche modo, anche l’errore macroscopico commesso da Alfano sulla questione kazaka) e anche per l’assegnazione, da parte della Camera, della lettera di Napolitano alla commissione Giustizia; l’iniziativa è partita dal presidente del Misto, Pino Pisicchio (non a caso, il capitano della squadra “neutra”), che ha ottenuto il via libera di tutti i gruppi parlamentari. La commissione avvierà un’istruttoria e l’intesa preventiva — se mai si dovesse concretizzare — sarà sottoposta al voto dell’emiciclo. E chissà che poi, nelle more di questo ‘patto’ tra le parti, non rientri anche un’intesa di massima sulla riforma della giustizia. Napolitano vuole anche quella. E i tempi, con il Caimano che potrebbe riacquistare la sua “agibilità politica” in virtù di un provvedimento bipartisan del Parlamento, sembrano ormai maturi.