Non solo l’accusa di pirateria, ma anche quella di detenzione illegale di sostanze stupefacendoti. Ecco quello che potrebbero vedersi contestare i 28 attivisti di Greenpeace, tra cui l’italiano Cristian D’Alessandro, e 2 giornalisti arrestati per l’abbordaggio della piattaforma petrolifera della Gazprom il 18 settembre scorso. A bordo del rompighiaccio di Greenpeace Arctic Sunrise sarebbero stati trovati semi di papavero e morfina. Lo ha dichiarato oggi a Murmansk Vladimir Markin, portavoce della Commissione investigativa russa, che sta conducendo le indagini sui 30 membri dell’equipaggio dell’imbarcazione a cui le autorità russe hanno messo i sigilli. Le sostanze trovate sono state sequestrate e la “loro origine come il loro uso sono oggetto di indagine”. Per il direttore delle Campagne di Greenpeace Italia, Alessandro Giannì, che a bordo di quella nave era salito, non c’è niente di sospetto nelle sostanze in questione. “La morfina è un antidolorifico che si trova sulle navi di qualsiasi tipo”, spiega Giannì. Per lui si tratta di “pseudo-dichiarazioni” delle autorità russe, come anche quelle che sono state fatte in relazione a una presunta bomba in dotazione agli attivisti di Greenpeace. 

Il portavoce russo ha anche aggiunto che una parte del materiale sequestrato sulla nave sembra possa avere una diversa funzione rispetto all’uso per motivi ecologici “ed anche questo sarà oggetto di ulteriore approfondimento nelle indagini”. Secondo fonti di agenzia che citano la Commissione investigativa, gli attivisti potrebbero poi essere accusati anche del reato di attentato alla vita e alla salute delle guardie di frontiera: “Tenendo conto dei dati che gli investigatori stanno ottenendo nel corso delle indagini, si prevede di modificare le accuse già mosse”, ha dichiarato Markin, aggiungendo che un certo numero di indagati sarà accusato di aver commesso “altri reati gravi”. L’attentato alla vita e alla salute delle guardie di frontiera sarebbe legato al presunto speronamento intenzionale dei gommoni delle guardie di frontiera.

Le nuove accuse che sono state mosse contro gli attivisti dell’organizzazione ambientalista vengono respinte anche da Greenpeace International, che specifica: “Possiamo solo supporre che le autorità russe si stiano riferendo alle attrezzature sanitarie che le nostre navi sono obbligate a trasportare per legge”. Greenpeace parla di una manovra della Russia per distogliere l’attenzione internazionale alla vicenda: “Qualsiasi affermazione di aver trovato droghe illegali è una calunnia, una montatura pura e semplice”.  La nave, aggiunge l’organizzazione, è stata perquisita in Norvegia, prima di salpare per la Russia, e non era stato trovato niente di strano. 

La nave Arctic Sunrise è stata pressa d’assalto e trainata nei pressi di Murmansk dalle autorità russe dopo la protesta contro la piattaforma petrolifera della Gazprom “Prirazlomnaja” il 18 settembre scorso.  Ai 30 membri dell’equipaggio è stata inflitta una condanna a due mesi di carcerazione preventiva e in seguito è stata confermata l’accusa di pirateria nei loro confronti. I 28 attivisti e i due giornalisti freelance a bordo dell’Arctic rischiano fino a 15 anni di carcere. La corte della regione di Murmansk ha respinto mercoledì, 9 settembre, anche il quarto ricorso di uno dei 30 attivisti contro l’arresto. Finora i giudici hanno esaminato solo le impugnazioni dei quattro militanti russi. Ora tocca a quelli dei 26 attivisti stranieri, tra cui l’italiano Cristian D’Alessandro. Il direttore di Greenpeace, Kumi Naidoo, ha scritto al presidente russo Vladimir Putin chiedendogli di incontrarlo a Mosca e offrendo se stesso come garanzia in cambio del rilascio dei 30 attivisti detenuti a Murmansk.

Intanto l’appello lanciato dalla madre di Cristian D’Alessandro, l’attivista italiano, su Change.org ha raccolto in meno di 48 ore 80mila firme. Una mobilitazione straordinaria per chiedere al Presidente Napolitano di percorrere ogni strada per la liberazione del giovane ambientalista. Anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha scritto una lettera “indirizzata all’autorità giudiziaria russa” per chiedere “un gesto di sensibilità” nei confronti di Cristian D’Alessandro e degli altri attivisti di Greenpeace in stato di arresto in Russia. “L’Italia si attivi con segnali che, però non devono offendere la Russia”, dice il direttore delle Campagne di Greenpeace, Alessandro Giannì. Che ribadisce l’assurdità dell’accusa di pirateria, che non può sfuggire al presidente russo Vladimir Putin, persona “legalmente competente”. E aggiunge: “I ragazzi sono andati nell’Artico per tutelare gli interessi della collettività, ora la collettività si adoperi per liberarli”.