Prima venne William Mark Felt, la “gola profonda” che nel 1972, da numero 2 della Fbi, fu una delle più importanti fonti del Watergate. Lo scandalo, emerso dalle colonne del Washington Post con l’inchiesta di Bob Woodward e Carl Bernstein, portò alle dimissioni del presidente statunitense Richard Nixon e al terremoto nel partito repubblicano. Poi, con l’evolversi delle tecnologie, si è giunti a Wikileaks, il progetto di Julian Assange che ha consentito di rivelare vicende più che scottanti per diversi governi, a iniziare da quello statunitense. Oggi, per gli aspiranti whistleblower, che possono fornire informazioni riservate ai giornalisti, arriva una piattaforma italiana, Irpileaks. E’ stata ideata da Investigative Reporting Project Italy (Irpi) e Centro Studi Hermes e vuole garantire protezione e anonimato ai cittadini che vogliono segnalare abusi, malversazioni o illeciti.

Il sistema si basa sulla combinazione di due supporti tecnologici. Il primo si chiama Tor (acronimo di The Onion Router) ed è un browser che consente di non essere tracciabili. Inoltre, utilizzando una licenza d’uso open source (la Berkeley Software Distribution, Bsd), è possibile individuare eventuali falle e correggerle a beneficio della sicurezza. Il secondo è la piattaforma GlobaLeaks, sviluppata dal Centro Hermes fin dal 2011 e che per le sue finalità d’impiego – favorire l’emersione di illeciti sia nel pubblico che nel privato portandoli a conoscenza dei cittadini – è già stata soprannominata il “tulipano della democrazia”.

Irpi è nata nel 2012 per iniziativa di otto giornalisti italiani che, al ritorno nell’ottobre 2011 dalla Global Investigative Journalism Conference di Kiev, hanno deciso di creare un’organizzazione incentrata sull’inchiesta e sull’approfondimento. È la stessa associazione che si è occupata di frodi alimentari, ambiente, traffico di rifiuti su scala internazionale, addestramento a fini di terrorismo, paradisi fiscali. Ha indagato anche sugli affari sudamericani di Robert Seldon Lady, l’ex agente della Cia condannato in Italia per il sequestro di Abu Omar.

whistleblowers spesso forniscono indicazioni importanti ai cronisti. Wikileaks, senza il militare Bradley Manning, non avrebbe avuto accesso ai cablogrammi diplomatici. Il soldato, condannato lo scorso agosto a 35 anni di carcere, non è stato incastrato dalla tecnologia, ma dal “fattore umano”. Infatti ha parlato con la persona sbagliata che lo ha denunciato. Al contrario, il sistema Wikileaks ha protetto il suo anonimato.

E poi ci sono i leakers, responsabili delle fughe di notizie. Secondo il coordinatore del progetto Irpileaks Lorenzo Bodrero, sono “vedette civiche” che “possono giocare un ruolo fondamentale per quei giornalisti che agiscono come ‘cani da guardia’ della democrazia. Tanto più – aggiunge – se parliamo di una democrazia alle volte corrotta e ad alto rischio di infiltrazione mafiosa come quella italiana”. Il rapporto tra Irpi e il Centro Studi Hermes nasce nel corso dell’ultimo Festival del giornalismo di Perugia. Altri progetti simili a Irpileaks sono Publeaks, federazione di 14 testate olandesi che sta riscuotendo un certo successo, e l’ungherese Atlas. “Speriamo di essere inondati di segnalazioni da parte di chi prima non aveva il coraggio o la sicurezza per farlo”, aggiunge Brodero che, però, sottolinea: “Non intendiamo sostituirci all’autorità giudiziaria. Non vogliamo fare gli 007 o i poliziotti, il nostro scopo è quello di far emergere fatti illeciti che spesso rimangono fuori dai tribunali o non arrivano ai giornali”.

E dice ancora Cecilia Anesi di Irpi: “Già in passato abbiamo ricevuto alcuni leaks che erano passati in chiaro. Pur non trattandosi di temi di sicurezza nazionale come nel caso del datagate di Edward Snowden, volevamo evitare che le nostre fonti fossero esposte a qualsiasi rischio di identificazione. Ora che Irpileaks parte, ciò in cui confidiamo sono storie di ampio respiro che, come già accaduto per vicende di cui ci siamo occupati in passato, possano farci andare oltre i confini nazionali. La criminalità italiana, infatti, opera in un contesto globale”.