Berlusconi ha perso, largo ad Angelino Alfano. Il capo del governo Enrico Letta, intervistato da Maria Latella su SkyTg24, commenta la settimana di passione che ha affrontato il governo e incorona il vicepremier perché prenda in mano il partito. Parole in linea con quelle del segretario democratico Guglielmo Epifani che a Repubblica ha detto che il ministro dell’interno dovrebbe creare gruppi autonomi per rendere più chiara la situazione. Ma i consigli sono troppo anche per un partito in piena rivoluzione interna. E così Alfano, spinto dai falchi reagisce: “Non accettiamo e non accetteremo ingerenze nel libero confronto del nostro Movimento politico”. Il vicepremier è costretto ad alzare la testa per la gioia dei falchi del Popolo della libertà: “Letta vuole decidere in casa nostra”, dice Daniela Santanchè. E così anche Renato Brunetta: “Letta non poteva farci un regalo più grande per rafforzarci all’interno”.

Fine del dominio di B.
Il capo del governo durante l’intervista ha parlato di fine di un ventennio di politica e di un cambio di passo senza precedenti. “Non si ricomincia con la tarantella”, ha commentato Letta, “la pagina è stata voltata in modo definitivo. Si è chiusa una stagione politica di 20 anni. Si è chiusa in modo politico con un confronto molto forte. Berlusconi ha cercato di far cadere il governo e non ci è riuscito perché il Parlamento in sintonia con il Paese ha voluto che si continuasse. Ho preso un rischio perché non ho accettato mediazioni. Sono rispettoso del travaglio del Pdl, Alfano ha affermato una leadership forte e marcata: è stato sfidato e ha vinto. Ora trovino modi e forme perché quello che è accaduto non accada più” . Ma Alfano respinge al mittente le lusinghe: “Stiamo lavorando ciascuno secondo il proprio modo, per l’unità del partito e quello è per tutti noi l’obiettivo strategico. Stiamo perseguendo l’unità nella convinzione che non saranno i nostri avversari a determinare la chiusura del ciclo politico di Berlusconi in quanto il popolo, ancora oggi, individua in lui il leader di un grande partito e il leader di una coalizione che può ancora vincere”. 

Il Pdl contro le ingerenze del Partito democratico
“Letta vuole decidere in casa nostra, brutto segno”, scrive su Twitter Daniela Santanchè. E lo spirito accomuna tutti i parlamentari del Popolo della libertà che nonostante i cambiamenti interni cercano di difendere territorio e potere. Così Renato Schifani: “Letta si sbaglia, non si è conclusa un’era perché Silvio Berlusconi è e resterà leader incontrastato di un centrodestra alternativo alla sinistra. Stiamo al governo, ma come bene ha detto il nostro vice premier, faremo di tutto e vigileremo perché vengano attuati e realizzati i nostri indispensabili punti programmatici per il rilancio del Paese”. Il presidente alla Camera Renato Brunetta aggiunge: “L’efficace risposta di Alfano è quella di tutto il Pdl e Forza Italia. Premier e segretario del Pd, con le loro uscite avventate e ingenerose, non potevano fare un regalo più grande e puntuale alle ragioni della nostra unità intorno a Berlusconi”. Deputati e senatori ribadiscono la loro compattezza e respingono al mittente le affermazioni di cambio di passo nella politica italiana. “Con tutto il rispetto”, ha commentato Maurizio Bianconi, “Enrico Letta si occupi del suo partito e non pensi a divorare a pezzi il Pdl. Le sue parole a questo proposito sono gravissime e sembrano confermare un progetto che non ci piace per niente. Il Pdl deve cercare l’unità dopo il travaglio della fiducia. La richiesta di un congresso e di azzeramento delle cariche è la via maestra per chi sa bene cos’è un partito con le sue dinamiche. Appaiono dunque stranamente dissonanti gli interventi di quanti, forti della partecipazione al governo, si oppongono alla espressione della volontà del partito (su cui sempre un governo deve poggiare) mediante la partecipazione democratica di territorio e iscritti”. Così Antonio Leone (Pdl): “A nessuno è vietato sognare ma in politica restare con i piedi a terra è una necessità più che una virtù, anche perchè ha solo la testa fra le nuvole chi come Epifani e qualche deluso come Franceschini insegue la divisione del Pdl a tutti i costi”.

“Io e Matteo Renzi uniti dalla responsabilità”
E nel nuovo clima di governo, Enrico Letta tende una mano anche al candidato alla segreteria del Partito democratico Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze proprio oggi in un’intervista a La Stampa ha dichiarato di non avere fretta e di essere pronto a sostenere il premier. Così Letta ha risposto: “Lui ed io abbiamo caratteristiche diverse ma abbiamo imparato che abbiamo sulle nostre spalle una responsabilità che va oltre le differenze caratteriali. La nostra forza va messa al servizio dell’Italia”. Quanto al congresso del Pd, Letta ha ribadito: “Ne sto fuori”, limitandosi a sottolineare che il congresso, con Renzi e Cuperlo, sarà un contributo al ‘bene della stabilità'”.

La proposta di Fitto: “Azzeriamo gli incarichi del Pdl e convochiamo il congresso”
La giornata in casa del Popolo della libertà è stata però animata dalla proposta di Angelino Raffaello Fitto che ha chiesto il cambio di dirigenza. La sua sfida è quella di chiedere: ”azzeramento di tutti gli incarichi di partito” e “convocazione di un congresso straordinario”. E in un’intervista al Corriere della Sera ha aggiunto: “L’iniziativa dei lealisti non è finalizzata ad ottenere qualche incarico. Perché non è uno strapuntino personale, ma si tratta di un grosso problema politico”. Un’idea sostenuta da alcuni senatori e deputati come Gianfranco Rotondi, Annamaria Bernini, Giancarlo Galan, Alessandra Mussolini e Daniele Capezzone.

Possibilista anche Sandro Bondi: “L’amico Raffaele Fitto ha posto con garbo questioni politiche serie e difficilmente eludibili che meritano un confronto approfondito e democratico. L’unità del nostro partito non potrà che avvantaggiarsi dall’aperto dispiegarsi di un confronto sull’identità politica e programmatica di un centro destra stretto come non mai attorno al presidente Berlusconi“. Contrari senza possibilità di appello i “falchi”.”La risposta di Alfano”, ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati Pdl, “toglie ogni spazio e giustificazione a chi propone referendum su Alfano. Il pluralismo del dibattito interno al nostro movimento non deve passare attraverso iniziative che danno fiato a chi gioca a spezzare la nostra coesione morale, personale e strategica intorno a Berlusconi. Chiedere un congresso oggi, quando il nostro presidente vive momenti drammatici ed è oggetto di un’ingiustizia senza precedenti, ha sapore di vecchia politica”. Contrari anche Giuseppe Esposito, Carlo Giovanardi e Fabrizio Cicchitto.

La lezione di Letta a Michaela Biancofiore
Un cambio di linea politica, continua a ribadire il premier Enrico Letta, richiesto dal Paese. E anche per questo motivo non considera ripensamenti sul caso di Michaela Biancofiore. “Ho accettato le dimissioni del sottosegretario Biancofiore perché dopo che i ministri le avevano ritirate lei le ha mantenute. Quindi le ho accettate per far capire che sono cambiate le cose”. Unica tra i sottosegretari, insieme a Simona Vicari, ad avere rassegnato le dimissioni seguendo l’indicazione di Berlusconi, ha commentato poche ore dopo chiedendo l’intervento diretto di Angelino Alfano: “Intervenga oppure è mobbing”.

Riduzione cuneo fiscale e finanziamento partiti: gli obiettivi del governo
Letta parla di progetti e obiettivi da raggiungere: “Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi presenteremo una legge di stabilità e lavoreremo per mettere ordine nelle aliquote dell’Iva. Lo faremo tenendo conto dei problemi della finanza pubblica. Sono ottimista perché so che alla fine dell’anno avremo il segno più sulla crescita ed il prossimo lo stesso. Non solo può, ma deve esserlo.  Nel 2014 i lavoratori italiani avranno un beneficio in busta paga. Ne discuteremo con le parti sociali e ci saranno vantaggi anche per le imprese”. E aggiunge: “La legge di stabilità avrà come cuore la riduzione del cuneo fiscale”. Sul finanziamento ai partiti invece si dice pronto a intervenire anche con la decretazione d’urgenza se fosse necessario: “Se entro l’autunno non avremo completato il percorso parlamentare della riforma del finanziamento dei partiti io metto a disposizione lo strumento del decreto legge”. Il limite è il 21 dicembre, conclude Letta.