Per anni, nonostante la definizione di un tetto massimo di salario, i funzionari del parlamento brasiliano hanno continuato a incassare uno stipendio che superava di parecchio il limite imposto. E per anni nessuno ha fatto nulla per fermare l’emorragia di denaro pubblico. Ora però, a distanza di cinque anni dall’approvazione di quella legge, il Tribunal das Contas da Uniao, la Corte dei Conti brasiliana, ha presentato il piano di rientro. Chiedendo ai funzionari del Senato, di carriera o nominati dagli stessi senatori, la restituzione dei compensi impropriamente incassati. Una richiesta che vale 300 milioni per le casse dello Stato, ma che i funzionari si rifiutano di pagare, annunciando ricorso.

Nella loro battaglia, i dipendenti del parlamento non potranno contare però sull’appoggio di senatori. Il presidente della camera alta Renan Calheiros ha infatti detto che i funzionari dovranno rimborsare fino all’ultimo centesimo, affrettandosi anche a dire che “il Senato Federale imporrà immediatamente la riduzione della remunerazione riportandola ai limiti costituzionali”. Con le elezioni ormai alle porte, una società agitata da continue richieste di maggiore giustizia ed equità, impensabile sostenere la causa di chi ha guadagnato impropriamente più dei 28.059,29 Real al mese (circa 9mila euro), limite stabilito in linea con il salario di un alto magistrato del Supremo Tribunal Federal, la Corte Suprema. Nonostante ciò, il sindacato dei funzionari non ci sta, e con un nota diffusa subito dopo i conteggi della Corte dei Conti ha annunciato ricorso: “I servitori del Senato Federale oggettivamente non hanno deciso per la sistematica remunerazione che hanno ricevuto. Se qualche errore c’è stato, è stato commesso dall’amministrazione pubblica, non essendo i funzionari stessi a poter gestire la questione dei propri stipendi. Un servitore pubblico quando supera un concorso pubblico o quando occupa un incarico o funzione pubblica, non negozia con l’amministrazione la remunerazione”.

Per questi motivi, i funzionari hanno puntato i piedi, chiedendo di non dover pagare. Sommando l’extra non dovuto incassato dai 464 dipendenti del Senato, in base a una lista pronta già dal 2009, la somma totale si aggirerebbe intorno ai 300milioni di Real, cento milioni di euro. Tra le ragioni che i dipendenti del Senato saranno pronti a far valere in loro favore, c’è anche il precedente della Camera dei Deputati. Solo lo scorso agosto la magistratura contabile si era pronunciata sulla stessa questione relativa però alla camera bassa. In quel caso però non fu chiesto il rimborso delle cifre ‘oltre soglia’ guadagnate dai ben 1100 dipendenti che avevano sforato. In quel caso a ‘salvare’ i conti in banca dei funzionari era stata una diversa composizione della Corte, che per un voto di scarto di uno dei giudici aveva sentenziato la “buona fede” dei dipendenti, dispensandoli dal pagamento. Ed è probabilmente proprio da qui che muoveranno le azioni legali dei funzionari ‘impoveriti’ dalle richieste della Corte dei Conti.

Corte che ha inoltre stabilito a 158 milioni di Real all’anno, il limite di bilancio del senato per queste figure professionali. A pesare sul bilancio infatti, non ci sono soltanto i funzionari assunti, ma anche quelli nominati senza concorso. E i numeri parlano chiaro. In parlamento lavorano infatti ben 3.037 funzionari di carriera e 3.228 con incarico ottenuto dietro indicazione ‘diretta’ da parte politica. Anche se questi di norma guadagnano meno, la somma dei numerosissimi salari, pesa molto sulle casse. Un malcostume di ‘nomine’ indiscriminato che, nonostante gli annunci di austerity non c’è modo di arginare per mettere freno a quei costi della politica, tra i temi più invocati della piazze in rivolta.