In Italia “la probabile caduta del governo di coalizione mette a rischio gli obiettivi di bilancio pubblico a breve e medio termine”. Tra le agenzie di rating, la prima a rompere il silenzio sul Paese è stata Fitch dalla quale era atteso un taglio del merito di credito della Penisola entro sera.  E, come prevedibile,  ha sottolineato che l’incertezza legata allo scenario politico e un’eventuale fallimento nel rispettare la stesura della legge di stabilità potrebbero spingere a un taglio del rating (BBB+) sul debito pubblico italiano. Con immaginabili riflessi sul costo dello stesso per lo Stato. 

Questo perché, ricorda Fitch, il rating sull’Italia si basa sulle prospettive fiscali definite nel programma di stabilità e sul fatto che il Tesoro mantenga un accesso ai mercati del debito sovrano. Inoltre, al momento attuale il nostro Paese avrebbe la disponibilità dei fondi salva-Stati dei meccanismi Esm e Omt. Se invece il governo non riuscisse a presentare la legge di stabilità 2014 e quindi l’Italia non potesse rispettare gli impegni assunti con i partner europei con il patto di crescita e di stabilità, conclude Fitch, questa disponibilità sarebbe “meno probabile”.

Una sentenza comunque attesa dai mercati che, in scia alle dimissioni dei ministri Pdl che hanno di fatto dato il via alla crisi del governo Letta, avevano aperto all’insegna della tensione. A partire dal Btp decennale, il cui rendimento è subito volato di 14 punti percentuali al 4,71% portando lo spread col Bund a quota 290 punti base, 26 in più rispetto ai 264 della chiusura di venerdì. Andamento che si è praticamente annullato solo a fine seduta, quando il differenziale si è attestato a 265 punti per un rendimento dei titoli italiani del 4,43 per cento.

Stesso film per Piazza Affari che è partita in calo del 2,4% per poi ridurre la perdita al -1,2% della chiusura seguita a stretto giro da Parigi (-1,03%). A trascinare verso il basso l’indice di piazza Affari sono stati soprattutto i titoli bancari, affossati dal peso dei Btp in portafoglio e, quindi, dall’oscillazione dello spread: la peggiore è  stata Intesa Sanpaolo che, reduce dal blitz sul vertice, ha ceduto il 3,54%, seguita a ruota da Unicredit a -1,26 per cento. 

Non hanno fatto eccezione le aziende di casa Berlusconi, che dopo un’apertura in caduta libera, hanno viaggiato tutto il giorno in profondo rosso con la sola eccezione di Mondadori che ha recuperato sul finale. E così Mediaset è precipitata del 4,52%, Mediolanum ha perso l’1,92%, mentre Mondadori ha chiuso in rialzo dell’1,87 per cento. In controtendenza rispetto al calo generale, il titolo di Telecom, che ha guadagnato il 5,17% in attesa del consiglio di amministrazione di giovedì 3 che dovrebbe sancire l’uscita di scena del presidente Franco Bernabè e, quindi, il dietro front sulla ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro.