Vicino l’accordo sull’abolizione del finanziamento ai partiti. Pd e Pdl avrebbero trovato un’intesa sul nodo del tetto alle donazioni dei privati. Come confermano diverse fonti democratiche, al termine di una riunione del gruppo, la mediazione si è raggiunta su una soglia a regime di 300 mila euro, con una fase transitoria: nel 2014 il tetto sarà del 15% sul bilancio del partito, nel 2015 del 10%, nel 2016 del 5%. Sarebbero superate anche le perplessità di Scelta Civica, sulla possibilità di aggirare il tetto. Ora l’intesa dovrebbe essere recepita in un emendamento. Nella seduta di giovedì 26 settembre la discussione si è fermata all’articolo 4 e sono stati votati i primi tre articoli del provvedimento. La discussione è rimandata a martedì 30 settembre e il voto finale potrebbe slittare al 1° ottobre.

Promesso dal governo Letta a inizio legislatura, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti è il disegno di legge che sta facendo soffrire la maggioranza delle larghe intese. Rimandato in commissione Affari costituzionali il 12 settembre per “favorire la discussione degli emendamenti”, è ritornato in Aula dopo una settimana senza aver trovato l’accordo sugli emendamenti. Ora la probabile mediazione. Il primo segnale è stato il ritiro in Aula da parte del Popolo della libertà dell’emendamento Brunetta per introdurre una parziale depenalizzazione del finanziamento illecito ai partiti. Il Pdl si era detto disponibile a ritirare la norma, osteggiata dal Pd, nell’ambito della mediazione sul tetto alle donazioni dei privati voluto dai democratici.

E’ stato approvato l’articolo 1, quello che al primo comma prevede che “il rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e i contributi pubblici erogati per l’attività politica e a titolo di cofinanziamento sono aboliti”. Approvato anche l’articolo 2 del ddl del governo sul finanziamento ai partiti. Si tratta della norma che disciplina “democrazia interna, trasparenza e controlli”, in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. E stabilisce: “I partiti politici sono libere associazioni attraverso le quali i cittadini concorrono, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale”. Il dibattito prosegue serrato e non senza un acceso dibattito tra le parti, con soprattutto il Movimento 5 Stelle a polemizzare con gli altri partiti. Tra gli altri, Riccardo Fraccaro in un intervento ha chiesto un referendum sul finanziamento ed è arrivata subito la risposta di Roberto Giachetti: “C”e’ il referendum dei Radicali sui partiti, non mi pare che abbiate firmato”.

La tensione tra il Movimento 5 Stelle e il centrosinistra è durata per tutta la seduta. Il dibattito sul finanziamento ai partiti fa innalzare i toni dello scontro, che si trascina per tutta la giornata, per esplodere in serata tra le urla. La scintilla che scatena la ‘rissa finale è un intervento del grillino Carlo Sibilia, che accusa il Pd di essere un partito di “capibastone”. E fa “qualche nome dei paracadutati in Parlamento: Franceschini, guarda caso un Ministro; la Kyenge, guarda caso un altro Ministro; e poi il poeta, il simpatico umorista Bressa (che poco prima aveva attaccato il M5s citando ‘Il buio oltre la siepe’, ndr), anche lui un nominato, paracadutato in Parlamento”.

Alle parole di Sibilia si leva un mormorio dai banchi dem, ma prende la parola il deputato di Sel Nazareno Pilozzi, che critica la posizione dei 5 Stelle contro la disciplina per legge degli statuti dei partiti e attacca Sibilia: “Leggo su Wikipedia che l’onorevole Sibilia, candidato alle parlamentarie del 2013, ottiene 113 preferenze! Non accetto le sue accuse! Qui bisogna rispettare tutti!”. Applausi a scena aperta di Sel, Pd e Sc. Qualcuno, all’indirizzo di Sibilia, urla ‘scemo, scemo’. Ma la risposta dei grillini non si fa attendere: “Il mio intervento durerà pochissimi secondi, perché questo è il tempo degno per rispondere a un 2% in Parlamento (Sel, ndr) – dice Sibilia – Io vado anche orgoglioso di quei 113 voti. Perché non ne ho comprato neanche uno”. Replica per il Pd Pina Picierno, che elenca una serie di casi di parenti eletti tra le fila del M5S e accusa: “Siamo di fronte ad una vera e propria parentopoli e lezioni da chi fa parentopoli noi non le accettiamo”. Poi, a microfono spento, le telecamere immortalano uscire dalle labbra di Picierno uno spazientito ‘vaffa…’.