La Germania va al voto. Alle 18 chiuderanno i seggi e già nella notte le prime proiezioni di voto suggeriranno come e dove i tedeschi hanno deciso di andare. Pochi dubbi: la Merkel continuerà a essere cancelliera, i 14 punti di vantaggio registrati venerdì dall’istituto di statistica Forsa sono troppi per potere celare sorprese, ma chi l’affiancherà? Nonostante quella che si appresta a concludersi sia stata continuamente definita come campagna elettorale noiosa, poche manciate di voti potrebbero fare la differenza non solo per la politica interna tedesca, ma anche europea.

Le incognite
Se il vincitore sembra già deciso, restano alcuni dubbi a cui il Paese darà risposta nelle prossime ore. Ad esempio, riusciranno i liberali dell’Fdp, attuali partner di governo della Cdu, a superare lo sbarramento del 5%? E se sì, riusciranno assieme alla Cdu ad assicurarsi la maggioranza del parlamento o siamo alla vigilia di una nuova Große Koalition con i due maggiori partiti, Cdu e Spd, partner di governo? Tra le rivelazioni dell’ultimo minuto invece, le aspettative sono per Alternative für Deutschland, il giovanissimo partito anti-euro fondato da più di cinquanta rappresentanti del mondo accademico, industriale e giornalisti. Riuscirà ad entrare in Parlamento (ora è dato al 4%, ma essendo un voto di protesta potrebbe essere stato sottostimato)? E se sì, quanto condizionerà le scelte del prossimo governo non tanto in termini di voti, ma di indirizzo politico dimostrando che una considerevole minoranza dei tedeschi sarebbe pronta a fare a meno della moneta unica? Chi invece rischia il flop, sono i Verdi: scenderanno davvero sotto il 10% (ora sono dati al 9%) dimostrando che, esaurite le battaglie contro l’energia nucleare il proprio elettorato si sta ormai dissolvendo e che in futuro sarà necessaria un’alleanza ancora più stretta con l’Spd o addirittura con la die Linke?

La Merkel e l’Spd: così lontani, così vicini
Se è vero che, come affermato in un articolo pubblicato ieri sulle pagine del Financial Times dall’ex ministro della difesa Theodor zu Guttenberg la possibilità di un governo Cdu più Verdi appare impossibile non tanto per le differenze tra i rispettivi elettorati (nel 2008 ad Amburgo si scelse ad esempio per un governo nero-verde), quanto per la decisione di una parte dei dirigenti dei Grünen di non allearsi mai con la Merkel, alla cancelleria non rimarrà che scrivere un programma di governo con i socialdemocratici.

Non sarà così difficile come sembra, almeno stando ai programmi. Emblema ne è l’accusa rivolta dai socialdemocratici di essere stati derubati del tema “maggior sostegno alla famiglia” dalla Merkel. Peer Steinbrück ormai quasi un anno fa aveva provato a introdurre la questione della responsabilità della Germania sull’Unione Europea, ma poco a poco, complici i negativi feedback ricevuti dai sondaggi, la sua campagna elettorale si è sempre più spostata sulla politica nazionale. Il salario minimo è un’idea che non è stata portata avanti con convinzione ed è mancata una visione organica e convincente che potesse serialmente invogliare il cambio dello status quo. Il loro slogan “Das Wir entscheidet”, “il noi decide”, non solo non ha catalizzato quella partecipazione popolare tanto ambita da tutti i partiti (si prevede un alto astensionismo), ma ha finito persino con il rivelarsi un boomerang viste le accuse di plagio mosse da parte dell’agenzia di lavoro interinale Propartner.

Errori a cui si sono aggiunti quelli dello stesso Steinbrück che, almeno all’inizio, sembrava potesse essere lo sfidante giusto per attrarre i voti di centro. E se è vero che le sue conferenze e consulenze date negli anni passati per le quali è stato accusato di guadagnare troppo sono state un’accusa impacchettata ad arte da parte dalla stampa più conservatrice, alcune sue uscite, in primis quella su uno stipendio da aumentare per il cancelliere, non lo hanno aiutato. Nelle ultime ha scelto di porsi ai limiti del politicamente scorretto come testimonia l’immagine apparsa la scorsa settimana copertina del settimanale allegato alla Süddeutsche Zeitung. Ha guadagnato qualche punto, ma non abbastanza da potere ambire alla cancelleria. Chissà, difficile dire se al suo posto Hannelore Kraft (probabile candidata Spd nel 2017) avrebbe fatto di meglio. 

Mantenere lo status quo: la ricetta vincente della Merkel
La Cancelliera è riuscita a nascondere bene tutte le sue pecche e a far passare l’idea che se in Germania dopotutto si continua a stare bene nonostante la crisi internazionale, allora non vale la pena cambiare. Le immagini della sua campagna elettorale la vedono sempre ritratta mentre sta al lavoro, come se non avesse il tempo per pensare a queste cose. Gli slogan che l’accompagnano sono tanto vuoti quanto rassicuranti “Più per le famiglie”, “Solide finanze”, “Lavoro sicuro”, “Forte economia”. Davanti ad ogni questione delicata che potesse mettere in dubbio il suo operato (vedasi le iniziali accuse agli Stati Uniti per il Datagate finito poi con la rivelazione che i tedeschi avevano in realtà anche collaborato), la Merkel ha sempre preso tempo e rinviato finché non ci fosse stato altro di cui parlare. Gli analisti riconoscono però che non è facile essere eletti per tre volte consecutive (solo Adenauer, Schmidt e Kohl ci sono riusciti prima di lei) e, dopo 8 anni, proporsi come “novità” sarebbe stato anche piuttosto ipocrita, ma non è solo questo. Con lei in questi anni la Cdu è riuscita ad apparire un partito sempre più cosmopolita e moderno (nei limiti di un organismo che porta la parola “cristiano” nel proprio nome) e non è un caso se la comunità turca-tedesca sembra che smetterà di votare quasi in blocco per partiti di centrosinistra.

A destra scricchiola qualcosa: il calo della Fdp e il possibile successo del partito antieuro
Purtroppo per la Merkel al suo successo (la Cdu nel 2009 raccolse il 33,8% dei consensi, ora viene data al 40%) è controbilanciato dal tracollo dei suoi alleati della Fdp (che dal 14,6 sembrano essere passati al 5%). I loro slogan per una “Germania forte che rimane forte” sono stati percepiti come troppo simili a quelli della Cdu così come il loro apporto in questi 4 anni di governo. Alla loro destra sfreccia invece Alternative für Deutschland, l’unico tra i partiti in campo a portare un grande tema, ovvero l’euro, nell’agenda della campagna elettorale. I loro slogan caratterizzati dall’onnipresente scritta “il coraggio per la verità”, hanno cercato di toccare l’animo di tutto quell’elettorato che vede gli aiuti ai paesi del sud Europa come un pegno ingiusto che i tedeschi non meritano di pagare. Pubblicazioni popolari come la Bild seppure non appoggiandoli direttamente hanno più volte trattato le stesse questioni con gli stessi toni. Ecco quindi frasi come “I tedeschi pagano e le banche incassano” e “Euro? Il mio oro me lo tengo addosso”.

Un vuoto a sinistra: Verdi e Pirati in caduta libera, tiene solo la sinistra dell’ex Germania Est
Dall’altra parte, se è vero che sia Linke che Verdi si manterranno intorno al 10% dei consensi così come nel 2009 (ma i Verdi erano arrivati a più del 20% nel 2011), c’è da registrare il probabile fallimento dei Pirati che nonostante la divertente cartellonistica composta da slogan improbabili (“nessun controllore sui mezzi pubblici”) e foto dei propri candidati scelte proprio perché ritratti con espressioni brutte, non riusciranno ad entrare in parlamento. Vengono dati al 2%, più dello 0,9% riscosso alle elezioni europee del 2009, ma per un partito che a settembre 2011 nelle elezioni amministrative di Berlino prese’8%, non si può certo parlare di successo.