La scorsa settimana lo Stato dell’Uttar Pradesh ha registrato nuove violenze intercomunitarie nella città di Muzzaffarnagar, con scontri tra musulmani e hindu che hanno lasciato sul campo 37 morti. La scintilla che ha fatto infiammare gli animi, secondo la stampa locale, è stato uno striscione esposto da un gruppo di giovani hindu che inneggiava al leader del partito conservatore hindu Bjp, quel Narendra Modi – recentemente candidato in via ufficiale alla premiership del 2014 – chiamato a salvare “il nostro Paese, le nostre donne e le nostre mucche”. Dalla minaccia musulmana, sottinteso. 

Se la difesa del territorio e quella delle vacche sacre care alla tradizione hindu sono temi identitari decisamente eloquenti, la minaccia alle ragazze hindu non si spiega se non rifacendosi a una curiosa teoria partorita dai quadri della Vhp, organizzazione estremista che si prefigge l’obiettivo di difendere la società e le tradizioni hindu “seguendo il dharma”, La Via secondo la religione millenaria indiana. Si tratta della cosiddetta “Love Jihad” (guerra santa d’amore), un’ipotesi di complotto musulmano che punterebbe alla conversione di massa delle giovani donne indiane utilizzando “l’arma letale” del corteggiamento. Chandra Mohan Sharma, leader della sezione dell’Uttar Pradesh della Vhp, ha spiegato con dovizia di dettagli le caratteristiche della Love Jihad, rilasciando una serie di interviste.

Al quotidiano The Hindu, ad esempio, ha dichiarato: “La Love Jihad è una tecnica nuova, un’arte difficile manipolabile solo dopo un addestramento nelle madrasa (le scuole coraniche, ndr). Innanzitutto vengono selezionati i giovani musulmani più attraenti. Poi gli vengono dati dei nomi neutri come Sonu o Raju…”. Secondo Sharma, a questo punto vengono loro consegnate jeans, t-shirt, cellulare e motocicletta, iniziando il training di corteggiamento vero e proprio. “Si mettono fuori dalle scuole e dai licei e importunano le giovani hindu. Le prime volte le ragazze li ignorano ma, alla fine, ci cascano” ha spiegato Sharma al quotidiano, sintetizzando che le figlie della comunità hindu si trovano davanti ad una “trappola d’amore”.

La replica degli ambienti musulmani non si è fatta attendere. Lo stesso The Hindu ha pubblicato una lettera di Tanzeem ul Hasan, musulmano della città orientale di Chennai (Tamil Nadu), che ha chiarito quale sia il curriculum attualmente adottato dalle madrase del Paese: “Ai musulmani viene insegnato che corteggiare una donna che non si può sposare. È una pratica haram (proibita, ndr). Inoltre un buon musulmano deve farsi crescere la barba, vestire una kurta pajama (una sorta di tunica, solitamente bianca, ndr) e non può indossare jeans, t-shirt o simili. Deve portare il copricapo tradizionale e abbassare lo sguardo passeggiando per mercati o luoghi pubblici dove la presenza di donne è forte. Può una donna essere attratta da una persona di tali apparenze?”. Nonostante la teoria della Love Jihad sia quantomeno fantasiosa, in passato è stata adottata anche dalle comunità cristiane del Kerala e del Karnataka, “molto preoccupate” per la crescita di matrimoni interreligiosi.

Nel 2009 le autorità dei due stati, di fronte alle pressioni hindu locali, furono costrette ad aprire delle vere e proprie indagini, ma in poche settimane constatarono che elementi concreti a supporto della Love Jihad erano “inesistenti”, frutto delle invenzioni della sezione locale della Vhp, accusata poi nel 2012 di “diffondere odio religioso e falsa propaganda” attraverso una serie di pagine web create ad hoc.

di Matteo Miavaldi