La polemica era durata mesi e mesi: gli editori francesi chiedevano a Google di pagare per l’utilizzo dei loro articoli, rilanciati dalla sezione “news”. E il motore di ricerca americano rispondeva che per i media era solo pubblicità a costo zero. Sostenuti dal governo, però, gli editori d’Oltralpe alla fine l’avevano spuntata. Era scattata la Google tax, in salsa francese, come dire il pagamento forfettario di 60 milioni ai siti francesi, disponibili mediante un fondo. Che è appena diventato operativo.

Per il colosso Usa sono briciole. Ma per l’informazione web francese, in difficoltà nel tentativo di fare utili e ripagare le proprie attività, è una boccata di ossigeno. L’accordo era stato raggiunto fra gli editori e Google nel febbraio scorso, altamente sponsorizzato da François Hollande. E dopo che il motore di ricerca era arrivato a minacciare i media francesi di ritirarli in blocco, come già è avvenuto con il 90% dei brasiliani, per una querelle simile, se Parigi fosse arrivata a imporre una “tassa Google”. Poi, invece, il compromesso, sulla base di una formula inedita, una sorta di forfait che ritorna direttamente nelle tasche degli editori: una soluzione che potrebbe fare scuola anche altrove. Dallo scorso primo agosto pure la Germania ha introdotto una tassa Google, applicata a tutte le piattaforme, ma la legge è già contestata, perché ne esclude il pagamento se si riportano brani limitati e non l’articolo per intero. Un dibattito acceso sulla tassa Google è in corso inoltre in Spagna e Portogallo. Mentre ben poco se ne parla in Italia.

Ma ritorniamo alla Francia. I 60 milioni, da utilizzare da qui a tre anni, vengono gestiti dall’apposito Fondo per l’innovazione digitale della stampa (Finp, ndr).Vi possono accedere “tutti i siti di informazione politica e generale, sia quelli dei quotidiani nazionali e regionali, sia i pure player”, hanno specificato i vertici di Google nei giorni scorsi. Insomma, la miriade di siti indipendenti nati in Francia sul modello di Rue89, Slate.fr e Mediapart. Saranno finanziati progetti di sviluppo dell’audience, supportati da un business plan, e di innovazione tecnologica: basta che siano iniziati dopo il primo gennaio scorso. La scadenza per raccogliere le candidature sul sito finp.fr è stata fissata al prossimo 10 ottobre, ma altre ce ne saranno nei mesi a venire.

A dirigere il fondo, una risposta all’annosa questione della remunerazione di Google del diritto d’autore dei contenuti giornalistici, è stato chiamato proprio un giornalista, Ludovic Blecher, già alla guida del sito del quotidiano Libération. La selezione dei progetti sarà effettuata dal consiglio di amministrazione del fondo, dove sono rappresentati Google e gli editori francesi, ma dove sono presenti anche personalità indipendenti.

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