I mercati finanziari di tutto il mondo hanno festeggiato la decisione della Federal Reserve, che mercoledì sera ha annunciato a sorpresa di voler continuare a “drogare” il sistema iniettando liquidità.  Tutte positive le Borse europee che hanno aggiornato i massimi, con Francoforte che ha chiuso su livelli record. Milano è risultata comunque la piazza migliore del Vecchio Continente, con un rialzo dell’1,43 per cento

La Banca centrale americana ha mantenuto invariato il piano di aiuti da 85 miliardi di dollari al mese. Pur constatando un calo dei rischi sull’economia, la Fed certifica di fatto, tagliando le stime di crescita 2013 e 2014, che la ripresa americana è ancora debole. L’euforismo dei mercati era già evidente ieri, quando Wall Street ha preso il volo al mantenimento degli aiuti, con il Dow Jones e lo S&P 500 ai massimi di tutti i tempi, mentre il petrolio guadagnava il 2,58 per cento.

“Abbiamo deciso di attendere ulteriori prove sulla sostenibilità dei progressi prima di rivedere il piano di acquisti” si legge nel comunicato finale della riunione, che include le nuove stime economiche. La crescita è stata rivista al ribasso sia per il 2013 sia per il 2014: quest’anno il Pil americano salirà fra il 2,0% e il 2,3%, a fronte del 2,3-2,6% stimato in giugno, mentre nel 2014 la crescita sarà del 2,9%-3,1% contro il 3,0-3,5% di giugno. In entrambi gli anni l’inflazione di manterrà saldamente sotto il 2 per cento. E proprio i prezzi bassi – afferma la Fed – possono porre rischi alla performance economica. Il piano di aiuti da 85 miliardi di dollari è legato – afferma il presidente della Fed, Ben Bernanke – all’andamento dell’economia: “non c’è un calendario prefissato” spiega in conferenza stampa, precisando che a cinque anni dall’inizio della crisi e dal fallimento di Lehman Brothers, il suo maggior rimpianto è che la Fed non abbia previsto la crisi e non l’abbia evitata.

In questo senso la Banca centrale americana ha fatto molto ma – ammette il numero uno della Fed – molto resta da fare. Bernanke rifiuta di dare indicazioni sui suoi piani futuri, in vista della scadenza del suo mandato nel gennaio 2014. In pole position per il ruolo di Bernanke c’è Janet Yellen, l’attuale vicepresidente: colomba esperta della disoccupazione, Yellen è stata da subito favorevole ai maxi aiuti all’economia, che vorrebbe continuare. Secondo alcuni osservatori, proprio Yellen avrebbe pesato nella decisione odierna di mantenere intatta l’attuale politica monetaria. Incluso il ribadire che i tassi di interesse resteranno bassi, attualmente fra lo 0 e lo 0,25%, fino a che il tasso di disoccupazione non scenderà al 6,5 per cento.

Secondo gli analisti, a condizionare le scelte della Fed nel valutare le incertezze e i rischi che gravano sull’economia c’è anche la possibile battaglia in Congresso sul budget e sull’aumento del tetto del debito. Bernanke lancia un appello al Congresso e al presidente americano Barack Obama: il tetto del debito va aumentato. Proprio oggi Obama si è rivolto alle aziende e ai loro amministratori delegati per chiedere di fare pressione su deputati e senatori affinché approvino l’aumento del tetto del debito che “non significa un aumento del nostro debito pubblico ma è necessario per pagare i debiti già contratti. L’aumento è una funzione basica del Congresso” ha avvertito Obama ribadendo che i repubblicani dovrebbero smetterla con le minacce, perché “non possiamo parlare di apocalisse ogni tre mesi”.