Nel Salone tutto tedesco (o quasi), una presenza spicca nel quasi vuoto panorama delle auto made in Italy. Un antico blasone, Maserati, e un nome storico, Ghibli: così rinasce un mito con l’obiettivo dichiarato di entrare finalmente nel mercato delle berline di lusso. Cioè quelle grandi “quasi coupé” dal piglio sportivo, ma con quattro porte e perfino dotate di pratici motori diesel, fino ad ora monopolio incontrastato delle marche tedesche, se si esclude qualche piccola incursione inglese. Un ingresso in clamoroso ritardo per una fascia di mercato che l’industria italiana ha trascurato per lungo tempo, lasciando un ‘buco’ tra le ammiraglie di taglia normale e le ipersportive, come Ferrari e  Lamborghini.

Uno spazio occupato proficuamente da agguerriti concorrenti con modelli di successo come  Audi  A6 o A7, i nuovi modelli BMW serie 5 o la serie 6 Gran Coupé, la Jaguar Xf, le Mercedes Cls o, per salire di rango, la Porsche Panamera. La Ghibli prende il nome storico di una sportiva costruita a cavallo tra gli anni ’60 e ‘ 70, porta sul muso il glorioso tridente, ed è la sorelle minore della più impegnativa Quattroporte, accontentandosi di una carrozzeria sotto i 5 metri e prezzi di listino inferiori ai 100mila euro che sono necessari per la sorella maggiore. Era stata presentata al Salone di Shanghai e oggi arriva nei saloni dei concessionari.

Un’auto dalla linea interessante, possente, larga quasi due metri (1945 mm), alta meno di un metro e mezzo (1461 mm) con un passo di 3 metri in cui si possono riconoscere gli stilemi delle Maserati da gara degli Anni ’50, con i parafanghi muscolosi quasi staccati dal corpo affusolato. Da notare che sono esattamente, centimetro più centimetro meno, le misure della Porsche Panamera, la berlinona di Stoccarda protagonista di un ottimo successo di vendite. La formula è la stessa della concorrente tedesca: una grinta sportiva accompagnata però da soluzioni concrete e ben ponderate. A cominciare dai 5 posti, un bagagliaio di 500 litri e  da quel che si trova nel cofano: cioè il primo motore diesel mai montato su una Maserati. E’ il parco 3.0 V6 prodotta dall’italiana VM con 275 CV e 600 Nm di coppia. Ma giusto per vanificare il decreto montiano sul superbollo esiste per il nostro mercato anche una versione depotenziata a 250 CV allo stesso prezzo: 66mila euro.

Non è difficile immaginare che, di questi tempi, sarà questa la versione best seller, visto che comunque ha prestazioni adeguate allo stile e al marchio. Trazione posteriore, cambio a doppia frizione, sono le soluzioni d’obbligo, con una curiosità: attuatori acustici che diffondono nell’abitacolo un rombo simile a quello di un propulsore a benzina invece del ronzio del diesel. Si chiama Active Sound System, un brevetto Maserati. Settata l’elettronica nella modalità più spinta (sono cinque quelle possibili: due automatiche, e due manuali, più quella specifica per guida su strade con scarsa aderenza) il cambio a 8 rapporti fa scattare la Ghibli, versione anti-superbollo, da zero a 100 kmh in 6,3 secondi in rapida sequenza e il motore può portarla ad una velocità massima di 240 kmh. La versione diesel con 275 CV dichiara una velocità massima di 250 kmh. Interessanti i consumi: la casa dichiara addirittura solo 5,9 litri per 100 chilometri nel ciclo combinato secondo le specifiche UE.

Se si vuole di più, la gamma dispone di tre versioni a benzina con un 3.0 litri biturbo made in Maranello e già montati sulla Quattroporte, con due livelli di potenza: 330 e 410 Cv, 0-100 in 5” per la prima, 4,8” per la versione più spinta. Prezzi: 68mila e 81mila euro. La versione al top è la Ghibli S Q4, che dispone del sistema di trazione integrale on demand: normalmente spingono le ruote posteriori, quando serve parte della coppia viene trasferita a quelle anteriori. Prezzo: 83.850 euro.