L’hanno chiamato Comitato per la difesa della scuola pubblica, e lo scopo per cui è stato fondato è uno solo: “impedire che il comparto 0-6”, oggi gestito dal Comune di Bologna, “passi all’Asp”. Non porta buone notizie l’inizio del nuovo anno scolastico per le maestre bolognesi, da due anni, ormai, impegnate in quella che definiscono “una vera e propria battaglia”: una lotta fatta di “scioperi, tentativi di dialogo e altri scioperi” che le lavoratrici e i lavoratori delle scuole dell’infanzia stanno conducendo contro il Comune, per chiedere che la gestione del comparto rimanga nelle mani dell’amministrazione. Amministrazione che, invece, vorrebbe cederla a un’azienda per i servizi alla persona, un’Asp, appunto. Anzi, l’estate ha confermato la posizione della giunta, decisa a portare avanti il progetto Asp, “e allora è arrivato il momento di riorganizzarsi”. Un nuovo volto, un nuovo nome, ma le stesse motivazioni di sempre: “difendere la scuola pubblica”. “Abbiamo formato il Comitato per darci un’identità al di fuori dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, che peraltro non ascoltano i lavoratori ma seguono fedelmente la linea del sindaco Virginio Merola – spiegano le maestre – gli ultimi mesi hanno dimostrato che le nostre posizioni sono diverse, quindi andiamo avanti da sole”. Le cose da fare sono molte.

A luglio la legge regionale ha escluso i servizi scolastici dalle funzioni delle Asp, “eppure l’assessore Marilena Pillati ha dichiarato che, siccome la legge non lo vieta chiaramente, allora il passaggio della scuola dell’infanzia all’interno di un’azienda di servizi alla persona è possibile. Ma se così stanno le cose – spiega Maria, maestra precaria da 10 anni – allora è vero anche il contrario. E cioè che, siccome non è specificamente richiesto, non può essere portato avanti”.

In più, continuano le maestre, “quello che l’amministrazione non ha ottenuto a livello regionale, sta cercando di ottenerlo a livello nazionale attraverso l’ultimo decreto legge, il 101 del 31 agosto: in un articolo è stata inserita un’integrazione al Testo unico degli enti locali, aggiungendo ‘servizi scolastici e per l’infanzia’ nel punto in cui si escludono dal patto di stabilità le ‘aziende speciali e istituzioni che gestiscono i servizi socio assistenziali e educativi”. Così Bologna, “invece di battersi affinché le sue scuole comunali e i suoi asili godano della stessa esclusione dai vincoli del patto rispetto a quelli gestiti dalle Asp, fa il contrario, rafforzando ipocritamente le esenzioni concesse alle Asp”.

Una “dismissione della scuola pubblica”, quindi, quella in atto secondo le maestre, che in primavera erano scese in piazza più volte, e a centinaia, per chiedere alla giunta guidata dal sindaco Virginio Merola un passo indietro sull’intera vicenda. E che di nuovo si preparano a dare battaglia, “perché noi crediamo nella scuola gestita dal Comune, e non da un ente che viene definito pubblico ma che non ci offre nessuna garanzia”. “Il Comune ha già preparato l’operazione quest’estate”, quando con i sindacati – Associazione docenti italiani esclusa – ha firmato un accordo che proroga di un altro anno la possibilità di assumere le maestre che hanno già svolto tre anni di servizio. “Un accordo – continua il Comitato – che contravviene alla legge 85 del 18 luglio 2013, che ha equiparato gli incarichi a tempo indeterminato nelle scuole comunali a quelli nelle scuole statali, che, come noto, non hanno vincoli temporali. Così dal prossimo anno il Comune può dire che non può assumere chi ha superato i tre anni, e può farlo solo l’Asp”.

E poi c’è la questione delle assunzioni in ruolo. “L’amministrazione farà un concorso comunale per poche maestre e poi, come ha fatto con i collaboratori dirà che se vogliamo essere assunte possiamo farlo solo in Asp, cedendo ad Asp la graduatoria del concorso comunale. Non c’è dialogo, non c’è alcuna apertura verso chi nella scuola lavora. Non possiamo accettarlo”.

Così, la prima risposta alla linea ‘dura’ della giunta Merola il Comitato l’ha già data: un’assemblea pubblica in Piazza Maggiore insieme ai cittadini, per inaugurare una nuova stagione di proteste”. Tra curiosi e passanti una decina di maestre ha raccontato, sotto forma di una favola, questi ultimi due anni di “lotte”. Battaglie portate avanti con scioperi e manifestazioni contro un “capitano”, il sindaco Merola, che “chiude le porte in faccia alle sue maestre, quando queste “si recano a palazzo” per difendere la scuola pubblica. Una piccola rappresentazione teatrale per rivendicare, quindi, la propria indipendenza, “non apparteniamo a nessuna sigla, rappresentiamo solo noi stesse e il nostro amore per la scuola” dicono le insegnanti, e per coinvolgere la cittadinanza su un problema “che rischia di danneggiare gravemente quella che per Bologna era un’eccellenza”. Il primo passo, “a cui ne seguiranno presto molti altri”.

Perché ciò che succederà, almeno nel prossimo futuro, per le maestre è chiaro: “noi non ci arrenderemo. Vorremmo poter dire che questa favola ha già il suo lieto fine, che il capitano ha capito che la scuola pubblica va difesa, che gli scioperi l’hanno convinto a non cedere la gestione delle materne a un altro ente, e che tutta questa storia fatta d’incertezza e di precarietà sia un brutto sogno. Ma in realtà dobbiamo ancora svegliarci dall’incubo”.