Istruttoria e pratica a tutela per il giudice Esposito. La Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, competente sui trasferimenti d’ufficio, ha avviato un’istruttoria sul caso del presidente della sezione feriale della Cassazione che ha confermato la condanna per Silvio Berlusconi nel processo Mediaset. Il giudice Antonio Esposito aveva rilasciato un’intervista pochi giorni dopo la camera di consiglio. 

La commissione doveva esprimersi, appunto, su due pratiche: una che ne chiede il trasferimento, per l’intervista che il magistrato ha contestato parlando di manipolazione, l’altra con la quale lo stesso giudice chiede di essere tutelato, dopo la campagna di stampa diffamatoria di cui è stato vittima

La Prima Commissione del Csm ha deliberato di chiedere al Pg della Cassazione informazioni sulla pendenza di un procedimento di natura disciplinarenei confronti del giudice Antonio Esposito e di acquisire la relazione del presidente della Cassazione, Santacroce, sulla vicenda. Non è stata accolta la proposta del relatore, Mariano Sciacca, di immediata acquisizione della trascrizione della registrazione del colloquio telefonico tra il giudice  e il giornalista de Il Mattino, a cui rilasciò un’intervista poco dopo il verdetto. La Prima Commissione si è comunque “riservata ogni ulteriore valutazione all’esito delle informazioni richieste” si legge in una nota firmata dal presidente della Prima commissione, Annibale Marini. La pratica a tutela seguirà un iter separato, come stabilito dalla stessa commissione all’unanimità. 

Tra i rilievi mossi a Esposito dai consiglieri del Csm il fatto di avere anticipato, in alcuni passaggi dell’intervista, le motivazioni della sentenza di condanna di Berlusconi, all’epoca non ancora depositate. Molte erano state le prese di posizione critiche nei confronti delle dichiarazioni di Esposito, bollate come “inopportune” dal presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, e dal primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce. E per verificare se la condotta del giudice sia passibile di un provvedimento disciplinare, si sono mossi anche i due titolari del relativo potere: prima il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, poi il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani.  

C’è da sottolineare che le motivazioni della Cassazione, firmate da tutto il collegio degli ermellini, andavano oltre il sillogismo “è stato condannato perché sapeva”. Secondo i magistrati di palazzo Cavour il leader del Pdl è stato condannato perché era “ideatore” e “beneficiario” del sistema di frodi che lo hanno portato alla condanna nel processo Mediaset. 

Sui possibili risvolti politici della decisione che il Csm su Esposito, “la giornata è già abbastanza calda”, aveva detto prima della riunione il vice presidente del Csm Michele Vietti. È un fascicolo delicato “e non a caso ne abbiamo parlato per tutta l’estate”.