Silvio Berlusconi ha il diritto di difendersi davanti alla Giunta del Senato come qualunque altro parlamentare, né più né meno. Occorre rispettare le regole anche per i nostri avversari. E’ molto facile applicare le regole solo per gli amici, è molto più complicato farlo per gli avversari”. Parola di Luciano Violante (esponente Pd tra i “saggi” nominati da Giorgio Napolitano per le riforme), intervenuto alla sede del Pd di Torino durante l’assemblea indetta per discutere la proposta di appello alla Corte costituzionale da parte della giunta delle elezioni del Senato. Ma, ha voluto precisare, “non ho mai pensato a salvacondotti per Berlusconi. Io non sono favorevole a trasformarlo in una vittima”. 

Violante ha cercato di mettere i puntini sulle “i” di fronte ai senatori e agli eletti del Partito democratico in merito alle sue dichiarazioni sulla decadenza di Berlusconi, questione che sarà affrontata dalla giunta per le elezioni del Senato il 9 settembre. “Non bisogna fare di Berlusconi una vittima”, ha ribadito sostenendo l’importanza della “correttezza procedurale” del diritto alla difesa perché “la legalità ci impone di rispettare le regole anche verso i nostri avversari”. Brusio in sala. E una donna di 72 anni, in polemica con le frasi dell’ex giudice, ha lasciato la riunione dove sono intervenute circa cinquanta persone.

Violante si è difeso così: “Non tutti hanno letto l’intervista al Corriere (quella del 26 agosto scorso al Corriere della Sera, ndr). Non ho mai proposto lodi o salvacondotti per Berlusconi o chicchessia. Ho detto che ha diritto di difendersi davanti alla giunta del Senato come qualunque altro senatore”, ha affermato. “Non ho mai detto che la giunta ha il dovere di sollevare la questione davanti alla Corte costituzionale”. Le giustificazioni di Violante non hanno però convinto tutti i presenti. Tra questi molti – come il consigliere regionale Roberto Placido e l’ex parlamentare della Margherita e avvocato Giampaolo Zancan – hanno sollevato dubbi sull’opportunità politica delle decisione che i senatori dovranno prendere e sull’intervista al Corriere. “Sulla Legge Severino nessuno ha mai sollevato questioni di costituzionalità – ha ricordato Placido – e non condivido questo scaricare sulla giunta un compito che non è suo”.

“La discussione è sull’opportunità politico-giuridica della tua intervista e io la reputo grave”, ha detto invece l’ex senatore Zancan a Violante. Da avvocato ha poi spiegato che “la questione della retroattività è una sciocchezza”: se non fosse retroattiva la legge, entrata in vigore il 31 dicembre, si applicherebbe solo per reati commessi nel 2013 e giudicati anni dopo, rendendola inapplicabile “se non dopo quattro o cinque anni, il che è una sciocchezza”. Le parole di Violante hanno fatto intervenire anche Franco Monaco, deputato del Pd. “Non è il caso che Violante si affanni a convincerci che chiunque ha diritto di difendersi”, ha detto, “come se il Pd lo avesse mai negato e come se Berlusconi avesse bisogno di ulteriori interventi a sua difesa”.

Dopo alcuni interventi molto duri dei falchi, contrari a concedere chance a B. e convinti che il governo non possa continuare in un clima di incertezza, il microfono è tornato a Violante. “Non dobbiamo discutere se Berlusconi debba decadere“, ha replicato alla conclusione dell’incontro, cercando di allontanare i sospetti, “la discussione è sul modo”. E ha aggiunto: “Io non sono un garantista, ma un legalitario sì perché quelli che mi hanno insegnato a fare politica mi hanno insegnato le regole, l’unica garanzia per il Paese”. Infine ha messo in allarme i parlamentari del Pd: “Attenti, qualcuno vi farà degli scherzi”.

A confermare il clima di tensione interno al partito sono state le dichiarazioni di Federico Fornaro, tra i firmatari del documento e promotore dell’incontro di oggi con Violante, rilasciate – poche ore prima della seduta – a ilfattoquotidiano.it: “La nostra è una risposta al clima di imbarbarimento seguito all’intervista al Corriere di Violante, non una lista di proscrizione”. E ancora: “C’è chi ha visto in noi parte dei 101 traditori ma noi ribadiamo che il Pd voterà la decadenza di Berlusconi sia in Giunta sia in aula”.

Intanto la deputata Pd Rosy Bindi, nel corso del dibattito “Silvio c’é” ha chiesto le dimissioni dell’ex premier. “Berlusconi è davvero in difficoltà per pensare di andare avanti. In giunta al Senato il 9 faremo tutti gli approfondimenti necessari ma non perderemo tempo”, ha detto. “E non dimentichiamo il processo Ruby e quello sulla compravendita dei Senatori. Non vedo via d’uscita per lui. Dovrebbe dimettersi. E poi forse il Capo dello Stato potrà analizzare meglio una richiesta di clemenza“.