Come il tradimento di San Pietro: prima che il gallo abbia cantato tre volte sono tanti i personaggi di spicco del Partito democratico in Emilia Romagna che hanno già esplicitamente cambiato casacca. Da ferventi bersaniani in occasione delle primarie 2012 per il candidato premier, gran parte degli uomini d’apparato della regione rossa stanno provando a riciclarsi con Matteo Renzi. Tanti ancora attendono le mosse del rottamatore prima di fare outing. Altri hanno invece già apertamente dichiarato il loro appoggio a Renzi. Eppure prima della fine ingloriosa dell’ex segretario tra questi neo-renziani c’era chi avrebbe mandato il rottamatore a fare il cameriere alle feste de l’Unità per capire la base, chi lo definiva solo “un film bellissimo”, chi sosteneva fosse “assente dal partito”. Qui di seguito riportiamo alcune loro dichiarazioni, rilasciate prima e dopo il cambio repentino di casacca.

Virginio Merola, sindaco di Bologna. A lui spetta la pole position: fu il primo in Italia a saltare dall’altra parte a elezioni politiche appena concluse. Poche ore prima era bersaniano di ferro. Prima delle primarie, 9 settembre 2012: “Renzi è un film bellissimo, ma io trovo più credibile Bersani per la guida di questo Paese”. Dopo la sconfitta di Bersani, 25 febbraio 2013: “Credo che Matteo Renzi sia la nostra possibilità di rinnovamento e di questo bisogna prendere atto”.

Stefano Bonaccini, segretario regionale del Pd. Alle primarie era schierato apertamente con l’allora segretario Bersani. Oggi non manca un appuntamento di Renzi in Emilia. Prima, 28 novembre 2012: “Penso che vincerà Bersani: credo sia la proposta più robusta dal punto di vista di competenza per ciò che ha dimostrato quando ha fatto il presidente della mia Regione e poi il ministro”. Dopo, 10 luglio 2013: “Renzi? Basta con il chiedergli esami del sangue per candidarsi, va semplicemente riconosciuto che ha una capacità espansiva enorme”.

Paolo Calvano, segretario provinciale Pd di Ferrara e coordinatore segretari provinciali Emilia Romagna. Alle primarie di un anno fa era coordinatore regionale dei comitati pro Bersani. Ora potrebbe diventare candidato renziano alla segreteria regionale. Prima, 20 settembre 2012: “L’obiettivo è quello di arrivare a diverse centinaia di comitati, che dovranno essere aperti a tutti coloro che vorranno partecipare, da chi è impegnato nelle amministrazioni, a chi opera nel partito, fino alla società civile”. Dopo, 16 luglio 2013: “Sia a Carpi che a Ferrara c’è stata un’accoglienza importante. Credo sia stato in particolare apprezzato il passaggio in cui Renzi ha detto ‘questo partito è casa mia e voglio che sia più largo possibile’. Un messaggio importante per tutto il partito, al di là di ciò che farà Renzi perché dà l’idea di un Pd che può allargare i propri confini”.

Raffaele Donini, segretario provinciale del Pd Bologna. Era un bersaniano di ferro, un vero uomo di apparato. Ora che ha appena annunciato la sua ricandidatura sta cercando di far convergere i consensi dei renziani bolognesi su di lui. Prima, 26 novembre 2012: “Per come si sviluppa la politica, da noi c’è più consonanza col modello di Bersani: innovazione ma anche forte continuità con le buone politiche riformiste che l’Emilia ha sempre prodotto”. Dopo, 4 agosto 2013: “Per me l’unica persona in grado di non consegnare l’Italia a Berlusconi o a Grillo è senz’altro Matteo Renzi”.

Roberto Ferrari segretario Pd di Reggio Emilia. Una volta Graziano Delrio, da sindaco di Reggio, era una mosca bianca, un renziano in una provincia bersaniana. Prima, 22 novembre 2012: “Io sostengo e voto Bersani, l’ho sempre sostenuto con trasparenza e lealtà, alla ricerca di grande correttezza, evitando strumentalizzazioni”. Dopo, 23 giugno 2013: “Il vento a Reggio è cambiato. Anche chi era distante dalle posizioni di Renzi crede ormai si tratti della candidatura più forte per la futura segreteria del Pd. Senza di lui non si vince”.

Matteo Lepore, assessore comunale a Bologna. Giovane uomo forte della giunta Merola, proveniente dalla Legacoop, come quest’ultima da tempo si è avvicinato a Renzi. Prima, 19 settembre 2012: “In queste primarie scegliamo Bersani, perché non basta l’agenda Monti, perché in questo momento la priorità è proporre un’alternativa politica credibile all’idea di scelte tecniche ineluttabili, di un percorso dovuto e come tale indiscutibile”. Dopo, 8 giugno 2013: “Se Renzi saprà portare avanti una proposta politica sì radicale, ma che sappia parlare alla gente dei territori dove la sinistra è consolidata, allora partirà con il piede giusto”.

Daniele Manca, sindaco di Imola. Enfant prodige del Pd emiliano-romagnolo viene dall’area più dalemiana d’Italia. Tuttavia per vincere al primo turno alle ultime elezioni comunali di maggio, non ha disdegnato un comizio di chiusura tenuto proprio da Renzi. Prima, 3 ottobre 2012: “Ho sempre detto senza ambiguità che, a mio avviso, Bersani è il più idoneo alla sfida per il governo del Paese. Sarebbe un grave errore usare Renzi per distruggere il Pd”. Dopo, 18 luglio 2013: “Non sarò mai tra coloro i quali pensano che la cosa fondamentale sia allearsi contro qualcuno affinché non si candidi. Già ai tempi delle primarie “ho detto più volte che non era Renzi il nemico”. “Oggi Renzi è sicuramente un dirigente importante per il Pd e anche per il Paese, al pari di tutti gli altri”.

Graziano Prantoni, assessore provinciale. Già sindaco di Castel San Pietro Terme, da anni nel partito, in una foto su Facebook lo si può vedere issare con altri ragazzi il cartellone di Imola entusiasta!, il club renziano della cittadina romagnola. Prima, 30 ottobre 2012: “Noi siamo pronti a fare la nostra parte sostenendo con entusiasmo Bersani, che incarna la nostra visione della politica”. Dopo, 24 luglio 2013: “Bersani è persona di qualità ed è stato molto bravo fino alle primarie, poi si è trovato davanti a grandi difficoltà e ha messo in campo operazioni che hanno creato scontento in buona parte del Partito democratico. Inoltre, le idee di Renzi sono di un’innovazione necessaria davanti alla forte crisi economica”.

Andrea Rossi, sindaco di Casalgrande, Reggio Emilia. Bersani chiuse le primarie ospite proprio del sindaco in una fabbrica di Casalgrande. Prima, 7 ottobre 2012: “Mi sarei stupito se avessi visto Renzi qui all’Ergife. Noi, al partito, non l’abbiamo mai visto”. Dopo, 24 giugno 2013: “Io penso che Matteo Renzi sia l’unico in grado di fare vivere ancora e salvare il Pd da una possibile estinzione. Il collettivo non basta più, ora serve un Messi”.

Luca Vecchi, consigliere comunale e capogruppo Pd di Reggio Emilia. Un anno fa voleva mandare Renzi in rieducazione come cameriere alle feste de l’Unità. Oggi è pronto al grande salto. Prima, 11 ottobre 2012: “Renzi lo manderei per un mese a far servizio negli stand delle feste, fianco a fianco con quelli che qualcuno dei suoi ha definito ‘scagnozzi’. Sentire e respirare il clima aiuta. Perché per rappresentare una parte bisogna anche sentirsi parte”. Dopo, 7 agosto 2013: “Renzi rappresenta una grande opportunità per guidare l’Italia verso il cambiamento”.

Marcella Zappaterra, presidente della provincia di Ferrara. Nel 2011 su facebook commentò così un’uscita di Renzi: “Non ho mai sentito Renzi proporre l’abolizione delle Province quando faceva il Presidente di quella di Firenze…”. Non lo amava, al contrario di adesso. Prima, 9 settembre 2012: “Matteo Renzi è sicuramente una risorsa per il partito, ma chi può guidare e tenere unito il Pd e aiutarlo ad affrontare la crisi è Pierluigi Bersani”. Dopo, 17 luglio 2013: “Se al congresso del Pd si dovesse cristallizzare l’attuale scenario, con Renzi, Cuperlo e Civati, non avrei dubbio alcuno che lui fosse quello a garantire maggiormente la tenuta dell’originario progetto del partito”.