Il copione è sempre lo stesso: si chiude per la pausa estiva per non riaprire più, con i lavoratori in vacanza e all’oscuro di tutto. È successo alla Firem di Modena, succede oggi alla Hydronic lift di Pero, fabbrica nel milanese che produce componenti idraulici e meccanici per ascensori. La denuncia arriva dalla Fiom di Milano, secondo cui i 30 dipendenti si sono salutati il 2 agosto, dandosi appuntamento al 26, come ogni anno. La settimana di ferragosto però hanno ricevuto una lettera, datata 9 agosto, con cui l’azienda li informava di aver avviato una procedura di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività. E il 26 agosto, alla riapertura della attività hanno trovato i cancelli chiusi con tanto di catene e lucchetti. 

“Pare – si legge in una nota della Fiom – che lo sport in voga tra gli imprenditori in questa estate del 2013 sia trasformare la chiusura per ferie in chiusura definitiva, senza alcun preavviso e approfittando dell’assenza dei lavoratori: quando si dice capitani coraggiosi”. Il sindacato ora affila le armi e annuncia battaglia. A partire da un presidio, in programma dalla mattina di martedì 27 agosto, davanti allo stabilimento. “Un vigliaccata come questa non può certo passare”. Irreperibile per il momento la società, che ha staccato il telefono della sede milanese. L’unico commento l’ha lasciato un portavoce dell’azienda all’agenzia Ansa, alla quale ha dichiarato che il sito di Pero è chiuso per “una riorganizzazione interna aziendale”, ma che rimangono “comunque aperti le altre sedi”.

La vicenda della Hydronic allunga la lista di aziende che approfittano dello stop estivo per chiudere i battenti, senza informare nessuno. A partire dalla Firem, l’azienda emiliana che durante le vacanze ha fatto sparire macchinari e merci, li ha caricati su un camion e li ha messi in viaggio verso la Polonia, senza dire una parola a lavoratori e istituzioni. Per arrivare fino alla Dometic di Forlì. Anche qui, secondo quanto riferiscono i sindacati, nella notte del 23 agosto un gruppo di dirigenti, composto dall’amministratore, Marco Grimandi, il responsabile europeo della produzione, Hakan Ekberg, e un terzo dirigente svedese della multinazionale, ha cercato di spedire i generatori e i macchinari degli stabilimenti fuori dall’Italia, ma sono stati fermati dai lavoratori e le forze dell’ordine.

Per ora, gli impianti alla sede dell’Hydronic di via Amerigo Vespucci ci sono ancora tutti. Sono stati smantellati solo alcuni uffici. Ma da martedì 27 i lavoratori staranno comunque davanti allo stabilimento giorno e notte per monitorare e controllare che niente venga portato via. “Non abbiamo mai avuto segnali, che potessero farci pensare a una cosa del genere” spiega Alberto Larghi, segretario della Fiom Cgil di Milano, che da diversi anni assiste i dipendenti dell’Hydronic. “Abbiamo proposto un incontro alla proprietà, che fino adesso non ci ha contattato, per il 30 agosto. Speriamo di avere chiarimenti. Noi chiederemo la ripresa dell’attività produttiva come era prima dell’estate, dal momento che si tratta di un’azienda che ha mercato. Questa decisione di chiudere all’improvviso non ha spiegazioni”.