Mentre la Grecia intera è vessata da tre tagli consecutivi a stipendi e indennità imposti dalla Troika, la casta ellenica decide ancora una volta di salvare se stessa: la Camera ha emesso una circolare la settimana scorsa, che ha votato nella notte, per il riconoscimento di “servizi accreditati per i parlamentari in pensione, presidenti di regioni, sindaci e prefetti”. Il tutto per non tagliare le loro pensioni, anzi, affinché potranno ancora essere aumentate con i relativi scatti. Nella seduta notturna il Parlamento di Atene decide per un mini decreto infilato tra i provvedimenti amministrativi-finanziari a carattere di urgenza, per preservare le pensioni della casta e dopo che già lo scorso novembre, in occasione del terzo memorandum sulla riforma del lavoro, il tetto al cumulo di pensioni per i politici, era stato attivato per gli amministratori eletti dopo il 2013, salvando di fatto l’intera classe politica attuale.

Nello specifico il decreto dà il diritto al servizio di riconoscimento solo a coloro che vogliono andare in pensione (TFR), mentre per coloro che già ricevono una pensione la circolare dà il diritto di riconoscere anni in più e quindi aumentare la loro pensione complessiva. Il provvedimento è firmato dalla direzione nazionale della mutua greca (l’IKA) altro ente con una voragine finanziaria incredibile dovuta a anni di malagestione e su cui lo scorso luglio si è aperto il primo processo per truffa contro due manager accusati di aver frodato l’ente per 11 milioni di euro. La maggior parte della stampa greca si mostra indignata per quest’azione, dal momento che dalle prime indiscrezioni sul decreto, non vi sarebbe alcun limite di tempo sulla potenziale acquisizione di altri anni fittizi corrispondenti al mandato parlamentare.

Come dire che la casta potrebbe tranquillamente incrementare gli anni di servizio, in quanto eletti, e farsi riconoscere dalla mutua una pensione sempre più alta. Mentre tutti i pensionati del Paese (al pari dei dipendenti pubblici e dei nuovi dipendenti anche del comparto privato) hanno subito fino ad oggi un taglio netto del 25%, con la mannaia della nuova legislazione sul lavoro che prevede contratti da 350 euro al mese per le nuove imprese che assumono. Il quotidiano Eleftherotypia pubblica la circolare IKA incriminata, mentre il vertice dell’ente, Robertos Spyropoulos, dice che si tratta di aumenti irrisori, anche se tuttavia non ha negato che alcuni beneficiari saranno in grado in questo modo di garantire più diritti alla propria pensione.

Il tutto mentre la privatizzazione dell’Opap (scommesse elleniche) va in porto all’unico consorzio che si è presentato al tavolo del Taiped, l’ente preposto alle dismisi soni di stato: si tratta di Emma-Delta, che si aggiudica il 33% per 652 milioni, di cui 622 in contanti e 30 in dieci rate annuali. Con a capo il ceco Jiri Smejc e il magnate greco George Melissanidis (fondatore e proprietario di Aegean Marine Petroleum). Il primo è stato membro del gruppo PPF, fondato nel 1991 dal suo sodale Petr Kellner, membro del cda di Generali (fino a pochi mesi fa) e uomo più ricco della Repubblica Ceca con un patrimonio stimato da Forbes di 7 miliardi raggiunti a soli 47 anni. Smejc è anche socio della Bank of Piraeus, di cui nel 2011 ha acquisito il 5,7% pagando 1,10 euro ad azione. Ma il giorno successivo il titolo crollò a 0,165 euro ad azione, con il conseguente smottamento finanziario degli istituti bancari ellenici. Melissanidis, armatore tra i più ricchi, è nella lista dei Lloyds di Londra tra i cento spedizionieri più influenti del pianeta e dispone di 64 petroliere, oltre ad essere tra i fornitori ufficiali degli Stati Uniti.

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