La “democrazia diretta” di Pizzarotti fa innervosire il Partito democratico. Dopo l’annuncio del sindaco di Parma dell’iniziativa del 29 settembre, quando si terrà un’assemblea con 500 cittadini chiamati a redigere un regolamento per la periferia cittadina, l’opposizione in consiglio comunale chiede chiarimenti. A far discutere, la promozione dell’esperimento sul sito di Beppe Grillo, durante il quale l’eletto a 5 Stelle ha annunciato l’avvenimento. 

Un video sconcertante“, ha scritto in una nota la segretaria cittadina del Pd, Carla Mantelli, “per superficialità e confusione. Più volte come partito abbiamo espresso le nostre critiche alle modalità con le quali sono state organizzate e condotte dalla giunta comunale le assemblee di quartiere che, nonostante fossero strutturate ‘a doppio turno’, sono risultate comunque inconcludenti. Abbiamo anche sollecitato l’Amministrazione a istituire una forma di partecipazione dei quartieri dopo l’abolizione del decentramento e, sulla questione, il gruppo consiliare Pd ha presentato una proposta concreta prontamente bocciata dalla maggioranza. Ora con l’ormai famosa “Assemblea dei 500“, il rischio di perdere solo del tempo è concreto”. Le critiche riguardano, fanno presente dai banchi dell’opposizione, la poca chiarezza di obiettivi e metodi: “In linea di principio la ricerca di strumenti di partecipazione diretta, capaci di fornire approfondimenti e proposte agli organi elettivi potrebbe essere accettata. Ma dovrebbero essere esplicitate con grande precisione le caratteristiche e i metodi di tali strumenti”.

Il gruppo Pd in Consiglio comunale ha posto così alcune domande precise al sindaco Pizzarotti: “Ci chiediamo”, continua la nota, “in quale modo i partecipanti (specie quelli sorteggiati dagli elenchi dell’anagrafe) potranno avere informazioni precise sul tema sul quale fare proposte? E’ infatti impossibile fare proposte serie senza una corretta informazione. E se le informazioni verranno date solo dalla giunta, il rischio di orientare il parere dell’assemblea sarà molto forte. Ancora. Come verrà condotta la discussione tra ben 500 persone che non si conoscono e avranno linguaggi e stili comunicativi diversi? Chi e come sintetizzerà i pareri emersi? Verranno portati in Consiglio tutte le proposte raccolte? Quelle votate a maggioranza? Quelle che piacciono alla giunta? Se l’assemblea non dovrà prendere decisioni e l’unico decisore sarà il Consiglio comunale (come è giusto che sia) in che modo l’assemblea si rapporterà a quest’ultimo? Sono solo alcune delle domande che si possono porre e che mostrano chiaramente come sia facile parlare di partecipazione convocando un’assemblea, ma come sia molto più difficile renderla un luogo di effettiva elaborazione libera e democratica”.

L’annuncio di Pizzarotti sul sito di Beppe Grillo aveva parlato della decisione di convocare l’assemblea per la stesura del nuovo regolamento delle entità decentrate: “Un’insieme di linee guida per quelle che erano le ex circoscrizioni e i consigli di quartiere. Servirà a dare una nuova linfa e nuovo modo di comunicare, per segnalare problemi, per risolverli, con tutte le entità della città. Pensiamo che questo sia un nuovo modo di vedere la politica, che non delegittima il Consiglio Comunale, ma legittima un modello legato alla democrazia diretta, che dovrà essere introdotta piano piano in tutto il nostro territorio. Questo è un primo momento per decidere insieme, per spiegare quali sono i meccanismi, per applicarli in futuro per le decisioni e per fare emergere le priorità della città. Un’altra tematica è quella dei referendum”.