Un “clamoroso autogol” rinviare la discussione sul decreto per la riduzione del finanziamento pubblico ai partiti. Matteo Renzi, dal palco della festa del Pd di Castelfranco Emilia a Modena, rompe il silenzio delle ultime tre settimane commentando le scelte del governo delle larghe intese. “Penso che sia stata una decisione sbagliata. Un errore dell’esecutivo”. E ribadisce il suo sostegno all’abolizione del finanziamento pubblico: “Dobbiamo tornare ad essere orgogliosi di come i politici spendono i nostri soldi. Ad esempio lo sapete quanto spendiamo noi democratici? Solo 8,9 milioni di euro in comunicazione e ai territori vanno meno di 9 milioni”.

Video di Giulia Zaccariello

Un lungo comizio quello del primo cittadino di Firenze, arrivato dopo settimane di silenzio “volontario”. Accusato di voler creare problemi al governo delle larghe intese, Renzi si era ritirato a Palazzo Vecchio senza più parlare di politica nazionale: “Io non sono stato sleale”, ha detto, “il governo però, non usi la voce del verbo ‘durare’ che è un verbo doroteo, ma piuttosto la voce del verbo ‘fare’. In quel caso spero che duri il più possibile, ma non accetto che mi si accusi di logorarlo perché dico quel che penso. Enrico Letta non mi usi come alibiL’amico vero è quello che ti dice in faccia le cose ed è così che sto facendo. Noi siamo al fianco del governo perché realizzi l’impegno a partire da una legge elettorale semplice. Non complicate i giochi”.  

Parla dopo giorni di “volontario isolamento” e chiede il congresso del Pd per dare una svolta: “Al segretario del mio partito dico: fissiamolo questo congresso. Ce la facciamo senza aspettare le mosse di Berlusconi? Non parlerò di regole, di meccanismi, a me sta a cuore un Pd che torni a dare del ‘tu’ alla speranza. Il Pdl è in altre faccende affaccendato, Grillo canta da solo e non volendo che nulla cambi, è il principale sponsor delle larghe intese. E noi? Dobbiamo avere il coraggio di cambiare noi stessi. Non è importante cosa faccio da grande io, ma noi. Qualcuno mi ha detto: mettiti in un angolino, quando arriviamo alle elezioni candidiamo te e prendi i voti. Se si fa questo giochino, io non prendo i voti. Io non posso fare la foglia di fico di questo meccanismo, o ci mettiamo insieme creando un gruppo dirigente nuovo, oppure non ci sarà il cambiamento”.

Il motto è “saremo altro e saremo altrove se”, dove il sindaco di Firenze pone una lista di condizioni per il cambiamento: “Volendo citare il cantante Luciano Ligabue”, attacca, “io direi: ‘non è tempo per noi e forse non lo sarà mai’, anche se spero che non sia vero. Io continuo a chiedermi se davvero è così, o se nonostante la crisi e le difficoltà potremo finalmente prenderci il nostro tempo”.  E l’errore del partito è sempre quello, continua, di rimpiangere il passato: “Io vorrei che non ci limitassimo a compiangere i tempi andati, io vorrei che il partito avesse la voglia di non aspettare il futuro, ma corresse a prenderselo. Abbiamo bisogno di innovare e sperimentare. La vecchia tessera non basta più. E al tempo stesso non può essere che facciamo solo una pagina Facebook. Perché non c’è niente di più complice di uno sguardo, fatevelo dire da un sindaco”. 

Tanti secondo Matteo Renzi gli errori commessi dai democratici, primo fra tutti l’occasione persa con le elezioni del 25 febbraio: “Fino a che abbiamo fatto le primarie siamo stati a discutere dei problemi. Perché dal giorno dopo, finite le primarie siamo tornati a parlare di Berlusconi. Abbiamo parlato di “smacchiare il giaguaro”, ma l’Italia si aspettava la speranza non un nemico. Oggi che è arrivata una sentenza e non una sconfitta elettorale, c’è bisogno di un Partito democratico che non stia insieme perché di là c’è una minaccia. E’ vent’anni che stiamo facendo tutto aspettando le mosse di Berlusconi. Almeno il Congresso del Pd possiamo farlo senza pensare a lui?”.  

Il pensiero va alle consultazioni elettorali che potrebbero essere vicine: “A forza di avere la puzza sotto il naso continueremo a perdere le elezioni. Accanto ai delusi del Pdl, bisognerà andare a prendere anche i delusi del Pd”. Le elezioni fanno paura a tanti, dice Renzi, ma soprattutto al Movimento 5 Stelle: “Ricordatevi che quello che ha preso meno voti tra di noi, Bruno Tabacci, ha preso più voti di tutti i candidati a 5 Stelle”. 

Due le tappe previste per la serata di Matteo Renzi, prima alla festa di Castelfranco Emilia e poi, in chiusura, a Bosco Albergati. E durante il tour emiliano, il sindaco ha manifestato la sua solidarietà a Cécile Kyenge, ministro all’integrazione offeso dal Carroccio nei giorni scorsi: ”In questi 23anni abbiamo visto passare di tutto, lo voglio dire qui. Dalle parti di Roma è passata la Lega Nord che dopo Roma ladrona si è piazzata lì e ha fatto di tutto, dai diamanti alle lauree in Albania. E abbiamo visto uno statista in camicia verde che ha insultato un ministro di questa terra. E per questo voglio mandare un grande abbraccio a Cecile Kyenge. Perché i Calderoli passano, la dignità resta”.

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