Fincantieri di Marghera, operai e sindacalisti in piedi davanti ai cancelli e alla Digos per bloccare i camion che portano via le lamiere della nuova nave, per farle tagliare dalle ditte d’appalto esterne. “Siamo sotto continua minaccia dell’azienda di spostare fuori la nuova commessa – dice Luca Trevisan della Fiom Venezia – e temo che finirà così”. Settimana scorsa c’è stato un altro sciopero perché l’azienda ha messo in cassa integrazione 30 operai e minaccia di spostare la produzione.

È il braccio di ferro che accompagna la nuova commessa dei cantieri navali veneziani, la prima delle due navi da crociera Viking Star (465 cabine per 928 passeggeri, stazza lorda di 48mila tonnellate, prima stagione crocieristica prevista nel 2015) ordinata dalla società armatrice americana Viking Ocean Cruises. La seconda nave è in ballottaggio tra Marghera e Ancona. Per far fronte al nuovo ordine Fincantieri ha proposto ai suoi quasi mille dipendenti nuovi turni di lavoro con una ripartizione su sei giorni lavorativi delle 40 ore settimanali, un aumento delle flessibilità previste da contratto e la riduzione delle pause e lo spostamento a fine turno della mensa, “con la finalità di ridurre i costi di produzione e aumentare la produttività individuale”.

“È il 6×6 che comprende anche il sabato lavorativo e quindi non più pagato come straordinario – dice Giorgio Molin segretario regionale Fiom – qui si rischia di replicare le vicende Fiat”. Condizioni inaccettabili per la sigla più dura e pura dei sindacati, che sembra voler mettere a tutti i costi il cappello su questo testa a testa operai-azienda che ha il sapore delle lotte anni 70, si legge nel gruppo aperto Facebook “Fiom Fincantieri Marghera”.

Oltre alle richieste sulla modificazione degli orari il gruppo cantieristico “si riserva” di poter mettere in cassa integrazione 325 dipendenti “per i quali ha già richiesto e ottenuto le risorse dal governo” dice Luca Trevisan alla fine dell’ennesima assemblea tra Rsu e lavoratori (“In realtà nessuno ci ha invitato a noi dei sindacati ma abbiamo saputo che si riunivano e ci siamo andati”).

Un ricatto che ha risvegliato i sindacati locali uniti nell’unanime condanna del gesto. O meglio: Fiom ha incassato la solidarietà di Fim e Uilm veneziane, sconfessate però dai loro vertici nazionali che hanno preso pubblicamente le distanze. I sindacati propongono di introdurre il terzo turno notturno alle macchine, con un miglioramento delle prestazioni settimanali fino a 12 ore per addetto, e offrono la disponibilità all’azienda di concordare orari settimanali e prestazioni straordinarie. “Fincantieri però rifiuta ogni trattativa e sembra avere l’unico obiettivo di scardinare le 40 ore settimanali, per negare alla Rsu un ruolo sull’organizzazione del lavoro” dice Molin.

Per completare questo amarcord anni 70 arriva il dissenso dei “colletti bianchi”: un gruppo di 140 tra impiegati, dirigenti e tecnici ha scritto una lettera aperta – al sindaco, sindacati, Rsu, giornali e tv locali – in cui si dichiara favorevole al nuovo orario di lavoro e sottolinea i pericoli del mancato accordo – primo fra tutti quello di tornare in cassa integrazione. “Riteniamo molto grave, oltre che anacronistica – si legge – la risposta del sindacato, apparentemente suggerita da pregiudizi ideologici incapaci di una lettura al passo con i tempi” condannando il territorio “ad un veloce e irreversibile declino”.

Immediata la risposta via Facebook: “Venite in squadra con noi sei ore x sei giorni col caldo e in mezzo alla merda senza pause e poi vediamo che ne pensate” posta Michel Barbera. A complicare la situazione di uno dei maggiori gruppi cantieristici d’Europa, c’è la difficile composizione della forza lavoro dei cantieri di Marghera con una produzione navale esternalizzata all’80%, regimi di orario molto al di sopra dei limiti previsti dai contratti nelle ditte subappaltanti, forte ritardo nella consegna di una nave per la Costa Crociere prevista per il 2014.

da Il Fatto Quotidiano del 31 luglio 2013