Protesta contro l’islamizzazione, interrompendo il digiuno previsto nel Ramadan. Oltre 500 algerini hanno mangiato e bevuto in pubblico oggi nella città “ribelle” di Tizi Ouzou. E’ la prima azione collettiva di questo tipo. Sostengono la loro libertà di scelta di fronte alla “islamizzazione” del Paese.

“C’è un clima di terrore che regna contro quelli che non digiunano” nel mese del digiuno sacro ha denunciato uno dei partecipanti, Ali, sulla quarantina, tecnico di questa città a 100 chilometri da Algeri. E anche Tahar Bessalah, un imprenditore, si è detto d’accordo: “La religione deve restare nell’ambito del privato”, ha detto, definendosi “musulmano di tradizione, ma non uno che digiuna”. Tra i partecipanti a questo pasto collettivo erano presenti diversi cittadini locali ma anche militanti politici, soprattutto berberi. Tra questi un giovane di 18 anni che ha portato con sé un cartello con su scritto: “Non sono arabo e non sono obbligato a essere musulmano”.

Tizi Ouzou è stata teatro di scontri, a volti sanguinari legati a rivendicazioni di carattere culturale e di identità etnica degli abitanti della Cabilia, che hanno contestato le politiche di arabizzazione forzata imposte dal governo centrale dopo l’indipendenza. Il presidente del Movimento per l’autonomia della Cabilia, Bouaziz Ait Chebib – di fronte ad un pubblico composto essenzialmente da giovani uomini armati di bottiglie d’acqua, sigarette e anche di lattine di birra – ha rivendicato “l’attaccamento ancestrale” della gente della Cabilia e la “libertà di coscienza”.