La lotta per gli ascolti in tv anche in Pakistan impone maratone di intrattenimento senza scrupoli, rimestando nel torbido del sensazionalismo per assicurarsi qualche punto di share in più. La nuova vetta da battere per vincere il favore dell’audience musulmana è stata toccata recentemente dal programma Amaan Ramzan, oltre dieci ore di show in onda sul canale pakistano Geo, condotto dal controverso Dr. Aamir Liaquat Hussain

Il presentatore, arcinoto in patria, in un segmento del programma ha consegnato ad una giovane coppia di partecipanti un bebè, uno dei “premi” in palio per il telequiz incentrato sulla conoscenza del Corano che in questo periodo di Ramadan – il mese di digiuno islamico, simbolo di umiltà, consolidamento della fede ed introspezione nella pratica musulmana – tiene incollati davanti allo schermo milioni di pakistani.

A ben vedere, la consegna della piccola è inserita in un contesto formalmente meritorio: la bambina era stata salvata dalla Chhipa Welfare Association, una ong attiva in Pakistan col compito di occuparsi di bambini abbandonati. Il presidente Ramzan Chhipa, presente durante la “premiazione” in diretta, ha poi chiarito che la coppia di vincitori era in realtà iscritta al progetto della ong ed aveva già partecipato ad alcuni colloqui obbligatori per rientrare nella lista di aspiranti genitori adottivi. In accordo con lo staff di Hussain, la consegna del bebè è però avvenuta senza che i due fossero messi al corrente, invitati a partecipare alla trasmissione come semplice audience in studio.

Riz-ud-din, il marito della coppia, ha spiegato ai microfoni di Amaan Ramzan che da 14 mesi i due provavano ad avere un figlio, senza risultato, e che contro le pressioni della società – che lo esortava ad un secondo matrimonio “fertile” – ha preferito avere pazienza e rimanere fedele a propria moglie. Felicità, solidarietà, lacrime di gioia, intrattenimento ed Islam: il mix di Amaan Ramzan è perfetto per i canoni del varietà pakistano di oggi, sapientemente sviluppato nel solco dell’entertainment di stampo americano alla Oprah Winfrey.

Il padre della rivoluzione estetica dell’Islam in tv è proprio Aamir Liaquiat Hussain, personaggio controverso a metà tra megastar televisiva e teleguaritore evangelico con un passato da giornalista sempre sulle reti di Geo, canale in lingua urdu nato solo nel 2002. Dall’informazione il brillante Hussain migra presto verso un talk show tutto suo, Aalim Online, salotto televisivo dove sunniti e sciiti – branche dell’Islam in lotta fra loro in Pakistan – discutono di tematiche religiose: è un successo immediato che riceve anche il plauso del generale Musharraf, che nei primi anni 2000 aveva nominato Hussain sottosegretario agli affari religiosi.

Le ombre di Hussain vengono svelate in un puntuale ritratto che il New York Times ha dedicato lo scorso anno all’imbonitore televisivo, rivelando che il “dottore” ha conseguito la laurea in studi islamici per posta, ottenendo il diploma da un’università online spagnola. L’episodio dei bambini abbandonati trasformati in premio si va ad aggiungere a peculiari caratteristiche di superego che fanno di Hussain la macchina da guerra dello share perfetta. Affascinante, spigliato, indicato addirittura come sex symbol, Hussain è il re Mida dell’intrattenimento pakistano. Doti che Geo è disposto a pagare migliaia di dollari – si dice lo stipendio di Dr. Hussain tocchi i 30mila dollari al mese – per tenere nella propria squadra l’istrionico conduttore ed imprenditore di se stesso, che oltre alla carriera televisiva gestisce anche una linea d’abbigliamento e una compagnia di pellegrinaggi alla Mecca, personalmente guidati a scadenza annuale. Se lo stunt della premiazione in bambini doveva far parlare di Amaan Ramzan e di Hussain, che nella sua pagina online si descrive come “una vera leggenda dei tempi moderni”, l’obiettivo è stato largamente raggiunto.

di Matteo Miavaldi