Dalle urne all’aula del consiglio comunale, Bologna e il centrosinistra si spaccano di nuovo sui fondi pubblici alle materne convenzionate, cattoliche e non. Un milione di euro all’anno, su cui si gioca la tenuta della maggioranza guidata dal Pd, che ha deciso di ignorare l’esito del referendum di maggio e tirare dritto, portando sul tavolo del consiglio un documento per non toccare l’attuale sistema integrato pubblico privato. Con il risultato di far saltare il dialogo con gli alleati di Sel, e ricreare una situazione da larghe intese, con il Pdl tentato dall’appoggio ai democratici. Una situazione praticamente identica a quella della campagna elettorale, quando il Pd abbracciò senza esitazioni la causa delle scuole private, incassando il sostegno del Pdl, della Lega e della Curia di Bologna.

Ora, a più due mesi dal voto che ha sancito la vittoria di chi chiede la cancellazione dei finanziamenti alle scuole convenzionate, si aspetta la resa dei conti nell’aula di Palazzo d’Accursio, prevista per lunedì 29 luglio (una delle ultime date disponibili per la discussione). E il clima è tutt’altro che disteso. Probabile che gli interventi vadano avanti a oltranza, fino a tarda serata, e non è detto che la maggioranza riesca a trovare la quadra. Già nel corso della seduta del 22 luglio infatti i consiglieri di Sel, sostenuti dal Movimento 5 Stelle, hanno presentato un ordine del giorno per il rispetto dell’esito del referendum e per smantellare gradualmente il sistema attuale. Già in quell’occasione, non hanno usato i guanti di velluto con i colleghi del Pd. E li hanno accusati di “abbandonare il proprio popolo”, oltre 50 mila bolognesi che hanno votato per azzerare i soldi alle strutture private, in favore di quelle pubbliche. Votò solo il 28% degli aventi diritto, anche se gli attivisti del comitato art.33 hanno sempre difeso il risultato: “Pochi siamo noi che abbiamo ottenuto questa vittoria incredibile”.

E a sentire la consigliere vendoliana, Cathy la Torre, la situazione in questa settimana di tregua non è cambiata più di tanto. “Abbiamo cercato di aprire un dialogo ma purtroppo non è successo nulla. Certo, sarebbe molto grave se l’ordine del giorno del Pd passasse con i voti del Pdl. Noi di sicuro andiamo avanti per la nostra strada, poi vedremo tra un anno se ancora non è cambiato nulla”. La maggioranza in comune però, almeno per il momento, non è a rischio, assicura. “Sui singoli atti amministrativi, che sono al di fuori del programma di coalizione, decideremo di volta in volta come votare”.

Anche nel Pd non mancano i mal di pancia. Il renziano Francesco Errani ha già fatto sapere che in aula si asterrà al momento di votare il documento presentato dal Pd, scatenando gli anatemi del partito. “È sbagliato fare finta di nulla e non riconoscere che, nonostante in campagna elettorale il Pd si sia speso per l’opzione B, quella per il mantenimento dei fondi ai privati, i bolognesi abbiano chiesto un’altra cosa” spiega. “Anche perché si tratta di una parte importante del nostro elettorato, non possiamo dimenticarlo. Io ho chiesto che si aprisse un dialogo con i referendari, che non si chiudesse loro la porta, e che si tenesse anche conto delle proposte emerse nella istruttoria pubblica organizzata dopo il voto. Mi sembrava una scelta coerente con l’esito della consultazione. E invece questa strada è stata impraticabile”.

Un voce, quella del consigliere Errani, che per ora non ha trovato sponde all’interno del partito, che sembra deciso a difendere a spada tratta la convenzione con le scuole private. Del resto la direzione l’aveva già indicata prima del voto il sindaco, Virginio Merola, quando aveva fatto capire che l’esito di un referendum consultivo come quello di maggio non avrebbe cambiato comunque le cose. “Il referendum è stato inutile e mal posto con i suoi quesiti, anche perché se si guarda fuori dai confini emiliani non esiste amministrazione che non abbia stipulato una convenzione con le scuole dell’infanzia private” sostiene il consigliere del Pd, Tommaso Petrella. Esclude però che dal voto di lunedì possa uscire una nuova maggioranza Pd-Pdl. “Non abbiamo chiesto l’appoggio a nessuno, nemmeno al centrodestra. Se voteranno con noi, non ci sarà da scandalizzarsi”.

Intanto, in attesa del confronto in aula, c’è già chi, calcolatrice alla mano, ha fatto due conti. E ha fatto notare come il Pd, senza il voto di Errani, non sia autosufficiente e debba per forza contare sulla stampella del Pdl. Larghe intese in salsa bolognese, nel nome della scuola privata.