A distanza di poco più di un anno da quella sentenza del Tar, che mise fine prematuramente al terzo mandato di Michele Iorio (nella foto), il Consiglio regionale del Molise rischia nuovamente lo scioglimento. Stavolta però nessuna irregolarità è stata riscontrata nelle recenti elezioni che hanno decretato la vittoria del candidato del centrosinistra – con un passato in Forza Italia Paolo di Laura Frattura. A far tremare il neogovernatore e l’assemblea di Palazzo Moffa sono invece le disposizioni in materia di riduzione dei costi degli apparati politici regionali, contenute nel decreto 174/2012 emanato dal precedente governo guidato da Mario Monti. Tra le regioni a statuto ordinario (quelle a statuto speciale “provvedono ad adeguare i propri ordinamenti compatibilmente con i propri statuti di autonomia”) il Molise è infatti l’unica a non aver ancora ridotto le indennità di consiglieri, presidenti di Giunta e presidente del Consiglio regionale.

Le ultime regioni, che hanno adeguato i propri statuti regionali ai tagli imposti dal decreto, sono state Lazio e Lombardia. Per loro, così come per il Molise, il termine ultimo – a differenza delle altre regioni –, essendo andate alle urne lo scorso febbraio, non era fissato entro i sei mesi dall’entrata in vigore del decreto. Ma entro tre mesi dalla data della prima riunione del nuovo consiglio regionale. Tuttavia, nonostante il maggior tempo a disposizione, la Regione Molise non ha ancora provveduto a ridurre gli stipendi dei propri consiglieri e quelli del presidente di Giunta e del presidente del Consiglio: le loro buste paga ammontano rispettivamente ad oltre 9mila euro e 12.200 euro (netti). I tre mesi sono scaduti lo scorso 2 luglio. E adesso la mancata sforbiciata potrebbe costare cara. La Regione Molise rischia di vedersi ridurre i trasferimenti statali fino all’80% in meno (eccetto quelli destinati al trasporto e alla sanità). Di più: “Qualora le regioni non adeguino i loro ordinamenti entro i termini – recita il comma 5 dell’articolo 2 del decreto 174/2012 – alla regione inadempiente è assegnato il termine di novanta giorni per provvedervi. Il mancato rispetto di tale ulteriore termine è considerato grave violazione di legge ai sensi dell’articolo 126, primo comma, della Costituzione”. In poche parole il Consiglio regionale verrà sciolto. Dunque la corsa contro il tempo per scongiurare lo scenario, non così lontano, è iniziata: se i consiglieri regionali non si taglieranno lo stipendio entro la fine di settembre, per la Regione Molise si renderà necessario l’esercizio del potere sostitutivo da parte del governo.

E proprio mentre i loro colleghi temporeggiano rischiosamente, i due consiglieri del Movimento 5 Stelle in quattro mesi, non potendoli restituire, hanno già messo da parte 42mila euro. Nei mesi scorsi infatti il presidente del Consiglio regionale, in seguito alla loro richiesta di percepire dell’indennità di funzione solo 2500 euro netti, aveva spiegato che l’istituto della rinuncia agli emolumenti dei consiglieri regionali non era previsto dalle normative vigenti. “Ma ci aveva anche detto che questa fattispecie poteva essere espressamente disciplinata”. Insomma proponete una legge ad hoc e vedremo. Ed è proprio quello che i due consiglieri pentastellati hanno fatto nei giorni scorsi: “Abbiamo presentato una legge che crea l’istituto della rinuncia, per cui ogni consigliere può indicare a quale parte del suo stipendio vuole rinunciare”.