Dopo tanti rinvii, il giorno è arrivato: la sfida della democrazia liquida del Movimento 5 Stelle è lanciata e il parlamento elettronico è online. Il progetto, al momento, coinvolge la regione Lazio, ma l’obiettivo è quello di estendersi in Lombardia e Sicilia in un secondo momento, per poi arrivare a coprire tutta l’Italia. Lo scopo della piattaforma era noto da tempo ed è quello di coinvolgere attivamente i cittadini italiani nel processo legislativo, permettendo agli utenti della piattaforma di proporre le leggi, gli emendamenti e votare i testi delle norme. Ma anche quello di permettere agli iscritti del movimento di essere partecipi alle fasi decisionali interne. “Con questo progetto, grazie anche all’aiuto dell’Università di Bologna e del Parlamento europeo che ci hanno aiutato a svilupparlo, separiamo la barriera tra elettori ed eletti. E’ una delle più grandi sperimentazioni di democrazia diretta e funziona dall’alto e dal basso: sulla piattaforma vengono scritte le proposte fatte anche da altri gruppi politici in Regione, in modo tale che possano essere seguite, ma è anche un luogo dove tutti potranno fare la propria proposta”, spiega il consigliere regionale del Lazio Davide Barillari, presentando i risultati del lavoro.

“Il progetto parte a livello regionale – illustra il consigliere regionale – poi pensiamo di estenderlo a quelli comunali e municipali e il futuro è aperto a un possibile progetto nazionale, che non sia, però, in contrasto con altri”. Il web infatti è sempre stato il cuore dell’attività del movimento. E proprio in merito all’eventuale sovrapposizione di questa nuova piattaforma con strumenti già presenti, Barillari è chiaro: “E’ qualcosa che va ad aggiungersi alla nostra attività, ma che non vuole sostituire quello che già c’è come i blog e i Meetup”.

COME FUNZIONA – Ma come funziona la piattaforma? A spiegarlo è Emanuele Sabetta, coordinatore del progetto: “Quando viene proposta una legge, innanzitutto si cercano sostenitori per raggiungere il quorum necessario a dare l’avvio alla discussione”. A questo punto possono essere proposti degli emendamenti che vengono votati. C’è però una grande problematica: come si stabilisce se la proposta è stata avanzata da un “soggetto competente in quella materia? Qui entrano in gioco le commissioni – spiega Sabella – che sono tre: una specialistica, che valuta la fattibilità della proposta e i suoi eventuali effetti, una di bilancio che ne valuta gli aspetti economici e quella Costituzionale, che ne specifica la costituzionalità e ne formalizza il linguaggio”. Ogni step viene votato e alla fine la legge “viene messa nelle mani degli eletti”. Le caratteristiche del sistema sono molte, ma “alla base – afferma Sabetta – ci sono tre aspetti fondamentali: l’accessibilità, la trasparenza e la sicurezza”.

I PRINCIPI BASE – Il primo obiettivo era rendere il progetto fruibile a tutti, “anche alle persone non esperte di informatica”. Proprio per questo si è lavorato molto sulla grafica. “Sono state date opzioni che permettessero scelte intuitive dei componenti interattivi della pagina”. E poi il sistema “è stato reso compatibile con tutti i dispositivi touch, come tablet e Ipad”. Per garantire un maggior controllo, poi, è stato deciso di rendere palese il voto online. In questo modo “chiunque può fare scrutini pubblici e in caso un cittadino vedesse mutato il proprio voto, potrebbe denunciarlo”. E’ la nota dolente dell’esperienza online del movimento. Dal blog di Grillo al caso delle mail hackerate, più volte il Movimento 5 Stelle è stato oggetto di attacchi informatici. Per combattere eventuali intrusioni è “stato creato un sistema di riconoscibilità, basato su dei token (acquistabili al costo di 3 euro e grazie ai quali è possibile registrarsi sulla piattaforma, ndr), che forniscono un codice di autenticazione”. Inoltre grazie all’ “open mirroring – spiega Sabetta – è possibile replicare i dati all’interno della piattaforma per garantirne l’integrità dalla manipolazione. E chiunque può avere una copia di questi dati”.

SFIDA DEMOCRAZIA 2.0 CON IL PD – Il progetto della “democrazia liquida” è ormai in atto, ma non solo in casa 5 stelle. E il paragone con la piattaforma “Tuparlamento” lanciata da Laura Puppato del Pd sorge spontaneo. “In realtà è molto diverso – specifica il consigliere Barillari – Tu parlamento è costato 15 mila euro e si ferma dove noi siamo partiti. Il nostro è a costo zero, frutto del lavoro di 20 volontari che hanno dato vita alla piattaforma un pezzetto alla volta. E poi il loro è un progetto solo consultivo, dove alla fine magari la proposta non viene considerata. Per noi del movimento 5 stelle è diverso: ciò che viene votato nel parlamento elettronico è vincolante”. La piattaforma parte, durante il mese di luglio, con 1000 utenti ma l’obiettivo è alto, “superare i 30000”.