È il primo degli sfidanti a venire ufficialmente allo scoperto e sembra fare sul serio: “Credo veramente in una vittoria, penso che la maggior parte del Partito democratico sia sulle mie posizioni o quanto meno si ponga le stesse domande che mi pongo io”. Pippo Civati lancia la sua campagna elettorale in vista del prossimo congresso del Pd e chiarisce i suoi punti fermi nella marcia verso il Nazareno: dialogo con il Movimento 5 stelle e recupero dei voti persi proprio in favore delle liste di Grillo, alleanza con Sel, durata il più possibile limitata del governo di Enrico Letta; e poi ambiente, lavoro, reddito minimo di cittadinanza, matrimoni gay, riduzione delle tasse sul lavoro e Imu per le classi più benestanti. Infine tra gli obiettivi, la vendetta: “Ci vendicheremo delle mancanze e della perdita di autorevolezza del partito, vendicheremo Stefano Rodotà e Romano Prodi, vendicheremo le timidezze di queste anni”.

Il pubblico della convention “W la libertà” che si è tenuto a Reggio Emilia nel fine settimana e che ha visto la partecipazione di oltre 1.500 persone, appare entusiasta e pronto a lottare a fianco al parlamentare lombardo. Tutto in attesa di capire chi saranno gli sfidanti e quali saranno le regole del prossimo congresso: “Le primarie rimangano, non cambiamo le regole in corsa”, spiega al Fattoquotidiano.it Civati, uno dei soli due nel gruppo parlamentare Pd a non votare la fiducia al governo di Letta. Alla fine del discorso, breve ma applauditissimo, in tanti si avvicinano. Giovani, anziani. C’è chi gli chiede un autografo, chi lo paragona a Enrico Berlinguer, chi gli dice di essere più cattivo contro i prossimi sfidanti: “Parlerò bene di tutti i candidati: Matteo Renzi, Gianni Cuperlo, tutti sono risorse per il partito”, ci tiene a spiegare.

video di Giulia Zaccariello

Proprio con Renzi, oggi possibile sfidante, tre anni fa Civati lanciò la rottamazione, ma poi i due si divisero. “Ci distingue una cura verso il Pd. Matteo ha sempre guardato fuori dal partito. Io penso che invece ci sia bisogno di una forza politica, il Pd, che in questo momento è in un posto sbagliato: il governo delle larghe intese da cui deve rientrare prima o poi”, spiega il parlamentare giù dal palco da cui ha lanciato la sua sfida.

L’idea di essere un outsider, il meno favorito e il meno citato mediaticamente tra gli sfidanti, non dispiace a Civati, che intorno a sé ha costruito negli ultimi tre anni una rete di militanti (compresa quella che oggi è una parte di OccupyPd) e che in questi mesi lo sosterrà nella sua campagna: “Se non si parla di me è meglio, perché se il livello è quello di questi giorni, in cui si parla di caccia al piccione, preferisco starne fuori”. Del resto tanti nella base del partito la pensano come lui. E non solo nella base. Venerdì sera è arrivato al Chiostro della Ghiara dove si è tenuta la tre-giorni, Fabrizio Barca, che ha ribadito che a candidarsi in prima persona non ci pensa neppure. Così se non c’è stata un’investitura per il giovane deputato, poco ci manca. “Quella di Civati è un’ottima candidatura”, ha detto l’ex ministro. “Sono io che mi appoggio a lui”, scherza Pippo Civati che poi ammette: “Spero che Barca sia con noi”.

In tema di endorsement l’altra figura cui guarda Civati è quella di Romano Prodi. Venerdì assieme a Barca a parlare a Reggio Emilia c’era anche la deputata Sandra Zampa, fedelissima del Professore: “Mi appoggio all’eredità storica di Romano Prodi”. E chissà che dopo quella di Barca non arrivi anche una semi-benedizione da parte dell’ex premier, così maltrattato dal suo partito: “Lo hanno ucciso tre volte. L’ultima è stata la più crudele”.

Infine Civati si rivolge al presidente del consiglio: “Non ho niente contro Letta, lui sta facendo quello che può e bene. Ma se tutte queste cose che noi proponiamo sono in contrasto con le larghe intese, noi ce ne faremo una ragione”.