A vent’anni dalla famosa promessa di “un milione di posti di lavoro”, bandiera della discesa in campo del Cavaliere nel ’94, la politica rilancia, e raddoppia l’obiettivo. Vale ben due milioni di posti in tre anni, l’ultima proposta anti-crisi per abbattere la disoccupazione. Un nuovo “contratto con gli italiani”? Un modo per lanciare l’annunciato ritorno di Forza Italia? Niente di più lontano. A prendere l’iniziativa, questa volta, sono i comunisti. Tassare i grandi patrimoni e le rendite finanziare, abolire le opere inutili come il Tav o l’acquisto degli F-35. Parte da qui la ricetta che Rifondazione Comunista ha presentato ieri a Roma per restituire due milioni di italiani al mondo del lavoro. “Con questi interventi – spiega il segretario Paolo Ferrero – si metterebbero assieme 90 miliardi da investire nell’occupazione in vari settori: dal riassetto idrogeologico allo sviluppo dell’energia solare, dagli investimenti in scuola e sanità a maggiori risorse per la ricerca tecnologica”. In aperto contrasto con la strategia del governo Letta, quel ‘pacchetto lavoro’ che lo stesso Ferrero ha ribattezzato più semplicemente “pacco“, il piano per il lavoro sarà una proposta di legge di iniziativa popolare. “Inizieremo a raccogliere le firme dall’autunno prossimo – prosegue il segretario – e chi vorrà darci una mano in questo senso è ben accetto”. Fossero anche i cinquestelle? “Perché no? – risponde – Se ci aiutano a raccogliere le firme”  di Annalisa Ausilio