Dopo la reputazione internazionale, la Turchia rischia di perdere anche l’Europa. Già ospite sgradito per molti al tavolo dell’Ue, Ankara potrebbe vedersi chiudere definitivamente la porta di quell’Europa con la quale ha iniziato i negoziati di adesione nel 1987 (anno della candidatura turca per entrare nell’allora CEE) a causa della repressione violenta della manifestazione di Taksim square. Fonti diplomatiche a Bruxelles riferiscono che Germania e Paesi Bassi hanno espresso la loro contrarietà a riprendere le discussioni di annessione con la Turchia in programma per la prossima settimana. Ecco che le violenze delle forze dell’ordine nei giorni passati a Istanbul diventano la scusa perfetta per chiudere il capitolo Turchia-Ue da sempre punto di disaccordo a Bruxelles.

I negoziati di adesione sarebbero dovuti ripartire il 26 giugno, a partire dal capitolo “politiche regionali” (per entrare nell’Ue un paese deve essere uno stato europeo, rispettare i principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nonché dello Stato di diritto e rispettare una serie di condizioni economiche e politiche conosciute come criteri di Copenaghen). Ma ecco che da una riunione diplomatica a Bruxelles è trapelata l’indiscrezione che Berlino e L’Aia, proprio a causa delle violenze di Taksim Square, vorrebbero bloccare sul nascere il riavvio del processo di adesione di Ankara, congelato da tre anni per i mancati passi avanti della Turchia su quasi tutti i capitoli dei negoziati.

Ma a ben guardare potrebbe trattarsi di una scusa per lasciare alla porta l’ospite sgradito, visto che l’annessione della Turchia all’Ue costituisce da sempre un argomento di scontro tra le forze politiche europee e nazionali. Basti pensare alla forte opposizione della Lega Nord, che a più riprese ha rievocato la battaglia di Lepanto (1571) tra le flotte musulmane dell’Impero ottomano e quelle cristiane della Lega Santa come argomento a supporto del no all’annessione della Turchia. Ma anche a Berlino la Turchia non è la benvenuta, soprattutto al Bundestag dove la Cancelliera tedesca Angela Merkel, che si è subito detta “scioccata” per le violenza della polizia a Istanbul, è da sempre scettica sull’annessione di Ankara.

Di certo l’atteggiamento sfrontato del premier turco Recep Tayyip Erdogan non aiuta a distendere l’atmosfera. Per tutta risposta ad una risoluzione comune del parlamento europeo che condannava la repressione violenta della manifestazioni di Istanbul, Erdogan ha risposto di “non riconoscere alcuna decisione presa dall’Europarlamento sulla Turchia”. La risoluzione, approvata da tutte le forze politiche, si era limitata ad esprimere “preoccupazione per l’uso sproporzionato della forza da parte della polizia” e a manifestare “timori per il deterioramento della libertà di stampa e per gli atti di censura e autocensura nei media turchi”.

Dopo un simile attacco, è stata inevitabilmente annullata la missione in Turchia prevista per questo weekend della commissione affari esteri dell’europarlamento, presieduta proprio da un tedesco e dello stesso partito della Merkel (Cdu), Elmar Brok. “La Turchia è e rimane un importante partner dell’Unione europea, ma dovrebbe comprendere come affrontare le critiche”, ha detto Brok. Cauta la posizione della presidenza di turno dell’Ue irlandese, che riferisce che “i contatti con le capitali continuano” e che “una decisione degli Stati membri se confermare o meno la riapertura dei negoziati è aperta per lunedì prossimo”.

“L’Ue ha bisogno della Turchia più di quanto la Turchia abbia bisogno dell’Ue”, ha rincarato la dose il ministro turco agli Affari europei Egemen Bagis, che ha poi aggiunto: “Se saremo costretti, siamo pronti a dire all’Europa di andarsene e quel paese”. Dichiarazioni forti e spropositate. Anche se la Turchia costituisce un ottimo partner commerciale per l’Ue, che concentra su Ankara ben il 70 per cento dei suoi investimenti esterni diretti e oltre il 38 per cento delle esportazioni, spacciare l’annessione della Turchia come un vantaggio solo per l’Ue è a dir poco azzardato.

“Non è il momento di chiudere la prospettiva europea della Turchia, semmai è il momento di rilanciarla, aprendo, oltre al capitolo sulle politiche regionali, anche quelli sui diritti fondamentali e sulla giustizia”, ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino, ex commissaria europea. In effetti un allontanamento dell’Ue dalla Turchia potrebbe paradossalmente avvantaggiare solo il governo di Erdogan, che da qualche anno si sta dimostrando più interessato ad assumere un ruolo di leadership nel Medio Oriente, dove diritti civili e democrazia sono concetti alquanto relativi, piuttosto che entrare nell’Ue e accettarne le regole. Ma per quanto riguarda la ripresa dei negoziati con l’Europa, la decisione finale spetta ancora una volta alla Germania.

@AlessioPisano