Alzeranno la protesta. Perché è chiaro che “a Milano – dice un furibondo Fabrizio Cicchitto – lo stato di diritto è da tempo finito; in questo modo salta anche la pacificazione, c’è una parte del Pd che lo vuole”. Dopo la condanna al processo Ruby, è tempo di riaffilare le armi ad Arcore. Il partito dei giudici, definiti “criminali con la toga” da un Berlusconi furioso, gli ha assestato un altro duro colpo. L’ennesimo, certo. E giovedì, sicuramente, sarà di nuovo la stessa storia, sul Lodo Mondadori. Ma Berlusconi non molla. Gliel’ha intimato, in qualche modo, anche Angiolino Alfano di “tenere duro” e andare avanti, anche se lo schiaffo è stato forte. Il Cavaliere è rimasto “molto provato” dalla sentenza, “sotto shock” raccontava ieri Denis Verdini. Ma non domo. “Non abbandono la battaglia per fare dell’Italia un Paese libero e giusto – ha detto – intendo resistere a questa persecuzione perché sono assolutamente innocente e non voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia. Ero veramente convinto che mi assolvessero perché nei fatti non c’era davvero nessuna possibilità di condannarmi. E invece è stata emessa una sentenza incredibile, di una violenza mai vista né sentita prima, per cercare di eliminarmi dalla vita politica di questo Paese”.

Stamattina Berlusconi sarà a Roma, dove dovrebbe avere un lungo colloquio con Enrico Letta a Palazzo Chigi. Un incontro che era già stato programmato, per calibrare l’agenda dei prossimi mesi del governo, alla luce dei soldi che non ci sono e delle pressioni, crescenti, dei falchi Pdl sull’Iva e l’Imu. Ora, però, è tutto cambiato. E nella mente di Berlusconi ha cominciato a riaffacciarsi l’idea di staccare la spina al governo per andare alle elezioni poco prima della sentenza della Cassazione su Mediaset o, addirittura, in contemporanea. Quando, cioè, l’interdizione dai pubblici uffici non peserebbe sulla campagna elettorale. E nemmeno sulla sua ipotetica nuova elezione. Il resto, poi, sarebbe tutto da definire, ma intanto la macchina del partito è da rimettere in moto fin da subito. Oggi, dopo l’incontro con Letta, Berlusconi vedrà i suoi proprio per riavviare la macchina organizzativa. Chiaro che, in questo frangente, ad avere la meglio saranno i “falchi” con Daniela Santanchè, sempre più vicina al coordinamento del nuovo partito.

Di nuovo in corsa verso le elezioni, allora? Dicono che il Cavaliere non se la sia presa tanto con i magistrati di Milano, ma che ce l’avesse soprattutto con Napolitano. Reo, nella sua testa, di averlo tradito – è il Berlusconi pensiero, s’intende – perché la sentenza Ruby è andata oltre ogni più pessimistica aspettativa, dunque non c’è stata la sufficiente moral suasion che lui si aspettava sulle toghe da parte del capo del Csm (ma che nessuno dal Quirinale gli aveva mai garantito). Ora, Napolitano può rappresentare un ennesimo scoglio. In prospettiva. Se – cioè – si rifiutasse di concedere le elezioni quando lui deciderà di staccare la spina alle grandi intese, andando invece a ricercare un’altra maggioranza in Parlamento. Casomai proprio quell’asse tra Pd e grillini transfughi (e non) che ora sono il suo incubo politico.

Il presidente Napolitono ha colto queste tensioni e, il giorno dopo la sentenza Ruby, manda un messaggio chiaro. “Non passano due mesi dalla formazione di un nuovo governo che subito si parla dell’incombente, imminente o fatale crisi di governo”, ha affermato in un intervento al Cnr. Non a caso, ha aggiunto il Capo dello Stato, in Italia “abbiamo il record della fibrillazione politica”. La continuità, ha spiegato, “è un elemento essenziale e non significa conservatorismo o immobilismo. Vorrei quindi un po’ più di continuità nella istituzione governo”. E, stando alle indiscrezioni, il presidente del Consiglio Letta gli fa da sponda ideale ricordando, in conversazioni con i ministri più vicini, come scrive La Stampa, che l’asse Pd-delusi dei Cinque Stelle è un’opzione concreta per sbarrare la strada alle elezioni. Elezioni dove, tra l’altro, potrebbe scendere in campo Matteo Renzi, potenzialmente capace di erodere consensi al Cavaliere, al contrario di quanto ha fatto il Pd finora. 

Per arrivare a fare comunque le riforme, a partire dalla legge elettorale che, a questo punto, il Cavaliere non vuole cambiare per nessun motivo al mondo. Il conto alla rovescia verso una nuova campagna elettorale, per Silvio Berlusconi è dunque appena scoccato. A settembre il battesimo della nuova Forza Italia. Poi, “la parola dovrà passare di nuovo agli elettori”, è la linea dei falchi del Pdl. Tutti di nuovo intorno al leader. Con Marina Berlusconi che si sta scaldando ai box…

Aggiornato dalla redazione web alle 13,30