Per Vladimir Yakunin, la colpa della bufala sul suo conto diffusa sulle agenzie russe è  da attribuire a una campagna contro i grandi progetti delle ferrovie nazionali di cui è a capo. Mercoledì nelle redazioni delle principali agenzie della Federazione, come la Interfax e l’Itar-Tass, è arrivato un comunicato, in tutto identico a quelli del governo per come era strutturato e intestato, che annunciava la rimozione del 65enne Yakunin dal suo incarico al vertice delle Ferrovie Russe.

Tempo mezz’ora la notizia si è rivelata per quello che era, ossia una bufala, di cui si cercano i responsabili. La portavoce del primo ministro Dmitry Medvedev ha smentito, non prima tuttavia che il finto licenziamento di Yakunin diventasse argomento di discussione tra i partecipanti al forum economico di San Pietroburgo, sorta di Davos alla russa. “Faccende come questa non avvengono per caso”, ha detto lo stesso numero uno delle ferrovie, alleato del presidente Vladimir Putin. Le versioni sulle ragioni del falso comunicato tirano in ballo ipotesi disparate. Ma sullo sfondo c’è la lotta di potere interna al Cremlino e nei palazzi.

Secondo il Moscow Times, dietro la falsa notizia potrebbero esserci esponenti di governi locali cui non va giù che alla quantità di fondi che entrano nelle casse delle ferrovie non corrisponda un miglioramento dei servizi. Altri commenti ritengono si sia trattato di uno stratagemma per mettere sotto pressione il governo di Medvedev il cui rapporto con Putin sembra essersi incrinato.

Un esempio fu ad aprile la diffusione di un video girato di nascosto in cui il presidente era ripreso a colloquio con esponenti dell’esecutivo mentre li strigliava per quella che riteneva la scarsa efficacia dell’azione di governo. Immagini uscite sulla stampa alla vigilia del discorso di Medvedev per il suo primo anno nelle vesti di premier.

“Questo genere di provocazioni dimostra che esistono persone che sollevano dubbi sulla fattibilità di progetti delle Ferrovie russe o vogliono parteciparci per proprio tornaconto personale”, ha detto Yakunin all’agenzia Interfax. La lista dei progetti cui Yakunin fa riferimento comprende la costruzione della linea ad alta velocità che entro il 2018 collegherà Mosca a Kazan in poco più di tre ore, contro le attuali undici; l’acquisizione l’anno scorso del 75 per cento della compagnia logistica francese Gefco; l’ipotesi di una joint venture con le ferrovie statali kazake e bielorusse.

Intesa cui i russi dovrebbero contribuire con asset, tra cui l’operatore di trasporto intermodale Transcontainer. Come ricorda la Reuters, azionista di minoranza di quest’ultima società è il gruppo Summa, controllato da Ziyavudin Megomedov, imprenditore che deve parte della sua fortuna ai quattro anni della passata presidenza Medvedev, ma ai ferri corti sia con le ferrovie sia con il colosso dell’energia Rosneft, al cui vertice c’è un altro personaggio vicino a Putin, Igor Sechin.

A rinfocolare le polemiche ci ha pensato oggi il vicepremier, Arkady Dvorkovich, nel dichiarare che il governo ha allo studio un piano per silurare i manager delle grandi società statali che non rendono quanto dovrebbero. La memoria torna indietro a due giorni fa e alla bufala contro Yakunin. Lo zar del trasporto su rotaia è ormai da tempo al centro dell’attenzione. All’inizio di giugno i servizi mostrarono le immagini di una magione di sua proprietà; a febbraio ci fu la protesta dei lavoratori delle ferrovie contro licenziamenti e ritardi nel pagamento degli stipendi, a novembre il manager fu accusato di aver aggravato la situazione finanziaria delle ferrovie.

C’è chi vede in questo susseguirsi di notizie una campagna per denigrare Yakunin che ha ormai superato l’età della pensione e al cui posto potrebbe sedere un dirigente più giovane e magari vicino al primo ministro. Citato dal Moscow Times, l’esperto del settore ferroviario Alexnader Kava ipotizza possa anche esserci dietro la mano della Casa Bianca. Sui rapporti tra i due Paesi pesano dossier internazionali e le accuse russe contro gli Usa di interferire nelle vicende interne alla Federazione. In questo caso Kava prende come causa l’opposizione di Yakunin alla privatizzazione delle Ferrovie Russe. Al momento sono però soltanto ipotesi.

di Andrea Pira