Un ricorso alla Corte dei diritti e di giustizia europea per difendere Silvio Berlusconi dai processi. Lo vuole presentare il sottosegretario Michaela Biancofiore (Pdl) spiegando che la decisione della Corte Costituzionale sul processo Mediaset non è stato affatto un passaggio banale. “Ieri – dice la parlamentare trentina, pasionaria berluconiana, a Citofonare Adinolfi, su Radio Ies – è venuto meno il principio cardine della democrazia ovvero la leale collaborazione tra poteri. Farò ricorso personale, se il Presidente mi darà il via libera, alla Corte dei diritti e di giustizia europea affinché possa avere un giusto processo”. La Biancofiore è la stessa parlamentare che nel 2009 propose la candidatura del Cavaliere al premio Nobel per la Pace.

Secondo la Biancofiore “non è pensabile che i magistrati vengano nominati dalla politica, soprattutto quelli delle alte cariche, o che ci sia una magistratura rappresentata da correnti politiche”. Per questo il governo non è affatto al sicuro, al contrario di quello che dice il presidente del Consiglio: “Letta non può dormire sonni tranquilli, e non per il centrodestra: è evidente che nell’alveo del centrosinistra, che già due mesi fa era convinto di aver vinto le elezioni, c’è un fuoco amico. C’è indubbiamente un reticolo di magistrati che di fatto hanno fondato un partito politico ideale che è andato oltre ogni morale pubblica e non a caso ci sono molto magistrati scesi in politica e che fanno della loro toga la loro forza”.

Biancofiore riporta tutto a una situazione generale, anche (ma non solo) a prescindere dal caso Berlusconi: “C’è una questione giustizia sotto gli occhi di tutti di cui ci dobbiamo occupare, non a caso c’è un referendum sulla giustizia giusta che forse avremmo dovuto fare qualche anno fa. Il presidente Berlusconi ha detto una grande verità: gli investitori stranieri non vengono in Italia perchè non c’ è la certezza del giudizio e di un pronunciamento corretto di una parte della magistratura”. Il sottosegretario conclude che “da parte del Governo, o meglio dal presidente Letta, ci vorrebbe un segnale forte: se fossi in lui porrei all’ordine del giorno la riforma della giustizia, metterei il Parlamento davanti alla responsabilità di evitare che ci sia la subalternità della politica ad un organo dello Stato”.