Un anno e quattro mesi di reclusione. E’ quanto chiede la Procura di Bari nei confronti di Antonio Decaro, il deputato del Partito democratico, accusato di aver tentato di raccomandare un parente all’allora assessore alla Sanità della Regione Puglia Alberto Tedesco, per agevolare il superamento di un concorso all’Arpa, l’agenzia regionale dell’ambiente. Quella di Decaro è una delle sette richieste di condanna (e solo una assoluzione) avanzate nell’ambito del processo con rito abbreviato che si sta celebrando dinanzi al gup del Tribunale di Bari Marco Galesi. Assieme al deputato del Pd, sono coinvolti un imprenditore della zona, tre ex funzionari e un dipendente delle Asl di Bari e Lecce e due dirigenti dell’Ircss ‘Saverio De Bellis’ di Castellana Grotte; tutti sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, abuso d’ufficio e falso per aver truccato bandi e concorsi.

Il filone in cui è coinvolto il politico barese è nato nel 2011, da una costola del maxi processo della sanità che vede come principale protagonista Alberto Tedesco. All’ex assessore è contestato il fatto di essere stato dal 2005 al 2009 a capo di una presunta “cupola” che gestiva con malaffare la sanità regionale, pilotando appalti e nomine nelle varie aziende ospedaliere. E durante le indagini condotte su Tedesco – era l’autunno del 2008 – saltò fuori dalle intercettazioni ambientali nel suo ufficio, un colloquio tra Decaro e lo stesso responsabile della Sanità che ha portato gli inquirenti a formulare l’accusa. In buona sostanza, secondo la Procura, il giovane democratico tentò di raccomandare suo cugino per consentirgli di ottenere uno dei sei posti di collaboratore esperto Ds. Tedesco pressò i dirigenti dell’Arpa per ottenere anticipatamente le tracce che poi, sempre secondo l’accusa, furono fornite all’ex assessore comunale. Il cugino di Decaro, per la cronaca, quel concorso non lo superò. Arrivò solo diciottesimo. Ma questo non ha cambiato il prosieguo dell’inchiesta.

I verdetti del processo stralcio sono in dirittura d’arrivo. Dopo la requisitoria del procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno, il 10 luglio sarà il momento delle arringhe degli avvocati difensori degli imputati. Poi la sentenza. Decaro comunque si dice tranquillo. E lo è dall’inizio della vicenda. Da sempre, infatti, si è detto “completamente estraneo ai fatti” e certo che la sua innocenza “verrà presto riconosciuta”. Poi quella precisazione a cui tiene ogni qual volta torna in ballo la sua posizione nel processo. “La mia imputazione – ha detto – non riguarda neppure marginalmente le vicende oggetto delle inchieste sulla gestione della sanità in Puglia a cui spesso, erroneamente, viene associata”.

In città non pochi si chiedono se quanto sta avvenendo a livello giudiziario, possa rischiare di compromettere un cammino che sembra avviato da tempo. Quello che porta Decaro dritto dritto al Comune di Bari. Per lo meno, si intende, come candidato. Il Partito democratico, infatti, avvierà a settembre il ragionamento sulle candidature da offrire alla città capoluogo di Regione. E da sempre – e tutt’ora è così -, Decaro, figlio politico di Tedesco e delfino di Michele Emiliano, molto stimato dai baresi per aver cambiato la mentalità dei trasporti urbani, è considerato l’erede naturale del primo cittadino uscente.

Oltretutto non si intravedono in casa democratica candidature più efficaci e catalizzatrici della sua. Recentemente si è fatto spontaneamente avanti Pietro Petruzzelli, ma il suo è un nome destinato ad essere inserito nell’ormai consueto giro di primarie. Anche in casa Sel si avanzano ipotesi ma non carismatiche come quella di Decaro. Si parla del consigliere comunale Nicola Laforgia e della vicepresidente della Regione Angela Barbanente (di indiscusso spessore professionale, ma poco conosciuta dai cittadini). E a consacrare Decaro come il più amato dai baresi ci ha pensato anche un sondaggio commissionato appositamente da una società di ricerche locale. Il parlamentare ha fatto mangiare polvere al pidiellino Massimo Cassano e al presidente della Provincia Francesco Schittulli, dati come probabili candidati del centrodestra.

Il giovane deputato, oltretutto, sta facendo parlare di sé anche a Roma. Dal primo giorno, facendo coppia con Civati, è stato la voce fuori dal coro del Pd. Dall’elezione del capo dello Stato in poi, non esita sui social network ad informare i suoi ‘seguaci’ che il suo voto non è quello che i vertici del partito si aspettano. Non ha votato Marini come presidente della Repubblica, non condivide la scelta di Epifani alla guida del partito nazionale, non è convinto nemmeno dell’attuale governo di larghe intese, spera in un Pd che stacchi la spina ai dirigenti del passato. Si smarca da tutti.