Dalla presidenza commissione giustizia in Senato alla difesa del boss. Dopo trent’anni ininterrotti in Parlamento partendo dal Movimento sociale italiano di Almirante per approdare al Popolo della libertà di Silvio Berlusconi, passando per l’Alleanza nazionale di Gianfranco Fini, l’avvocato bolognese Filippo Berselli, coordinatore regionale in carica del Pdl in Emilia Romagna, torna alla sua attività in tribunale e tra i suoi primi clienti ecco spuntare Francesco Ventrici, esponente di spicco della ‘ndrangheta in Emilia. Berselli insieme ad altri colleghi è infatti legale di fiducia dell’uomo considerato uno dei capi del narcotraffico che dal Sud America importava la droga in Italia.

Berselli non si occupa tuttavia dei diversi processi che Ventrici ha a suo carico, uno dei quali, nato dall’operazione Due Torri Connection, è in corso al tribunale di Bologna con l’accusa portata avanti dal pm Enrico Cieri. L’ex senatore, come l’avvocato Fausto Bruzzese del foro di Bologna, si occupa solo delle questioni riguardanti la reclusione e gli aspetti detentivi del boss calabrese. In questi giorni si tiene infatti l’udienza al tribunale di sorveglianza sulla cosiddetta liberazione anticipata, un istituto che consente di avere una riduzione di pena di 45 giorni per ogni semestre di buona condotta. Una richiesta rigettata dal magistrato e ora appellata. “Mi occupo di Ventrici anche su un’altra questione che riguarda la sorveglianza – spiega Berselli al Fatto quotidiano – quella del suo spostamento al carcere di Caltanissetta”. L’obiettivo dell’avvocato Berselli è di permettergli di restare a Bologna e non farlo allontanare dai due figli piccoli: “Al di là di quello che lui ha fatto o non ha fatto, credo che non si possa tenere un detenuto in un carcere della Sicilia, quando lì non ha alcun processo e la famiglia sta al nord”, spiega Berselli.

Una carriera criminale di tutto rispetto quella dell’assistito di Berselli. Francesco Ventrici, 40 anni, di San Calogero in provincia di Vibo Valentia, ma residente da oltre dieci anni in provincia di Bologna, è considerato uomo di spicco della ‘ndrangheta in città oltre che braccio destro di Vincenzo Barbieri, ucciso nel marzo 2011 in un agguato proprio a San Calogero.

Ventrici, legato alla ‘ndrina dei Mancuso di Limbadi viene arrestato la prima volta a Bologna nel 2004 insieme a Barbieri. Per l’Emilia quell’arresto su ordine dei magistrati di Catanzaro è il primo segnale inquietante del radicamento delle ‘ndrine in città. Nell’ambito di questa inchiesta, denominata Decollo, Ventrici viene condannato in via definitiva per narcotraffico dai magistrati calabresi. Nel gennaio 2011, mentre dopo la condanna gode della libertà condizionale, nell’ambito dell’inchiesta Decollo Ter viene arrestato dai carabinieri a Bologna sempre su mandato dei magistrati calabresi con l’accusa di avere messo in piedi un gigantesco traffico di cocaina dall’Ecuador.

Pochi mesi dopo entra in gioco anche la Dda della Procura di Bologna che contesta a Ventrici l’intestazione fittizia di beni (per la quale è stato condannato in primo grado a novembre 2012 a quattro anni di reclusione). Vengono sequestrati beni per milioni di euro: tra gli immobili un albergo a Granarolo e una villa a Bentivoglio. Proprio dalla taverna della lussuosa residenza in campagna Ventrici organizzava l’importazione di enormi quantitativi di droga.

Ma c’è un altro business nel curriculum di Ventrici oltre alla droga: l’autotrasporto, su cui, secondo le accuse dei magistrati, veniva reinvestito quanto guadagnato col narcotraffico. Nelle scorse settimane a Vibo Valentia, nel processo seguito all’operazione Decollo Ter, alcuni testimoni, dirigenti della catena Lidl Italia hanno ricordato il clima che vigeva in Calabria fino al 2009. C’erano spedizioni punitive nei confronti degli autisti di vettori concorrenti, minacce di morte, pistola in pugno, nei confronti di dipendenti delle filiali calabresi della Lidl. In questo modo la società di Ventrici riusciva a imporsi come unico trasportatore per la catena Lidl in Calabria.