E ora lo spoil system in salsa padana arriva a colpire anche i lavoratori dipendenti. Questa, almeno, è l’accusa di Simone Mazzata, fino a due mesi fa segretario generale di una fondazione legata alla Cogeme, una multiutility partecipata da 70 comuni delle province di Bergamo e Brescia. Fino a due mesi fa, appunto. Perché in seguito alle elezioni amministrative dell’anno scorso sono mutati gli equilibri politici della zona e i vertici di multiutility e fondazione sono finiti in mano alla Lega. Mentre a Mazzata è stato dato il benservito: “Da un momento all’altro sono rimasto senza occupazione e passo le ore in ufficio senza poter fare nulla”, spiega. Mentre per il suo vecchio ruolo è stata scelta una esponente leghista. Mazzata ha così deciso di fare causa alla Cogeme spa e alla Fondazione Cogeme, una onlus che si occupa di promuovere sul territorio progetti di carattere sociale e di sostenibilità ambientale. Di “discriminazione per ragioni di convinzioni personali” parlano Alberto Guariso e Mara Marzolla, i legali che hanno presentato il ricorso al tribunale del lavoro di Brescia. Sulla vicenda è stata anche depositata alla Camera un’interrogazione al ministro del Lavoro firmata dai deputati del Movimento 5 Stelle Giorgio Girgis Sorial e Ferdinando Alberti.

Dopo avere lavorato in diverse società del gruppo dal 1995, Mazzata nel 2010 viene assunto da Cogeme come quadro e gli viene affidata la mansione di segretario generale della fondazione che fa riferimento alla multiutility, con incarichi di tipo gestionale e organizzativo. A giugno 2012 cambiano i vertici: alla presidenza del consiglio di amministrazione di Cogeme sale Dario Remo Fogazzi, di area leghista. Con il nuovo corso viene cambiato lo statuto della fondazione e a marzo 2013 anche il cda: presidente diventa il vice capogruppo della Lega al Senato, Raffaele Volpi, che in passato ha avuto tra i suoi collaboratori proprio Fogazzi.

Per Mazzata la doccia fredda arriva due mesi fa, quando viene convocato da Volpi e Fogazzi, che gli comunicano che d’ora in poi non sarà più il segretario generale della fondazione. Nemmeno il tempo di assorbire la botta, che il giorno stesso il nuovo cda nomina al suo posto Alessandra Tabacco, che per il Carroccio è stata consigliere comunale a Sesto San Giovanni (Milano), assessore a Cantù (Como) e anche candidata alla Camera. Mazzata non ci sta e decide di andare in tribunale. Sostiene di essere stato vittima di una discriminazione legata a opinioni politiche. Racconta che né Volpi né Fogazzi hanno criticato il lavoro da lui svolto in precedenza. Per motivare la scelta, Fogazzi gli avrebbe spiegato che “ci sono certe caselle da sistemare” e certe situazioni da “bilanciare”. “E’ una ragione di indirizzo fiduciario – gli avrebbe invece detto Volpi – ma non è assolutamente legata alla persona”.

Fogazzi, contattato da ilfattoquotidiano.it, nega di avere pronunciato le frasi che gli vengono attribuite e sostiene che Volpi ha voluto un segretario di sua fiducia. Il senatore, dal canto suo, conferma: “Non ho detto che Mazzata ha lavorato male, ma preferisco un’altra persona”. La nuova incaricata, aggiunge, “ha determinate competenze rispetto a determinate cose che sto cercando di fare nella fondazione. Uno potrà pur decidere con chi lavorare”.

Per i legali di Mazzata, però, il punto è un altro. L’ex segretario è un dipendente di Cogeme – spiega Guariso – ed è legittimo che a un dipendente siano cambiate le mansioni, purché non ci sia dequalificazione: “Ma il cambiamento non può essere fatto per motivi illegittimi, come quelli legati all’appartenenza politica”. Al fianco di Mazzata si è schierata anche la Cgil, secondo cui è stata messa in atto un’inedita forma di spoil system che non si limita a intervenire su incarichi di tipo politico: “E’ particolarmente grave – accusa il segretario della Camera del lavoro di Brescia Damiano Galletti – che i partiti, oltre a lottizzare i cda, si allarghino in modo tale da mettere in discussione addirittura i rapporti di lavoro dei dipendenti”.

twitter: @gigi_gno