420 mila euro per costruire la palestra della scuola elementare di Quarantoli, frazione di Mirandola, comune terremotato. È arrivato in mattinata a bordo del suo camper, Beppe Grillo, con gli occhiali da sole sul viso un regalo in tasca: il denaro necessario a ricostruire uno delle migliaia di edifici massacrati dai fenomeni sismici del maggio 2012. Niente formalismi, solo una stretta di mano con il sindaco, Maino Benatti, e un abbraccio scambiato con una piccola delegazione di bambini, i futuri alunni della scuola che presto usufruiranno della nuova struttura. “Purtroppo – racconta il leader del Movimento 5 Stelle, salutando la folla che si era raccolta davanti alle scuole di via Dorando Pietri, attuale sede degli uffici comunali in attesa che il Municipio, parzialmente crollato, sia ricostruito – l’informazione che arriva è che qua in Emilia avete ripreso la produzione, che è tutto apposto, che sì, c’è ancora qualche container, ma che siete forti, c’è ripresa”.

Anche se la realtà è ben diversa. Anche se i soldi, almeno per il momento, in pochi li hanno ricevuti, le imprese sono ingarbugliate nella pesante macchina burocratica, i macchinari sono fermi e i cittadini hanno più domande, in tasca, che banconote. “Il discorso è questo, sui giornali dicono che va tutto bene, invece non è vero. Siete ancora fuori dalle vostre case. Se non veniamo noi, a voi non pensa nessuno” annuisce Grillo, ascoltando le storie di chi, disperato, cerca un volto a cui rivolgersi. Di chi in questi giorni di maggio ricorda con commozione la tragedia che, appena un anno fa, ha sconvolto una terra un tempo fiera e produttiva. “Bisognerebbe sempre monitorare la situazione” spiega, perché quando si spengono i riflettori “tutto torna come prima. Il paese è questo”. Si parla di trivellazioni per creare depositi di gas, si parla di fracking “anche se questa è terra di terremoti. C’è un nesso tra trivellazioni e terremoto. A Berna, per esempio, è in corso un processo dopo che una scossa di magnitudo 3.7 si è verificata in seguito a una trivellazione fino a 7.000 metri di profondità per la grande centrale geotermica”. Tutto ruota attorno alla liquidità: stoccare per poi rivendere il gas d’inverno, “quando i prezzi sono più alti”. Rivara è solo un esempio, oggi sul tavolo del Ministero all’Ambiente c’è una richiesta di autorizzazione, firmata Exploenergy s.r.l, per cercare lo shale gas, il gas da argille. Lo sa bene Grillo, che sulla vicenda gas era stato contattato dal sindaco di Castelfranco Emilia, in cerca d’aiuto. “Quando abbiamo fatto la prima interrogazione in Regione sul deposito gas di Rivara – ricorda – mi ha chiamato il sindaco e mi ha chiesto di smettere, che dal Pd gli facevano pressioni. Allora io gli ho detto: lei deve decidere, o fa il funzionario del Pd o fa il sindaco del suo comune. “C’è un nesso tra trivellazioni e terremoto – ha detto poi il leader dei 5 Stelle -. A Berna è in corso un processo dopo che una scossa di magnitudo 3.7 si è verificata in seguito a una trivellazione fino a 7.000 metri di profondità per la grande centrale geotermica”.

Dati alla mano, continua quindi il leader del Movimento, “in un momento di crisi totale non sanno dove andarli a prendere i soldi, non c’è stata una programmazione”. Le risorse ci sarebbero, racconta, ma sono bloccate “in fluidi strani: ci sono le banche, ci sono doppi e tripli stipendi, rimborsi elettorali, ci sono delle Provincie da abolire, dei Comuni da accorpare, pensioni da trenta a novanta mila euro al mese, l’Afghanistan, che ci costa un miliardo l’anno”. E ciò che sale “è sempre il debito”. Ma la politica, sul debito “ci gioca”, perché i politici, la vecchia classe dirigente, “non sa cosa fare: oltre a essere parassiti che sono lì da trent’anni, sono dilettanti allo sbaraglio”.

Anche per questo, continua, “è nato il Movimento 5 Stelle”, e anche per questo “di noi hanno una paura fottuta. Se così non fosse, “se fossimo davvero sotto i loro sondaggi, disgregati come dicono, arrivando appena al 10 – 15%, allora che senso avrebbe entrare in Parlamento e fare una legge per non farci andare a votare?”.

A Roma, sottolinea Grillo, “continuiamo fare proposte di legge, sulla cittadinanza, sulla non pignorabilità della casa, sulla piccola media impresa: ma non viene fuori niente. Ci mettono in un angolo, fanno copia incolla e poi dicono che la proposta è loro”. Ma le cose, promette alla folla un Grillo spumeggiante, pronto a dare battaglia fuori e dentro i palazzi del potere, attraverso i 161 eletti, cambieranno presto: “A settembre – ottobre” per la precisione, quando il governo “andrà giù”.

Poi una stoccata sull’euro: “Tra un ann0 faremo il referendum. Per decidere sull’Euro e per decidere se l’Italia deve rimanere in Europa. Io sono per l’Europa, ma credo che sia obbligo chiedere su un argomento così importante che si esprimano i cittadini”.

Tra una stretta di mano e un bagno di folla, Grillo parla anche di politica e replica a chi gli chiede se, dopo l’inchiesta di Report, voterebbe ancora per Milena Gabanelli come Presidente della Repubblica. “La Gabanelli ha fatto il suo lavoro anche se con qualche inesattezza – spiega – Ha fatto delle domande e noi abbiamo dato delle risposte. Certo, forse in maniera un po’ superficiale dato che eravamo anche sotto elezioni. Ma io la capisco, lei non è completamente libera, lavora anche lei per un’azienda che ha degli interessi”.

La prossima tappa del viaggio sarà quindi Massa Carrara, il “Tutti a casa tour” non si ferma, anche se l’Emilia che lotta per rialzarsi rimarrà un punto fermo su cui lavorare, per i deputati e i senatori eletti in Parlamento. “Non dimentichiamo, noi emiliani, come siamo stati trattati dal governo, almeno inizialmente – spiega Vittorio Ferraresi, deputato M5S di Finale Emilia – da Mario Monti, che ci aveva concesso rimborsi pari appena all’80% dei danni provocati dal terremoto, dal Presidente Giorgio Napolitano, che si è dimenticato di menzionare le regioni colpite dai fenomeni sismici durante il suo discorso di fine anno. Oggi abbiamo fatto qualche passo avanti ma c’è ancora molto da fare. Servono garanzie sulle risorse che la maggioranza della popolazione ancora attende, servono meno vincoli rispetto a quelli che oggi rallentano la ricostruzione. Presenteremo emendamenti al decreto in discussione al Senato perché sappiamo che qui l’emergenza non si è ancora conclusa”.

di Annalisa Dall’Oca e Martina Castigliani