Il (molto) favoloso mondo di Ruby. Se non fosse un processo verrebbe da pensare che Karima El Marough, la ragazzina che fu ospite delle serate bunga bunga e ora fa rischiare sei anni di carcere a Silvio Berlusconi, per sei ore abbia recitato una parte: quella della ragazzina vestita di cenci salvata da un Cavaliere. Peccato che non di fiaba si tratti, ma di un processo per induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile.

Smessi da un po’ gli abiti attilati e il trucco pesante la cittadina marocchina, invano spacciata per la nipote dell’ex presidente dell’Egitto Hosni Mubarak, ha fatto entrare i magistrati di Milano – che stanno processando Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora – nel suo castello. Demolito dalla Procura e anche dalla presidente del collegio che ha rivolto molte domande alla testimone e parte offesa.

Ruby nega di essere stata una prostituta, ma il giudice, Annamaria Gatto, le ricorda un’intercettazione in cui con una donna parlava di “tariffe” dopo un incontro. Ruby mormora il suo no quando le si chiede se ha avuto rapporti sessuali con l’allora presidente del Consiglio, ma il pm le contesta per esempio, gli sms che aveva scambiato con Luca Risso, suo attuale compagno, quando – durante un interrogatorio con gli avvocati – scriveva “siamo alle scene hard con il Presidente”. Ruby respinge al mittente anche la tesi che abbia incassato 5 milioni di euro, ma l’accusa le contesta gli appunti in cui aveva scritto “4 milioni e mezzo da B. fra due mesi”, una cifra molto vicina a quella in una telefonata a un suo amico: “Io ho parlato con Silvio e gli ho detto che ne voglio uscire con qualcosa: 5 milioni”. 

E così il racconto, pieno di “non ricordo” e smantellato con pazienza gentile, si snoda per tutto il pomeriggio. Ruby si difende spiegando che diceva “cavolate“, menzongne per farsi voler bene e millanterie per vantarsi: “Le bugie mi escono così”. Anche la frase usata con un amico: “Noemi è la pupilla, io son il culo” sarebbe stata una battuta, uno scherzo con un amico con cui usava un linguaggio “volgare” e che invano aveva corteggiato. E quando il giudice evoca la telefonata in cui la ragazza Ruby chiede al padre di raccomandare alla madre di non raccontare dei rapporti con il premier tenta di svicolare. Certo è per Ruby che “Berlusconi sapeva che avevo 23-24 anni”, ma anche in questo caso nelle intercettazioni la sua versione era un’altra: parlando con una signora sicialiana, madre di un amico, dice chiaramente che non vuole metterlo nei “casini”.

Ruby qualcosa ha confermato: durante le “cene eleganti” c’erano degli spettacoli, si ballava e c’era il palo da lap dance, le ospiti erano travestite da suore – come la Minetti-  o “da Boccassini”: ”Le ragazze si avvicinavano in modo sensuale mentre facevano i loro balletti, ma non ho mai visto contatti fisici”. Del resto Berlusconi le avrebbe consegnato buste con 2-3000 euro solo perché, come gli altri, si era commosso per la sua storia di ragazza malatrattata e povera. Infine erano “bugie” i riferimenti a pressioni di Berlusconi per nascondere la natura del loro rapporto contenuti in telefonate intercettate quando raccontava che doveva farsi passare per “pazza”. “Mi vantavo di cose mai successe – ha spiegato – dicevo di averlo sentito e che era innamorato, dicevo ‘mi coprirà d’oro’, ma erano tutte invenzioni”. 

Sulla famosa notte nella questura di Milano, tra il 27 e il 28 maggio 2010, Ruby ricorda che c’erano “Nicole Minetti, Michelle Conceicao e Miriam Loddo” e di aver parlato al telefono con lo stesso Berlusconi, che “era arrabbiato” e che le aveva chiesto “perché avevo detto tutte quelle cavolate”. Del resto secondo la ragazza ad Arcore, dove è stata “cinque, sei o sette volte”, lei si sarebbe esibita solo in un balletto di danza del ventre”, usando gli abiti regalati a Berlusconi da Gheddafi, autore dell’ormai famosa espressione bunga bunga. Conferma anche di aver avuto 30 mila euro da Giuseppe Spinelli, il ragioniere di Berlusconi e ufficiale pagatore delle Olgettine (tuttora stipendiate), per aprire un centro estetico in via della Spiga, a Milano, “il mio sogno”. Ma anche quella era una “cavolata” perché i soldi erano stati poi spesi diversamente. Dopo sei ore il sipario è calato sull’udienza, ma il 24 maggio la “cavolate” proseguiranno.