“Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”. La mission del pontificato di Papa Francesco, da lui condensata in nove parole pronunciate tre giorni dopo l’elezione davanti ai giornalisti che avevano seguito il conclave, inizia a farsi notare nel governo della Chiesa. Entro la fine del 2013 lo Ior, la banca vaticana, avrà un suo sito internet su cui verrà pubblicato anche il bilancio. Lo ha annunciato il presidente dell’Istituto per le Opere di Religione, Ernst von Freyberg, incontrando il personale della banca vaticana. Tra le novità anche una società internazionale di certificazione.

Nominato alla guida dello Ior da Benedetto XVI il 15 febbraio scorso, quattro giorni dopo lo storico annuncio del Papa tedesco di rinunciare al pontificato, von Freyberg ha tracciato un bilancio sui primi tre mesi di lavoro della nuova presidenza esprimendo un particolare apprezzamento per le attività di trasparenza portate avanti in continuazione con il lavoro svolto negli ultimi anni dalla nuova direzione. Lavoro di trasparenza che lo Ior sembra voler proseguire con determinazione, considerato che oltre alle iniziative vaticane dedicate a ottenere l’ingresso nella “white list” di Moneyval, l’Istituto si avvarrà della consulenza di una primaria società internazionale di certificazione affinché si verifichi il pieno rispetto sia della legislazione vaticana in merito al contrasto del riciclaggio sia degli standard internazionali.

Non poche nubi si erano addensate in Vaticano sulla nomina di von Freyberg alla presidenza dello Ior dopo la defenestrazione di Ettore Gotti Tedeschi, sfiduciato con un voto unanime del consiglio di sovrintendenza della banca vaticana il 24 maggio 2012. Nove mesi per trovare il successore, nominato durante gli ultimi giorni di regno di Benedetto XVI, presidente di un cantiere navale che, insieme a navi da crociera e splendidi yacht, produce anche fregate per la marina tedesca. Con questo primo passo verso una maggiore trasparenza della banca vaticana pare proprio che von Freyberg voglia diradare queste nubi sulla sua persona incarnando nel suo operato la mission di Papa Francesco nell’attesa che Bergoglio nomini il nuovo Segretario di Stato. Ior, infatti, ancora oggi vuol dire Tarcisio Bertone.

La banca vaticana fu il tema della relazione che il porporato salesiano tenne nella decima, e non a caso ultima, congregazione generale dei cardinali tenutasi in Vaticano alla vigilia dell’ingresso dei 115 porporati elettori in conclave. Bertone parlò nella sua veste di presidente della commissione cardinalizia di vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione, incarico rinnovatogli per un quinquennio da Benedetto XVI, ovvero fino al 2018, poco prima di lasciare per sempre il governo della Chiesa.

Sulle voci insistenti in questi primi due mesi di pontificato di una probabile soppressione dello Ior voluta da Papa Francesco, la smentita arriva proprio dal diretto interessato che, ancora cardinale, sottolineava che “una religione necessita del denaro per mantenere le sue opere e se esso passa attraverso istituzioni bancarie questo non è illecito. Il denaro che entra nelle casse del Vaticano va spesso per i lebbrosari, per le scuole, per le comunità africane, asiatiche, americane”.

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