Non c’è ancora il logo e nemmeno lo statuto. E il nome non è ancora ufficiale. Ma il nuovo movimento lanciato da Leoluca Orlando ha già acceso parecchi appetiti politici. Il sindaco di Palermo ha ormai rotto definitivamente il sodalizio con Antonio Di Pietro e sta di fatto guidando la fuga dei ribelli da Italia dei Valori. Nelle scorse settimane Di Pietro aveva commissariato il partito in Sicilia, mettendo praticamente alla porta l’ex senatore Fabio Giambrone, fedelissimo di Orlando. Oggi è arrivata la risposta del sindaco di Palermo, che ha scoperto il movimento a cui stava lavorando da mesi e a Roma ha presentato Coerenza e democrazia, la sua nuova creatura che dovrebbe accogliere i vari transfughi dell’Italia dei Valori. Il nome per esteso del movimento dovrebbe essere Coerenza e democrazia 139, con un chiaro riferimento ai 139 articoli della Costituzione italiana.

Insieme al primo cittadino palermitano, a guidare gli ex dipietristi, anche Felice Belisario, ex capogruppo di Italia dei Valori a Palazzo Madama. Che non risparmia qualche stoccata all’ex pm di Tangentopoli. “Basta con i contenitori strumentali al percorso di qualche leader decaduto” ha attaccato Belisario, annunciando il varo di “primarie aperte per l’elezione di un’Assemblea Costituente”.

La creazione del nuovo soggetto politico dunque è tutta in itinere. Ma a guardarlo con interesse sono già in tanti. Primo tra tutti Matteo Renzi, per il quale Orlando ha più volte speso parole positive. Coerenza e democrazia in pratica guarda all’ala moderata del Partito Democratico. Non è un caso che alla convention di presentazione abbia partecipato anche Luigi Zanda, capogruppo dei democratici al Senato. In previsione del congresso autunnale del Pd, il movimento di Orlando e Belisario quindi apre le porte all’alleanza con i democratici, superando a destra Italia dei Valori e Sinistra ecologia e Libertà. A guardare con simpatia al movimento del sindaco palermitano ci sono soprattutto alcuni primi cittadini italiani: dall’ex Idv Luigi De Magistris al leghista Flavio Tosi, passando per Giuliano Pisapia, fino al sindaco di Parma Federico Pizzarotti, con il quale Orlando non ha mani nascosto di aver aperto un dialogo. Coerenza e democrazia in pratica dovrebbe essere una sorta di contenitore in cui potrebbero confluire personalità di estrazione politica diversa. Nelle scorse settimane Orlando aveva accennato anche ad un proficuo dialogo con il governatore siciliano Rosario Crocetta, a sua volta fondatore del Megafono, movimento alleato del Pd nel quale sono confluiti negli ultimi mesi vari amministratori locali provenienti dagli ambienti di centro destra.

Ad un nuovo partito Orlando ci pensava da mesi. “Ho pensato a una Grande Rete per il 2018″ scriveva Orlando appena qualche mese fa nel suo ultimo libro (Il Futuro è adesso, edizioni Melampo, con ). “Perché una Grande Rete solo nel 2018? Perché allora ci saranno le elezioni successive al 2013. Credo che allora ci sarà un’altra rete che si chiamerà in un altro modo e che nascerà dalla disfatta di fronte alle grandi sfide del Paese. E fra l’altro non è detto che si debba attendere fino al 2018”. Ed evidentemente il governo dell’inciucio avrà suggerito al primo cittadino palermitano di anticipare i tempi. E di rifondare un suo partito appena vent’anni dopo la creazione della Rete. 

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