L’assemblea del Pd di sabato potrebbe eleggere come segretario il giovane capogruppo alla Camera Roberto Speranza. Questa, almeno, l’intenzione del sindaco di Firenze Matteo Renzi: ormai leder di fatto del Pd, ma che vuole tenersi in ogni modo alla larga da quella bad company che è il partito. Il suo via libera è comunque determinante per la scelta del successore di Pier Luigi Bersani alla guida del Pd. Per il sindaco di Firenze, che si chiama fuori anche dalla presidenza dell’Anci, Speranza “è il segretario meno pericoloso” rispetto a tutti i nomi circolati in queste ore: soprattutto Gianni Cuperlo e Anna Finocchiaro, ritenuti troppo coinvolti con l’apparato post comunista. Il giovane capogruppo dovrebbe assumere un ruolo di “garanzia” per guidare il partito al congresso di autunno. Ma è evidente che nelle intenzioni del sindaco il suo nome dovrebbe rafforzarsi per poi essere confermato. Renzi si ugura di averne in cambio il sostegno alla premiership, che ora gli è contesa da Enrico Letta, ma che diffida di poter conquistare attraverso la segreteria del Pd.

Certo è che le assise del partito non saranno anticipate all’estate, come richiesto da Cuperlo nel corso del coordinamento di ieri e nei giorni scorsi da altri esponenti come Sergio Cofferati. Anticipare il congresso avrebbe certo aiutato a tenere in campo ipotesi di segreteria come quella Cuperlo, lanciata da Massimo D’Alema. E’ vero, però, che i tempi non ci sono, come ha spiegato al termine del coordinamento lo stesso Bersani. “Non ho mai proposto di fare il congresso a luglio ma nel più breve tempo possibile”, ha dichiarato il segretario uscente, aggiungendo: “E’ immaginabile” che il congresso si concluda a ottobre. I tempi per chiudere entro l’estate non ci sono, se si tiene conto della necessità dei tempi tecnici necessari a convocare a redigere i documenti e convocare tutti i congressi, da quelli di circolo a quello nazionale.

I giochi rimangono dunque aperti per la nomina del reggente che traghetterà il partito fino al congresso di ottobre. Anche se il rischio è che sabato il Pd imploda definitivamente nel voto sul reggente. Nella mattinata di ieri Renzi ha incontrato Bersani nella sede del Nazareno garantendo che “non avrebbe posto problemi” neanche sulla proposta Finocchiaro. Ma le rassicurazioni del sindaco non sono bastate a sgombrare le nubi e il rischio che la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato venga impallinata in assemblea dai franchi tiratori renziani. “Si è deciso che sabato all’assemblea si elegge un segretario di garanzia”, ha spiegato dunque Paolo Gentiloni a fine riunione del coordinamento Pd. E ha aggiunto Bersani: “Siamo in democrazia ma non vuol dire un nome precostituito, decide l’assemblea”. Il coordinamento ha perciò dato mandato ai vicepresidenti dell’assemblea Marina Sereni e Ivan Scalfarotto, ai capigruppo Luigi Zanda e Roberto Speranza, al coordinatore dei segretari regionali Enzo Amendola e a David Sassoli di guidare l’assemblea di sabato e cercare un nome condiviso per la segreteria del partito da proporre all’assemblea.

Chiamatasi fuori a parole la Finocchiaro, che al termine del coordinamento Pd ha smentito ogni voce sul proprio conto ma rimane la preferita da Bersani, si fa strada l’ipotesi che alla segreteria approdi davvero il giovane Speranza, favorito da Renzi. Il sindaco, d’altronde, va sempre più allargando le proprie file e assumendo il ruolo di ‘grande elettore’, anche più del grande elettore storico D’Alema e del segretario uscente Bersani: tutte le componenti post comuniste, infatti, sono in guerra tra loro e in fila col numerino in mano per affidarsi al giovane “rottamatore”.

Passata l’assemblea di sabato, toccherà comunque al congresso votare il nuovo segretario. E’ sicuro, infatti, che il Pd abrogherà l’articolo uno del proprio statuto: quello che parla del fatto che il segretario è il candidato premier. In questo modo l’elezione del segretario sarà rimessa al vecchio percorso congressuale, lasciando le primarie di popolo solo per la premiership, come condiviso da Renzi e tutte le componenti post comuniste. Eccezion fatta per Walter Veltroni che fa delle primarie un tratto distintivo per la sua idea di partito. La carta Speranza, però, è destinata a rimanere in pista anche in vista del congresso. Dove a condendergli la leadership potrebbe essere Cuperlo, molto più di Fabrizio Barca, che a detta dei renziani “nessuno vuole davvero segretario”.

di Cosimo Rossi