Gianfranco Fini si è fatto da parte. L’assemblea nazionale di Futuro e libertà ha infatti accettato le dimissioni che l’ex presidente della Camera aveva presentato dopo l’insuccesso elettorale. “Tra le tante conseguenze del voto di febbraio, e del biennio precedente, è impossibile negare che le urne hanno drasticamente ridotto la presenza e la incisività, nel parlamento e nel dibattito politico culturale, della Destra e della sua cultura politica, attenta ai valori dell’Unità Nazionale, dell’integrazione europea, della legalità, della meritocrazia, del liberismo economico come presupposto della giustizia sociale, dei diritti civili della persona”, si legge in un comunicato del partito. “Non sono venuti meno – si afferma – gli italiani che si riconoscono in questi principi, è mancata la capacità politica di rappresentarli in modo unitario ed efficace. Ciò chiama in causa la responsabilità delle classi dirigenti, non certo degli elettori”. Per questo i destini del gruppo e del suo fondatore si sono scissi.

E le prime mosse di Fli si baseranno sull’apertura di “una fase Costituente per tutta la Destra italiana“. Obiettivo: una riorganizzazione in vista delle prossime elezioni europee del 2014

Ciò che è emerso dalla riunione degli oltre 150 componenti dell’assemblea è che “la lunga e travagliata fase post elettorale ha reso ancor più evidente e grave la profonda crisi del nostro sistema politico istituzionale. Il varo del governo Letta-Alfano – si legge – è stato possibile, in primo luogo, per l’alto senso di responsabilità e per l’autorevolezza morale del Presidente Napolitano. Esso rappresenta un indiscutibile successo politico del Pdl, reso ancor più evidente dalla epocale crisi di identità e di prospettiva della sinistra ed in specie del Pd; la prima ragione della nascita dell’esecutivo è  però nella condizione di eccezionale gravità in cui versa l’Italia”.

Per l’assemblea di Fli “saranno già le prossime settimane a dimostrare se Pd e Pdl sono davvero coscienti che, nella condizione pre comatosa in cui si trova il nostro sistema politico istituzionale, anteporre ancora interessi di partito o addirittura di corrente a quelli generali equivale ad un definitivo suicidio politico. Privilegiare l’interesse nazionale, e agire di conseguenza,rappresenta oggi il primo dovere per chiunque crede nell’impegno politico. Non c’è però tempo da perdere; solo i fatti, cioè l’approvazione sollecita delle tante riforme di varia natura di cui l’Italia ha vitale bisogno, dimostreranno se il nuovo Parlamento ne è compiutamente consapevole”.

 Nel documento si parla in prospettiva di “dialogare costruttivamente con tutti gli italiani che, quale che sia il voto che hanno espresso, si riconoscono nei valori e nei principi di una moderna Destra nazionale ed europea”.