Palazzo Madama approva con 209 voti favorevoli, 58 voti contrari e 19 astenuti il Documento di economia e finanza, che vincola il governo a “riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica, nel rispetto degli impegni europei dei saldi di bilancio 2013-2014”. E in serata arriva il via libera anche da Montecitorio ha dato il via libera. Alla Camera il Def è stato approvato con 419 sì, 153 no. Gli astenuti sono stati 17.

La risoluzione a Palazzo Madama  è stata presentata da Luigi Zanda (Pd), Renato Schifani (Pdl), Gianluca Susta (Scelta civica), Mario Ferrara (Gal) e dal gruppo Autonomie, mentre la Lega si è astenuta. Non sono state quindi poste ai voti le risoluzioni presentate da M5S e da Sel.

E’ stato invece accolto come ordine del giorno l’emendamento presentato da Roberto Calderoli alla risoluzione della maggioranza che chiede lo stop e la restituzione dell’Imu sulla prima casa. “Sono soddisfatto che il mio emendamento, trasformato in ordine del giorno, sia stato accolto”, ha commentato il vicepresidente del Senato. E ha aggiunto: “Sia chiaro però che sarò tutti i giorni addosso al Governo affinché i contenuti dell’ordine del giorno diventino legge”.

L’esecutivo, secondo quanto previsto dalla risoluzione, dovrà presentare al Consiglio europeo e alla Commissione europea il programma di stabilità e assumere “tutte le iniziative per favorire una positiva conclusione della procedura di disavanzo eccessivo“. Insieme al lavoro di “restyling” dei conti pubblici, si legge nel documento, il governo dovrà “individuare gli interventi prioritari necessari per dare attuazione alle linee programmatiche indicate dal presidente del Consiglio”. La relazione impegna inoltre il governo a fissare la “prosecuzione degli interventi per il rilancio della competitività e della produttività“.

A prendere la parola nell’Aula del Senato sul Def anche il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. “L’approvazione del Def è un passo importante, che consentirà di affrontare con fiducia le prossime settimane”, ha detto il neo ministro dell’Economia, ricordando che “avere il sostegno del Parlamento su questo documento sarà un elemento molto importante”. E ha aggiunto che il Def potrà essere “aggiornato in meglio” grazie alla riduzione dei tassi d’interesse sul mercato.

Alla Camera, la vicepresidente vicaria dei deputati del Pd, Paola de Micheli è intervenuta nel corso della discussione elencando una serie di misure economiche da mettere in campo urgentemente. Tra queste: “riduzione delle tasse sul lavoro, rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, nuova politica fiscale per la casa, rinuncia dell’inasprimento dell’Iva e aumento delle dotazioni del Fondo centrale di garanzie per le Pmi”. “Sull’Imu – ha sottolineato de Micheli – si dovrà affrontare la sospensione della rata di giugno, garantendo la liquidità immediata ai Comuni, e dare tempo al Governo, al Parlamento e agli enti locali, di definire una più appropriata imposizione sulla casa in un’ottica di maggiore equità, riducendo il peso sulle famiglie. Come ha ribadito Letta – ha concluso la democratica – si deve chiedere all’Europa di fare di più per la crescita e per promuovere gli investimenti anche attraverso meccanismi di esclusione dal patto di stabilità di alcune indispensabili investimenti pubblici”.

Sempre a Montecitorio, è arrivata la critica di Rosy Bindi. “Il testo della Camera è un cattivo esempio della cosiddetta ‘pacificazione’, un mascheramento di ciò che in modo esplicito si afferma nel testo stampato della Camera come in quello del Senato e che per quel che mi riguarda non è condivisibile”, ha affermato la deputata in una nota. “Se sostenere insieme al Pdl il governo Letta significa riscrivere la storia per assolvere Berlusconi dalle sue responsabilità politiche, sarà l’ultima volta che mi adeguerò alle indicazioni del gruppo”, ha concluso Bindi.

“Il Parlamento ha scongiurato, con apposita deliberazione, la proroga dell’Imu sperimentale oltre il 2014, rimandando ad una successiva deliberazione ogni previsione ad essa relativa contenuta nel Def”. Lo evidenzia Confedilizia, che plaude alla decisione del Parlamento, sottolineando che “si tratta di un primo, significativo passo verso il superamento di un’imposta strampalata, surrettiziamente espropriativa dei beni dei piccoli come dei grandi proprietari e che qualcuno – paradossalmente, trattandosi di imposta reale – vorrebbe addirittura trasformare in un’imposta progressiva”.