Un centinaio di corpi, molti dei quali non identificati, di decine di persone, tra cui donne, anziani e bambini, sono stati ritrovati nelle ultime ore a Banias, un città portuale della Siria,  nel quartiere di Ras an Nabaa. La notizia è stata riferita dai Comitati di coordinamento locali, che accusano: sono stati “massacrati dalle milizie fedeli al presidente Bashar al Assad’’.

Sulla vicenda sono intervenuti gli Stati Uniti, che si dicono “inorriditi” dalle terribili notizie sulle persone uccise 2 maggio in “raccapriccianti attacchi” contro la città costiera. Lo afferma in una nota il Dipartimento di Stato, notando che le informazioni disponibili riferiscono che “il regime e le milizie Shabiha hanno distrutto la zona con colpi di mortaio e hanno poi preso d’assalto la città e messo a morte intere famiglie, tra cui donne e bambini”. “Condanniamo fermamente le atrocità contro la popolazione civile”, si legge ancora nella nota, in cui si afferma infine che “coloro che sono responsabili di gravi violazioni della legge umanitaria internazionale e gravi violazioni e abusi dei diritti umani devono essere chiamati a risponderne”.

Una condanna arriva anche dalla Farnesina: “I massacri contro civili a Banyas suscitano orrore e testimoniano in termini drammatici il livello di violenza raggiunto dal conflitto in Siria, che continua a mietere vittime innocenti, anche fra le donne e i bambini. I costi umanitari di una spirale di violenza della quale il regime è responsabile hanno assunto proporzioni intollerabili”.