Nelle schede dei quiz ministeriali che consentono di ottenere la patente, sotto il capitolo ‘Semaforo di onda verde‘ ci sono quindici domande: quasi il numero degli impianti di questo tipo attivi sul nostro territorio. Invece, da un quarto di secolo e a riprova della straordinarietà della materia, in Germania Onda verde significa solo evitare di doversi fermare sistematicamente a ogni ‘lanterna’. Ma il vecchio semaforo a tempo fisso italiano, accumulatore di scandali (il famigerato photored truccato su tutti) e veicoli – e anche per questo rottamato a favore di migliaia di costose rotatorie -, con un pizzico di tecnologia e con una manutenzione da minimo sindacale potrebbe prendersi una bella rivincita.

Perché a Firenze, col sindaco Matteo Renzi che si presta di persona a illustrarne i vantaggi sino a pigiare il tasto che l’attiva, l’Onda verde che soffia da non molto (7 febbraio) sui viali potrebbe diventare uno tsunami buono e facilmente replicabile: per la maggior parte degli assessori al traffico, infatti, la prima regola è da anni quella di arrestare i veicoli a motore ogni volta e non appena possibile, così da non consentire a nessuno di prendere quella velocità ritenuta causa della maggior parte degli incidenti. Peccato che il limite sia già fissato dal Codice fra 30 e 50 km/h, che la media reale sia fra 13 e 15 km/h e che la massa di veicoli che va stancamente da un semaforo all’altro bruci milioni di litri di carburanti senza praticamente muoversi. Una contingenza che, sino a prova contraria, genera volumi di smog elevati al cubo, tempi di percorrenza biblici, maggiore stress negli automobilisti e dosi supplementari d’inquinamento acustico. Prima del capoluogo toscano, già negli anni Settanta a Roma fu condotta una memorabile sperimentazione su viale Cristoforo Colombo. L’onda verde romana ai tempi di Paolo VI funzionava, ma poi un’opera di asfaltatura non esattamente fine annegò sotto quattro dita di catrame cablaggi e spire, quei sensori che avvertivano e regolavano i flussi di traffico. Di ripristinarli e riasfaltare la strada col catrame ancora tiepido non se parlò nemmeno. 

A Firenze, invece, hanno provato a dare un messaggio che va nella direzione contraria. E a tre mesi dall’inaugurazione, il rapporto tra costi (appena 420mila euro) e benefici sembra confermare la bontà dell’esperimento realizzato del comune guidato da Matteo Renzi. Dove, con una scelta molto apprezzata non solo dagli automobilisti, in alcune parti della città (i viali) non ci si ferma più a ogni incrocio e la velocità media dei mezzi sulle strade cittadine più lunghe è dettata dai verdi, che si accendono e danno via libera segnalando l’andatura da tenere per evitare il rosso. Ergo, per dire basta agli estenuanti (e costosi) stop&go basta viaggiare ai km/h consigliati, con evidenti ripercussioni positive su disciplina del traffico, consumi, inquinamento e soddisfazione degli utenti. Il cambio di rotta, ovviamente, non si fa da un giorno all’altro: creare un coordinamento semaforico capace di disincentivare il superamento dei limiti di velocità e, allo stesso tempo, di cancellare le code, è stato reso possibile grazie all’installazione dell’Urban Traffic Control, un sistema di supervisione centralizzato allestito dal 2011. Da questo sistema, dai sensori e dalle regolazioni aggiornate dei tempi semaforici (impostate su rilievi quotidianamente effettuati sul traffico), dipendono 204 impianti su un totale di 318 (tre anni fa erano 80). Per ogni incrocio fiorentino dotato di semafori e così gestito, il sistema invia comandi calibrati per ogni ora: per sbrogliare i picchi di traffico mattutino o quelli serali, per le ore pomeridiane dove c’è meno intasamento e via così, sino ai fine settimana, dove si arriva a impostare i tempi ideali perché i visitatori raggiungano e poi lascino senza stress l’area di Pitti Immagine, o i tifosi viola quella dello stadio Franchi.

“I fiorentini stanno apprezzando molto il progetto – ha detto al fattoquotidiano.it l’assessore al Trasporto pubblico locale Massimo Mattei – e già questo è motivo di soddisfazione”. Per avere un primo riscontro su diminuzioni di emissioni, risparmi di carburante e scorrevolezza del traffico bisognerà tuttavia attendere ancora. “Un bilancio ufficiale dell’esperimento non c’è – ha continuato l’amministratore comunale – ma posso assicurarvi che la situazione è nettamente migliorata. E poi i fiorentini sono contenti. Certo – ha continuato Mattei – il sistema non annulla il traffico, ma di sicuro può contribuire a migliorarlo. Per questo motivo mi sento di consigliarlo vivamente alle città che in tal senso hanno difficoltà ben più importanti della nostra”. Per sapere quanto (poco) costa, quanti vantaggi produce e come si organizza si può chiamare a Palazzo Vecchio.