Una poltrona per due, anzi per tre. Succede anche questo alla Asl Roma E, azienda sanitaria della Capitale dove al momento ci sono, ufficialmente, due direttori generali che a breve potrebbero diventare tre. Due prendono maxi stipendi da circa 130mila euro cadauno, mentre il terzo – dopo aver vinto un ricorso al Tar che ha disposto il suo reintegro – dovrebbe percepire la stessa somma a breve. La Regione Lazio si è infilata in un cul de sac nel quale a pagare sono soltanto i cittadini che avranno un’azienda sanitaria con i costi dirigenziali triplicati.

Un pasticcio che parte da lontano. C’è un direttore generale che è sotto contratto fino a novembre, Maria Sabia, nominata dall’ex presidente della Regione, Renata Polverini, poi c’è il manager indicato dalla giunta Zingaretti nei giorni scorsi, Angelo Tanese, che di fatto ora guida l’azienda sanitaria ed infine è tornato in gara, vincitore di ricorso, Franco Condò, nominato direttore generale da Francesco Storace e rimosso nel 2009 da Piero Marrazzo per “gravi disavanzi di gestione per gli esercizi finanziari 2003, 2004, 2005” si legge nella delibera regionale che gli revocò il mandato. E’ il triste epilogo di una vicenda già raccontata dal fattoquotidiano.it, quando la Polverini, dopo la cacciata di Condò, nominò come dirigente dell’azienda sanitaria la Sabia, ex direttore amministrativo della Asl, che a sua volta nominò Condò suo consulente facendolo sostanzialmente rientrare dalla finestra nella Asl dalla quale era stato rimosso.

Condò e Sabia pochi mesi prima (nel giugno 2010) erano stati condannati dalla Corte dei Conti del Lazio, insieme all’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci e ad altri, “al pagamento in parti uguali in favore dell’Asl Rm E della somma di euro 229.260,47” come scritto nella sentenza. Sanzione decisa per un danno erariale causato da alcuni lavori di ristrutturazione dell’ospedale Santo Spirito di Roma, eseguiti in occasione del Giubileo, che non furono condotti a regola d’arte tanto da dover essere effettuati daccapo poco dopo. Una condotta che a quanto pare ha ben impressionato la Polverini che ha deciso di far rientrare i condannati nell’azienda sanitaria che avevano danneggiato.

In questo intreccio di nomine, ricorsi al Tar, interventi della Corte dei Conti, si sovrappone la decisione del neo presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di nominare Tanese direttore generale dell’azienda sanitaria, incarico dovuto per l’applicazione del piano di rientro, visto che al tavolo di verifica interministeriale tra i dicasteri dell’economia e della salute e la Regione sono emersi elementi di criticità proprio dell’Asl Roma E. Un’azienda sanitaria tra le più importanti del Lazio, che riunisce i municipi delle zone Prati, Aurelia, Monte Mario e Cassia Flaminia servendo in tutto oltre mezzo milione di cittadini ed avendo un ruolo di controllo per una fetta importante della sanità privata convenzionata.

E la Regione, ora che ha nominato il nuovo direttore Tanese, non sembra intenzionata a rimuovere la Sabia che resterà in carica fino alla scadenza del contratto a novembre, per non rischiare un nuovo caso Condò: la Sabia potrebbe presentare un ricorso al Tar e potrebbe vincere. Quindi meglio pagarle lo stipendio da direttore fino al termine dell’incarico. Infine la spada di Damocle del terzo incomodo che, dopo aver vinto il ricorso a marzo, è al momento “sospeso e non percepisce ancora lo stipendio in attesa di una sua ricollocazione” comunicano dalla Asl Roma E. Ma, dopo la sentenza di reintegro, il rischio concreto è di avere a breve un triplo direttore ed un triplo stipendio.