Non tutti i nodi sulla formazione del governo sono stati sciolti e il presidente incaricato, Enrico Letta, ha lavorato ancora durante la notte, in contatto con gli altri leader, per mettere a posto tutte le tessere del puzzle. La verità è che sabato, che pareva la giornata indicata per lo scioglimento delle riserve, il ritorno al Quirinale e la presentazione della lista dei ministri (e addirittura il giuramento), potrebbe non accadere niente di tutto questo e che tutto potrebbe slittare ancora, nonostante le Camere siano state già “allertate” per un possibile voto di fiducia.

La situazione, a prescindere dalle dichiarazioni ufficiali, è molto più complicata di quanto appare. Berlusconi sta alzando il tiro nelle trattative per la formazione dell’esecutivo. Ha parlato al telefono con Letta incoraggiando un ricambio generazionale e il presidente incaricato è determinato a salire al Quirinale per sciogliere la riserva entro la serata di sabato. Tuttavia quelli di Berlusconi sembrano vere e proprie provocazioni: avrebbe caldeggiato Niccolò Ghedini (il suo avvocato) al ministero della Giustizia. Tanto da provocare l’irritazione del Quirinale: il capo dello Stato Giorgio Napolitano avrebbe telefonato in serata all’ex presidente del Consiglio chiarendo bene la situazione.

Alla fine potrebbe toccare a Napolitano la parola definitiva per sbrogliare la matassa e provare a dar vita ad un governo. I toni entusiasti con cui Berlusconi aveva “benedetto” il governo guidato da Enrico Letta si sono affievoliti. A tenere banco sono stati soprattutto i veti incrociati, soprattutto dopo l’ipotesi dell’arrivo di Massimo D’Alema alla Farnesina. Un’ipotesi che il leader del Pdl ha valutato come un vero e proprio schiaffo. Berlusconi è rientrato dopo il viaggio lampo in America ed ha riunito a palazzo Grazioli una sorta di caminetto di guerra per fare il punto della situazione e decidere se dar vita o meno ad un governo. La prima reazione è stata di chiedere l’ingresso nell’esecutivo anche di personaggi “pesanti” del Pdl , a partire da lui stesso che si vedrebbe bene al Tesoro, anche per gestire la delicata questione dell’Imu.

Ma, a dimostrazione che la soluzione è tutt’altro che vicina, c’è la circostanza che sarebbe pronta addirittura una exit strategy: Letta, anche in caso di mancato accordo, andrebbe alle Camere e – se non ottenesse la fiducia del Senato – guiderebbe il governo “elettorale”, gestendo gli affari correnti in vista delle elezioni. Giusto il tempo per cancellare il Porcellum. Ma sia Letta che Napolitano sono decisi a provare fino in fondo.

Le questioni chiave: D’Alema e l’Imu
Il Cavaliere gioca su più tavoli provando fino alla fine ad alzare la posta e le richieste con l’obiettivo finora mai venuto meni di voler chiudere l’intesa. I problemi sono due, in particolare. Il primo: il Pd vuole D’Alema dentro il governo. E allora è iniziato il tiro alla fune con il Popolo delle Libertà che a sua volta vuole spingere dentro i suoi “big”. L’altra questione è l’Imu. Berlusconi vuole un “garante” dentro l’esecutivo. In particolare Renato Brunetta. Insomma: le vicende si intrecciano. Il ragionamento è: se c’è D’Alema, perché non Brunetta? Proprio qui probabilmente si inserisce la dichiarazione di Monti che ha auspicato che i leader politici stiano fuori dal governo.

D’altra parte il via libera al governo Letta non può essere “un’operazione a perdere” per il Pdl. Dunque, o al partito di Berlusconi vengono assegnate caselle rilevanti – Economia, Sviluppo, Giustizia, Politiche europee e Interni – o la trattativa non va in porto. Una parte del partito avrebbe espresso tutte le perplessità sulla convenienza a stringere un patto con il Pd. Da qui il tentativo del Cavaliere di superare lo scoglio proponendo un “forte ricambio generazionale”, niente senior ed ex ministri, unica eccezione Alfano. Ma dal Pdl fanno sapere che “la notte sarà lunga”. 

La questione Imu e lo spacchettamento dei ministeri
Sull’Imu ci sarebbe un accordo di massima. L’ex premier avrebbe chiesto a Letta una apertura su una forte modifiche dell’imposta. Il ragionamento, viene spiegato, è che il Pdl e il suo leader non possono perdere la faccia. I nostri elettori non capirebbero, ha sottolineato Berlusconi, mi sono impegnato in prima persona sull’abolizione dell’Imu e non posso non mantenere la parola. Ma se il Pdl difficilmente riuscirà a strappare l’ok di Letta sull’abolizione dell’imposta, c’è ottimismo su un accordo di compromesso, magari da modificare ulteriormente in corso d’opera. Insomma, l’impasse è politico e riguarda la squadra di governo. Ma anche i nomi: il Cavaliere potrebbe dare l’assenso a un esecutivo senza ex ministri, ma allora torna il veto su Monti, D’Alema, Cancellieri. Se questi nomi saranno della partita, viene spiegato, allora entrano – è la contro richiesta di Berlusconi – anche Brunetta, Romani e in posti chiave. La soluzione, spiegano, potrebbe essere raggiunta scorporando sia il ministero dell’Economia (Tesoro e Finanze) che dello Sviluppo economico dalle Telecomunicazioni. In questo caso, lo Sviluppo potrebbe andare al Pdl, così come lo sdoppiamento del dicastero di via XX settembre potrebbe essere appannaggio di un esponente di via dell’Umiltà.

I malumori nel Pdl: “Siamo in testa nei sondaggi”
Ma il Cavaliere si è dovuto occupare, oltre che del risiko squadra di governo, anche dei malumori interni al partito. Molti, anche alcune cosiddette colombe, hanno infatti messo sul piatto l’opportunità di partecipare al governo di larghe intese. Abbiamo i sondaggi tutti a favore, stiamo crescendo ogni giorno – è stata la tesi sostenuta dai malpancisti – e andiamo a unirci a un partito che ci guarda dall’alto in basso e ci insulta tutti i giorni. Meglio tornare al voto. Una posizione che il Cavaliere condivide fino a un certo punto: il problema è che ci siamo impegnati con Napolitano e il Capo dello Stato non è detto che, se salta il tentativo Letta, sciolga le Camere. Più probabile, è il ragionamento, che scelga la via delle dimissioni e a quel punto il voto a giugno sarebbe una chimera. In serata in via del Plebiscito si registrano tiepidi passi in avanti, ma la trattativa proseguirà fino a domani, quando Letta potrebbe sciogliere la riserva. Anche se fonti pidielline non escludono che i tempi possano allungarsi e se si troverà la quadra nel week end rinviare il giuramento a lunedì, con la fiducia martedì e mercoledì. Un timing che, però, potrebbe non soddisfare il Capo dello Stato: non possiamo tirare troppo la corda, chiosa un big di via dell’Umiltà.

Le rose dei possibili ministri
In ogni caso il presidente Napolitano è intenzionato a portare a termine la formazione dell’esecutivo entro domenica, anche a costo di forzare la mano dei partiti. In mattinata Letta si era recato dal capo dello Stato, e dal colloquio è emersa l’idea di un governo all’insegna del cambio generazionale, pur con alcune personalità di peso a presidiare i tre o quattro dicasteri chiave. In questa ottica sarebbero stati esclusi i ministri del precedente governo Berlusconi come Brunetta, Sacconi, Gelmini. Rimaneva in pista l’ex ministro per gli Affari europei, Anna Maria Bernini, nonché i quarantenni Maurizio Lupi, Luigi Casero, Beatrice Lorenzin. La “nouvelle vague” del Pd annoverava i nomi di Francesco Boccia, Maria Chiara Carrozza (rettore della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa), Sergio Chiamparino e Graziano Del Rio, entrambi renziani, e anche Stefano Fassina. Tra le personalità Giuliano Amato al Tesoro (ma anche Salvatore Rossi di Bankitalia o Domenico Siniscalco) con due viceministri Pdl e Pd, Anna Maria Cancellieri all’Interno, Franco Frattini alla Difesa e Massimo D’Alema o Mario Monti agli Esteri.

Il presidente incaricato ha provato a rimescolare le tessere del puzzle con pazienza, tanto che nel pomeriggio è parso possibile il recupero di Brunetta allo Sviluppo con un vice del Pd con delega a seguire i Tavoli di crisi (Pier Paolo Baretta). Per gli Esteri è balenato il nome di Giampiero Massolo (capo del Dipartimento Informazioni per la sicurezza), con Alfano e il montiano Mario Mauro vicepremier. Letta ha pure incontrato Alfano dopo i colloqui telefonici, e non si esclude un incontro notturno con Berlusconi. Di certo se le tessere non si comporranno in un puzzle, scommettono fonti parlamentari, il presidente Napolitano forzerà la mano ai partiti promuovendo entro domenica la nascita dell’esecutivo nella convinzione che in Parlamento nessuno oserà assumersi la responsabilità di impallinarlo.

La paura del Pdl e il rapporto Pd-M5S
Il nervosismo nel Pdl, peraltro, era già cresciuto in mattinata per la lettura delle cronache sull’incontro di giovedì in streaming tra Letta e M5S, interpretato dai giornali come l’inizio dello scongelamento dei rapporti tra grillini e Pd. Insomma riappariva il fantasma della maggioranza a geometria variabile, con M5S pronto a votare i provvedimenti sgraditi al Cavaliere, come il conflitto di interessi. In realtà Letta ha sottolineato a Berlusconi che il governo dipende dai numeri del Pdl perché in Senato M5S non voterebbe mai per l’esecutivo in caso di mozione di sfiducia presentata da Pdl stesso.