E’ sempre più acceso lo scontro all’interno della Banca popolare di Milano. La posta in palio è la trasformazione della banca da istituto cooperativo in società per azioni, voluta dal presidente, Andrea Bonomi, che punta al controllo del gruppo riducendo sempre più il potere dei dipendenti-azionisti. Il progetto, una vera rivoluzione per la Popolare di Milano, sarà promosso o bocciato all’assemblea straordinaria di giugno. Ma il primo appuntamento decisivo per misurare il peso delle forze in campo è sabato 27, quando si terrà l’assemblea convocata con l’obiettivo di far passare il voto elettronico a distanza, proposto dallo stesso Bonomi per ridurre il peso di chi tradizionalmente partecipa alle assemblee: dipendenti e pensionati della banca che finora, presentandosi a ranghi compatti, hanno governato l’istituto.

La possibilità di votare online proposta dal presidente Bonomi dev’essere approvata dall’assemblea ordinaria di sabato, subito dopo il bilancio 2012. Per questo è all’ordine del giorno la modifica del regolamento assembleare. Ed è proprio su questo passaggio che è stato convocato d’urgenza venerdì alle ore 14.00 il consiglio di sorveglianza straordinario della banca con lo scopo di fare chiarezza sulla questione. L’agitazione è evidente anche tra gli investitori, corsi ai ripari per il timore che si allontani il progetto di trasformazione in Spa. Al punto che il titolo è stato sospeso per eccesso di volatilità a Piazza Affari dopo essere arrivato a perdere circa il 5 per cento.

Bonomi spinge per il voto a distanza, ma non rispetta il regolamento Consob
Si fa forza, invece, lo schieramento contrario al progetto di Bonomi, dopo che lo studio legale di Angelo Benessia, interpellato dai consiglieri di sorveglianza, ha evidenziato alcune “debolezze” nel voto a distanza proposto da Bonomi e ha sollevato dubbi sulla sua percorribilità. Il regolamento della Consob prevede che le modalità di voto mediante mezzi elettronici devono essere regolamentate dallo statuto, che a sua volta per essere modificato richiede l’autorizzazione delle autorità di vigilanza. In particolare, nel caso della Bpm, lo statuto attuale prevede soltanto la possibilità di voto a distanza presso le “sedi di collocamento”, che sono soltanto tre, escludendo quindi che gli azionisti possano esprimersi tramite internet direttamente da casa oppure nelle singole filiali.

La proposta sul voto elettronico è messa sotto accusa dai dipendenti-azionisti, che la ritengono troppo generica, oggetto di possibili equivoci e interpretazioni contrastanti. Non è chiaro, per esempio, se il voto online sarà consentito ai soci da qualsiasi terminale in loro possesso oppure soltanto presso filiali del gruppo. Non solo. La votazione elettronica è a rischio sicurezza e mette in discussione la regolarità del voto permettendo ai ladri di identità l’accesso al sistema e quindi al voto. Ecco perché – secondo uno studio condotto da Assonime, l’associazione che raggruppa le società per azioni italiane quotate a Piazza Affari – meno di uno statuto su tre prevede la possibilità di partecipazione alle assemblee con mezzi elettronici e, tra le numerose aziende considerate dall’indagine, nessuna ha effettivamente utilizzato tale strumento.

Si dimette il presidente del consiglio di sorveglianza insieme a tre consiglieri
Le tensioni scoppiate all’interno della banca hanno portato nei giorni scorsi a una cascata di dimissioni tra i consiglieri di sorveglianza. A fare discutere è stato soprattutto l’addio del presidente Filippo Annunziata, che ha motivato le dimissioni spiegando il clima di tensione che si è creato dopo che tre consiglieri di sorveglianza hanno presentato un progetto di riforma alternativo alla trasformazione in Spa. Ma sono sempre più frequenti le voci che collegano le sue dimissioni alle accuse di presunte irregolarità per alcuni prestiti fatti erogare dalla banca, anche se lo stesso Annunziata ha preso le distanze da questa ricostruzione.

Le altre dimissioni, annunciate a pochi giorni dall’assemblea di sabato prossimo, riguardano i consiglieri Cesare Piovene, Federico Fornaro e Anna Maria Pontiggia. E non è escluso che altri possano aggiungersi alla lista dei dimissionari. La guida del consiglio, dopo l’addio di Annunziata, dovrebbe quindi passare ad interim, come prevede lo statuto, al vicepresidente più anziano, Giuseppe Coppini, in attesa di una nomina da parte dell’assemblea dei soci, che non è da escludere possa avvenire già nel prossimo fine settimana.

La Federazione autonoma bancari italiani boccia la proposta di Bonomi
Alla vigilia dell’appuntamento con i soci, anche l’organizzazione sindacale Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) si è schierata contro la proposta presentata da Bonomi di introdurre il voto elettronico in assemblea. “Riteniamo che sia impraticabile perché snaturerebbe uno dei valori fondanti del modello di governance popolare: la partecipazione”, ha detto Matteo Magrini, coordinatore Fabi del gruppo Bpm, precisando che “questo valore non deve essere banalizzato con modalità di voto degne di un talent show”.

Magrini ha ricordato inoltre che nel pomeriggio del 16 aprile, mentre era in corso l’incontro fra le organizzazioni sindacali e Bonomi, alcuni lavoratori sono stati convocati dalla direzione risorse umane che ha notificato l’avvio di una contestazione disciplinare a loro carico. Il management dell’istituto ha infatti inviato contestazioni ad alcuni dipendenti colpevoli d’aver usato la posta elettronica aziendale per invitare altri colleghi a partecipare all’assemblea e a votare contro la proposta di modifica del regolamento assembleare relativa al voto a distanza. “Riteniamo particolarmente grave la condotta della direzione”, ha commentato Magrini, “in quanto lesiva dei più elementari diritti sanciti dalla costituzione e dallo statuto dei lavoratori che garantisce libertà d’opinione sul posto di lavoro e vieta di effettuare indagini sugli orientamenti politici, religiosi e sindacali del dipendente”.

I consiglieri di gestione scrivono ai dipendenti: “Il vecchio sistema è fallito”
E, a due giorni dall’assemblea, anche una lettera consegnata dai consiglieri di gestione ai soci-dipendenti conferma la spaccatura interna al gruppo. “Il vecchio sistema che governava la Bpm è fallito“, afferma la missiva. La speranza è ora che “tutti i soci di questa banca traggano guadagno da questa operazione (trasformazione in Spa, ndr). Un guadagno che va oltre quello monetario: il guadagno di liberarsi definitivamente di un sistema che, purtroppo, ha caratterizzato questa banca e non solo. Un sistema che deprime il merito e premia la furbizia; un sistema che privilegia l’opacità alla trasparenza; un sistema che non valorizza il lavoro e favorisce la maldicenza; un sistema in cui l’appartenenza è l’unica prospettiva. Un sistema, in una parola, fallito”.