Una parola di troppo, forse un insulto, e quella che sembrava una tranquilla partita di carte si è trasformata in una tragedia. A Sorbolo, nel parmense, Antonio Muto, un uomo di 40 anni, ha freddato il compaesano 50enne Antonio La Penna con un colpo di pistola alla nuca. Poi ha rivolto l’arma contro la barista di origini cinesi, ferendola gravemente. Quindi è uscito dal locale, dirigendosi verso casa, è entrato in una gelateria e si è costituito. Poco dopo è stato arrestato dai carabinieri.

La vittima, Antonio La Penna, era un saldatore originario di Foggia che viveva a Sorbolo da oltre vent’anni. Era stimato e conosciuto in paese, e conosceva bene anche il suo omicida, con cui si incontrava sempre al bar Noris di via Gramsci, a due passi dal municipio.

La sparatoria è avvenuta intorno alle 17,30 nella tavola calda in pieno centro paese, che a quell’ora era affollata. Secondo le prime ricostruzioni dei testimoni Antonio Muto, cutrese di origine ma da tempo fisso a Sorbolo, dove lavora in un’impresa edile della zona, stava giocando a carte con altri tre clienti del bar, tra cui La Penna. Ad un certo punto è scoppiato un diverbio, forse una parola di troppo, un’offesa e l’uomo ha lasciato il tavolo. Nel locale è tornato poco dopo con una pistola. È entrato come se niente fosse, è andato in bagno e quando è uscito ha puntato l’arma contro la testa di La Penna, uccidendolo sul colpo. Quindi ha rivolto l’arma contro altri clienti che in quel momento si sono messi a urlare spaventati, e poi ha sparato di nuovo tre colpi contro la barista, He Suxue, ferendola gravemente all’addome e al braccio. La donna cinese, trasportata con urgenza all’ospedale, è stata già sottoposta a un intervento ed è in terapia intensiva, anche se fuori pericolo.

Poi Muto è uscito dal bar e ha scaricato la pistola in aria, dirigendosi verso casa a piedi. La fruttivendola di fianco al bar e alcune donne che erano nei negozi sulla strada, hanno sentito gli spari e si sono affacciati per vedere cosa stesse accadendo, ma hanno solo intravisto un’ombra che si allontanava.

Dopo la follia omicida, il 40enne si è rifugiato in una gelateria, in evidente stato di agitazione. Muto ha ordinato un bicchiere d’acqua e ha chiesto di chiamare i carabinieri, che poco dopo lo hanno raggiunto e lo hanno portato in caserma. L’uomo è accusato di omicidio e tentato omicidio. Di fronte agli inquirenti si è avvalso della facoltà di non rispondere, l’avvocato difensore ha detto che faceva uso di farmaci.

Ancora da chiarire le ragioni del raptus omicida, che sembrano essere scaturito proprio da un litigio, anche se qualcuno all’inizio aveva pensato a un regolamento di conti tra famiglie originarie del sud. Muto, raccontano i cittadini di Sorbolo che dal pomeriggio si sono accalcati sulla strada dove si affaccia il bar, attendendolo fuori dalla caserma, “nell’ultimo periodo era molto nervoso, litigava con tutti, forse era depresso”. Non c’erano però apparentemente motivi per scatenare la sua ira contro Antonio La Penna, che in paese tutti stimavano e conoscevano bene. Anche se due anni fa, racconta un conoscente, l’auto di La Penna era stata incendiata da ignoti.

“Il paese è sgomento – ha detto il sindaco Angela Zanichelli – questo è un posto tranquillo, questi episodi segnano nel profondo”.