Spunta un conto aperto alla PKB di Antigua e intestato a Renato Mannheimer nell’inchiesta coordinata dal pm di Milano Adriano Scudieri e nella quale il sondaggista presidente dell’Ispo è accusato, con altre quattro persone, di evasione fiscale. E’ una delle novità emerse dall’indagine dopo le perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza mercoledì 17 aprile a Milano. Secondo la ricostruzione di inquirenti e investigatori il denaro intascato da tre società tunisine che avrebbero fatturato le prestazioni rese dall’Ispo, sarebbe stato ‘girato’ a due società, una la Dallas-Gialu in Lussemburgo e un’altra in Svizzera già usata in passato da Mannheimer per vendere alcuni immobili.

Secondo l’ipotesi di inquirenti e investigatori, l’evasione complessiva sarebbe di circa 7 milioni: 5,4 relativa a imposte dirette e 1,6 relativa all’Iva. Nell’indagine sono coinvolte tre società con base a Tunisi. L’inchiesta con al centro l’istituto di sondaggi è lo sviluppo di una indagine nata da una segnalazione di operazioni sospette, avvenuta nel 2010, presso lo Studio di Commercialisti Merlo, che un tempo aveva come cliente Renato Mannheimer e l’Ispo. Le società italiane ed estere di professionisti coinvolte, compresa l’Ispo, sono sei. I militari del Nucleo Valutario della Guardia di Finanza di Milano, oltre alla sede dell’istituto noto per i sondaggi, hanno fatto visita mercoledì 17 aprile ad altre sette sedi tra cui l’abitazione dello stesso Mannheimer e lo studio commerciale Merlo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti e degli investigatori, l’evasione ipotizzata sarebbe stata resa possibile attraverso un giro molto più ampio di fatture false. 

Tra i reati ipotizzati dalla procura di Milano, oltre alla frode fiscale, c’è il riciclaggio, ma quest’ultimo addebito non riguarda Mannheimer. “Non ne so nulla, non ho mai compiuto alcun reato in tutta la vita”, aveva dichiarato il sondaggista.  Secondo la ricostruzione del pm Scuderi e della Guardia di Finanza, l’Ispo, sui sondaggi realmente effettuati, tramite l’intermediazione dei professionisti italiani, avrebbe dato il compito di emettere fatture a tre società con sede a Tunisi, le quali a loro volta, avrebbero poi girato il denaro incassato su conti di altre società con sede in Svizzera e a Lussemburgo riconducibili a Mannheimer. Le società tunisine, inoltre, avrebbero trattenuto una percentuale sul presunto servizio illecito reso. Secondo quanto emerge dal decreto di perquisizione, tale meccanismo avrebbe consentito al professore-sondaggista “rilevanti e indebiti risparmi fiscali“. Dagli accertamenti il sistema architettato, questa è l’ipotesi, sarebbe in sostanza servito per abbattere i ricavi dell’Ispo e quindi, per pagare meno tasse.